Piloti ed infortuni: dicono la verità?

Piloti ed infortuni: dicono la verità?
Edoardo Licciardello
  • di Edoardo Licciardello
Storicamente, gli infortuni dei piloti vengono minimizzati o esagerati. Perché?
  • Edoardo Licciardello
  • di Edoardo Licciardello
8 ottobre 2015

Sarà un GP tutto da decifrare, quello di Motegi, perché tre dei quattro protagonisti del Mondiale – di fatto, tutti e tre i piloti capaci di vincere un Gran Premio quest’anno – prendono il via con qualche infortunio, da smaltire. Grande o piccolo, non è del tutto dato sapere, a prescindere da quelle che sono state le loro dichiarazioni.

Valentino Rossi si porta dietro una sbucciatura ad un gomito rimediata durante i test Michelin di Aragon, Marc Marquez è stato operato al quinto metacarpo della mano sinistra per una caduta in Mountain Bike (anche se i maligni pensano più alla caduta durante il Gran Premio di domenica) e Jorge Lorenzo si ritrova con una spalla slogata dopo una caduta in minimoto. Ironia della sorte, il maiorchino aveva preferito non prendere parte ai test Michelin il lunedì dopo la gara per non rischiare infortuni.

Per tutti quanti le dichiarazioni sono ottimistiche, i piloti minimizzano il danno subito e non mettono realmente in dubbio la loro partecipazione al Gran Premio di Motegi, che prenderà il via con le prove libere domani. D’altra parte, tutti e tre i sopra citati hanno corso anche in condizioni ben peggiori, e lo stupore fra gli addetti ai lavori si avrebbe solo se non li trovassero sulla griglia di partenza. Ma non è detto che la minimizzazione risponda alla realtà, perché quando le conseguenze di una caduta non sono evidenti, magari trasmesse in diretta mondiale, spesso i piloti... alterano un po' la realtà dei fatti.

Anche senza tornare ai tempi dei freni a tamburo sulle moto da Gran Premio, dichiarazioni in un senso o nell’altro si sono lette e sentite tante volte. Wayne Gardner corse il Gran Premio di Imola del 1988 con un piede fratturato senza dire nulla, per evitare di dare ad Eddie Lawson un vantaggio psicologico sotto forma di tranquillità. Lo stesso fece Kevin Schwantz, che nel celebre capitombolo di Donington riportò una frattura che rimase nascosta per evitare che Rainey, in fase di rimonta nella classifica mondiale, potesse ringalluzzirsi.

La spettacolare carambola innescata da Michael Doohan al GP di Donington 1993
La spettacolare carambola innescata da Michael Doohan al GP di Donington 1993

Allo stesso modo, senza voler gettare la croce addosso a nessuno, qualche pilota ha esagerato le conseguenze di un infortunio per dare un falso senso di sicurezza agli avversari, e poi sorprenderli in gara. Insomma, fa tutto parte di quella guerra psicologica che i piloti (e i team) più scaltri mettono in campo in ottica di strategia di campionato.

Siamo sicuri che stavolta non ci sia niente da nascondere, che gli infortuni dichiarati dai piloti siano avvenuti tutti come ci hanno raccontato, e che anche le conseguenze - e quindi le condizioni fisiche dei tre - corrispondano alle dichiarazioni ufficiali. Allo stesso modo, però, non ci stupiremo troppo se qualcuno dovesse accusare qualche calo di prestazioni difficilmente spiegabile se non attraverso uno stato di salute un po’ diverso da quello che ci hanno raccontato…

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