Focus

L'addio di Craig Jones

- La pista inglese non perdona, tecnica e difficile come nessun'altra. Craig Jones perde la vita nella Supersport. Il commento della SBK dal nostro inviato


La tragedia di Brands Hatch
La gara della Supersport di Brands Hatch è stata funestata dall'incidente occorso a Craig Jones che è deceduto nella notte tra domenica e lunedì a causa delle gravi conseguenze riportate nella caduta alla curva Clark, quella che immette sul rettilineo d'arrivo . Le condizioni di Jones sono apparse subito gravi. Il pilota è stato rianimato ben quattro volte prima di poter essere trasportato in elicottero al Royal Hospital di Londra dove è spirato all'1 e 30. La dinamica dell'incidente non è chiara e non si comprende se le gravi lesioni siano state causate dall'impatto con la propria moto o da quello successivo con la moto di Pitt, che lo seguiva da vicino e non ha potuto evitarlo.
L'articolo che segue è stato preparato quando ancora non sapevamo del triste destino di Jones e quando ancora c'era una speranza, anche se flebile, che il ventitreenne inglese ce la potesse fare.

Le più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Craig da parte della redazione di Moto.it


Superbike. I saliscendi inglesi
La pista di Brands Hatch ha un fascino particolare. Il fascino di una pantera. Di una bellissima belva feroce, pericolosa e affascinante, che incute ammirazione e timore nello stesso tempo. I suoi saliscendi, le sue curve in discesa in mezzo al bosco, sono davvero uniche e fanno dimenticare che in alcuni punti le vie di fuga sono davvero scarse ed abbondano gli air fence a copertura di anacronistici ed arrugginiti guard rail.
La pista è addirittura attraversata da alcuni ponti molto bassi e passandoci sotto viene naturale abbassare la testa. Una pista per piloti veri dove ormai corrono solo le Superbike del campionato mondiale e del campionato inglese. Kiyonari questa pista la conosce molto bene avendo corso per ben due anni nella British Superbike e oggi lo ha dimostrato, piazzando una doppietta che ha dell'incredibile, se pensiamo che il giapponese al suo debutto nel mondiale Superbike aveva ottenuto solo un diciannovesimo e un ventiduesimo posto. Ma da allora Ryuichi non ha mai mancato la zona punti fatta eccezione per la prima gara di Valencia e la seconda di Assen dove è stato costretto al ritiro per noie meccaniche. A Monza, guarda caso un altra pista vecchio stile, era salito sul podio in gara due e a Brno aveva dimostrato di aver ormai pagato lo scotto del debutto e di essersi adattato alla nuova Honda CBR1000RR. Sul tracciato della Repubblica Ceca il ventiseienne giapponese era stato il primo pilota Honda e aveva messo dietro Carlos Checa in entrambe le manche. Era ormai pronto per un ruolo da protagonista e l'appuntamento di Brands Hatch è arrivato per lui proprio nel momento più opportuno. Sappiamo quanto la Honda punti su questo pilota ed oggi dobbiamo dire che le speranze sono state ben riposte. In gara uno Kiyonari ha battagliato a lungo con sua maestà Troy Bayliss ed ha saputo non solo superarlo, ma addirittura tenerlo a bada e batterlo per un soffio sul filo di lana. In gara due se l'è dovuta vedere con un altro pilota giapponese che come lui ama e conosce alla perfezione la difficile pista Inglese: Haga. Ma anche l'alfiere della Yamaha ha dovuto alzare bandiera bianca. Oggi Ryuichi era davvero imbattibile. La classifica del campionato ha visto Bayliss fare un altro sostanzioso passo avanti verso il suo terzo titolo mondiale. Troy è senza dubbio il pilota più forte della Superbike, ma va anche detto che i suoi antagonisti non brillano per costanza di risultati. In ogni gara Troy deve vedersela con avversari diversi, che però poi spariscono nelle gare successive. Haga ha dominato a Monza ed al Nurburgring, Neukirchner è stato protagonista a Monza e a Misano, Checa è stato imprendibile solo negli USA, Nieto, Corser e Biaggi non hanno mai vinto una gara e qui a Brands Hatch il dominatore è stato Kiyonari, che però in classifica è distanziato da Bayliss di ben 169 punti. In Inghilterra l'australiano è stato costretto ad un passo falso in gara due, ma nessuno dei suoi diretti inseguitori ne ha approfittato, tanto che Troy ha aumentato il suo vantaggio di tre punti sul Max tedesco e di un punto sul connazionale Corser. Senza dubbio la scarsa continuità di risultati degli inseguitori di Bayliss non dipende dalla loro scarsa competitività, ma dalla difficoltà di un campionato che, al contrario della Moto GP, non ha solo tre moto e tre o al massimo quattro piloti in grado di vincere le gare. Qui in Superbike ad ogni gara sono almeno una decina i piloti che si possono contendere la vittoria, i "corpo a corpo" non mancano e purtroppo nemmeno le cadute e le uscite di pista. Diventa difficile andare sempre sul podio e fa eccezione solo l'incredibile alfiere del team Xerox Ducati che dimostra ancora una volta di essere un pilota fantastico per coraggio, costanza ed impegno. Nonostante il maltempo sono stati ben 93.000 gli spettatori nei tre giorni di Brands Hatch e se il tempo fosse stato migliore avremmo assistito alla gara con la maggiore presenza di pubblico della stagione.

Clicca qui per leggere la cronaca delle gare di Brands Hatch (Superbike, Supersport, Superstock).

Troy Bayliss:
Abbiamo già detto tutto qui sopra. A Brands Hatch non ha vinto, ma Kiyonari ha dovuto sudare sette camicie per tenerselo dietro e c'è riuscito per un solo decimo di secondo (0,137). In gara due il suo team ha effettuato una scelta sbagliata di pneumatici, cercando così di vivacizzare il campionato, ma lui ha saputo limitare i danni e al termine della giornata ha addirittura incrementato il suo vantaggio in classifica. Immenso in pista e fuori. Lo abbiamo visto anche qui in Inghilterra, sommerso dai tifosi, firmare autografi e stare in mezzo alla gente per decine e decine di minuti. Quanto ci mancherà.

Ryuichi Kiyonari: Mamma Honda lo coccola e lo accudisce come un figlio e prospetta per lui un grande futuro anche al di fuori della Superbike. Ryuichi dimostra di essere un pilota tosto e di meritare cosi importanti attenzioni. Si era adattato alla Superbike Inglese e ora sembra in grado di essere uno dei protagonisti anche nella Superbike mondiale. La prossima gara di Donington potrebbe vederlo nuovamente sul podio, ma saranno le ultime tre gare a dirci se questo taciturno e schivo giapponese potrà lottare per il titolo nel 2009.

Max Biaggi: Grande la sua prestazione in gara uno. Nell'ultimo giro aveva fatto pensare al colpaccio, ma poi Kiyonari e Bayliss hanno allungato il passo e Max ha dovuto accontentarsi del terzo gradino del podio, probabilmente stremato dalla lunga rincorsa. Una posizione che conferma quanto di buono il pilota romano aveva già fatto vedere sia a Misano che a Brno. Certo il fatto di essere alla ricerca di una squadra ufficiale per il prossimo anno è un bel pungolo per Biaggi che è tornato a tirare fuori gli artigli e a sudarsi la dura pagnotta della Superbike. Le voci del paddock lo danno molto vicino a prendere il posto di Bayliss nel team ufficiale Ducati (nel qual caso che ne sarà di Fabrizio?). Evidentemente l'incontro tra Max e Tardozzi, del quale avevamo parlato nel nostro precedente articolo relativo alla gara di Brno, è stato proficuo. Peccato per quella lunga divagazione nell'erba in gara due, ma la sua furiosa rimonta ha dimostrato che grinta ed impegno non gli fanno difetto. Max si è gettato a capofitto all'inseguimento dei piloti che lo precedevano con il solo obiettivo di ottenere più punti possibili. Una bella prova di carattere che non tutti si sarebbero aspettati. Bravo.

Max Neukirchner: Così come a Brno anche a Brands Hatch il tedesco non ha brillato e non è salito sul podio. La sua Suzuki non è si è rivelata molto competitiva e di certo non ha aiutato Max a restare in contatto con i primi. Neukirchner ha faticato a mettere a punto la sua moto il venerdì, ma ha poi conquistato un ottimo terzo posto nelle qualifiche per la Superpole. Il tedesco resta secondo in classifica e quindi - almeno in teoria - il più accreditato antagonista di Bayliss per la vittoria finale. Siamo certi che Max non si darà per vinto, ma potrà puntare solo a qualche successo in gara.

Noriyuchi Haga: Ha sbagliato la scelta delle gomme in gara uno e questo gli è costato una caduta al settimo giro che lo ha poi relegato in diciannovesima posizione. Nella seconda manche, con le gomme giuste, ha dato del filo da torcere a Kyionari, ma per sua stessa ammissione in molti punti del tracciato il giapponese della Honda Ten Kate era più veloce di lui che si è dovuto accontentare del secondo posto. Un altro weekend fatto di alti e bassi che corrisponde alla sua stagione 2008. Brand Hatch era una delle sue piste preferite, ma purtroppo per lui lo era anche per Kyionari.

Troy Corser: Più costante del suo compagno di squadra ha saputo lottare in gara uno anche senza le gomme adatte. In gara due ha provato a inserirsi nella lotta tutta giapponese per la vittoria, ma non ce l'ha fatta. Un podio che comunque conferma la sua buona stagione ed il suo terzo posto nella classifica generale. Continua la sua trattativa con la BMW per il prossimo anno ed alla fine pensiamo che Troy riuscirà a trovare un accordo con la casa tedesca.

Michel Fabrizio:
Dov'è finito il gladiatore che avevamo visto a Brno? Va subito chiarito che a Brands Hatch Michel ha risentito del dolore all'avambraccio destro che lo perseguita ormai da inizio stagione, ma che si pensava fosse stato debellato dal recente intervento chirurgico. Se a questo aggiungiamo una difficoltà nella scelta delle gomme in gara uno (così come è poi successo al suo compagno di squadra in gara due) possiamo giustificare i suoi scarsi risultati sulla pista inglese. Speriamo che le voci di mercato non lo stiano demotivando, perché siamo certi che negli anni a venire potrà essere uno dei protagonisti della Superbike. Sempre che gliene diano le possibilità.

Yukio Kagayama: Ad un passo dal podio in gara uno, è invece caduto nel corso del quinto giro in gara due, rovinando un weekend tutto sommato positivo per il giapponese di casa Suzuki, che anche in prova era sempre stato tra i primi. Sembra proprio che il prossimo anno Yukio non debba più far parte del team di Battà, se non come collaudatore, e sinceramente non se ne sentirà troppo la mancanza. Sempre sostenuto e voluto dalla casa madre, in questi anni Kagayama si è dimostrato discontinuo e vittima di troppe cadute. E a Brands Hatch tutto ciò è stato ampiamente confermato.

Fonsi Nieto:
Con due quinti posti, lo spagnolo ha dimostrato che quando si avvicinano i rinnovi dei contratti, riesce a dare il meglio di sé. Nieto è senza dubbio molto constante (una sola gara senza punti), ma dopo la vittoria di Losail è andato via via spegnendosi, salvo ritornare nelle prime posizioni proprio ora, verso la fine del campionato. Non si sa ancora se il team Suzuki Alstare lo confermerà per la prossima stagione e sono molte le voci di mercato che lo riguardano. Staremo a vedere e vi terremo informati.

Carlo Checa: Dopo la doppia vittoria di Salt Lake City l'alfiere del team Ten Kate è in caduta libera. D'accordo che la sua Honda ha dei problemi, ma il suo compagno di squadra giapponese ha dimostrato che con la stessa moto si può andare molto forte. Checa fatica a mettere a punto la sua CBR 1000RR e questo sembra averlo un poco demoralizzato. Speriamo si riprenda presto da questa crisi perché la Superbike (e anche la Honda) ha bisogno di un pilota del suo calibro.

Kawasaki: Visto che parliamo di crisi non possiamo tralasciare le prove sempre più deludenti delle moto e dei piloti della casa giapponese. In gara uno il miglior risultato è stato il diciottesimo posto di Tamada, mentre in gara due Laconi ha ottenuto il sedicesimo posto e Tamada si è ripetuto al diciottesimo. Risultati che non accontenterebbero nemmeno un team privato, figuriamoci un team ufficiale come è il PSG1. Evidentemente la nuova moto ha dei grossi problemi, ma viene da chiedersi se piloti e team siano all'altezza della situazione. Di certo ci saranno dei grossi cambiamenti in casa Kawasaki per il 2009 e non ci stupiremmo se Anthony West venisse dirottato in Superbike.

Carlo Baldi
Foto: Porrozzi

  • Valex01, roma (RM)

    triste

    Questo ragazzo ha la mia età....o meglio aveva...lacrime amare e tanta tristezza per un centauro che ha dedicato la sua anima a questo sport e passione.Spero che dove sei ora tutto sia meno doloroso...condoglianze alla tua famiglia......un lamps da un motociclista...........
  • furi01, Bergamo (BG)

    La tragedia di Brands Hatch

    Craig Jones,la sua scomparsa una tragedia !purtroppo perdere la vita cosi all'età di 23 anni, comunque anche se la pista Brands Hatch rispetto al altri circuiti potrebbe essere più pericolosa , e sempre meno che cavalcare una supersportiva 1000 ed andarsene i giro sulle strade delle nostre regioni.Questo sport bellissimo deve continuare .Condoglianze alla famiglia Jones, ed al suo team.
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