L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Marc Márquez, un leone in gabbia”

- Il video postato dal campione mentre incita il fratello e trepida per lui, protagonista del GP di Aragón, dovrebbe trasmettere gioia e soddisfazione, ma invece sottolinea quanto tempo è passato: Alex ha fatto tanta strada, Marc purtroppo è sempre fermo
Nico Cereghini: “Marc Márquez, un leone in gabbia”

Ciao a tutti! Mi ha fatto molto piacere veder vincere finalmente anche la Suzuki, domenica ad Aragón. Bella gara, combattuta, intensa e ricca di spunti, con il solo rammarico di non vedere tra i protagonisti né Valentino né, per altri versi, Morbidelli e le Ducati. E il secondo posto di Alex Márquez è stato la ciliegina sulla torta. 

I due fratelli Márquez rappresentano un capitolo così pieno di significati e di sfaccettature da costringermi a parlarne, felice di aver immaginato in anticipo che Alex potesse salire sul podio anche sull’asciutto dopo l’impresa bagnata di Le Mans. Lo avevo detto nel nostro PreGP del giovedì: "per me Alex salirà sul podio anche ad Aragón, perché sta crescendo velocemente e la Honda sta diventando una moto meno ostica". L’averci preso non mi fa dimenticare le perplessità che avevo espresso a inizio stagione: lo ammetto, sbagliavo nel pensare che Alex fosse un buon pilota e niente di più, nonostante i due titoli mondiali, e sono felice che mi abbia smentito.

Adesso conta poco se Honda abbia subìto il potere del clan Márquez o se ci fosse un disegno concertato tutti insieme tra HRC, Puig, Alzamora, clan Márquez e Cecchinello per un anno di transizione: ciò che conta è che domani Alex passerà dal team HRC a quello LCR perché così sembra deciso, anche se ora colpisce. Le cose, come suggerisce Cadalora, potrebbero anche cambiare, nel frattempo Alex deve confermare la sua competitività nelle prossime gare, perché anche Binder e Oliveira due mesi fa parevano diventati improvvisamente dei fenomeni e invece sono tornati nelle retrovie.

Ma restando all’attualità, oggi vorrei approfondire l’aspetto emotivo di questa esperienza dei due fratelli Márquez, perché è molto particolare. Lo è più che mai in questa fase del campionato. Il maggiore, il campionissimo costretto all’inattività, improvvisamente deve confrontarsi con un fratellino irriconoscibile, in sella alla MotoGP. Marc è stato intelligente e spiritoso quando domenica sera ha lanciato un tweet dicendo: “Salve, sono il fratello di Alex”.  E lo abbiamo visto in un video che ha postato su Instagram: il campione davanti al televisore, sul divano del salotto con qualche amico intorno, che freme ed urla e incita Alex nella fase finale della gara, quando ormai l’hondista ha preso Rins e prova a passarlo per vincere.
Due rischi di troppo, Alex si accontenta del secondo posto, Marc alza il pugno sinistro e subito dopo si asciuga una lacrima.

Quello è un video bellissimo, che nelle intenzioni dovrebbe esprimere la gioia e l’orgoglio di un fratello maggiore. Ma si immagina dell’altro. Ciò che si vede bene è che Marc muove di fatto soltanto il braccio sinistro e protegge accuratamente il destro tenendolo a riposo: non c’è il tutore, la muscolatura sembra tornata quella di prima, ma è evidente la vulnerabilità di quel braccio rotto, operato, rotto di nuovo e rioperato. L’urlo finale, fortissimo e prolungato di Marc colpisce: il grido di un leone in gabbia, un leone ferito che ancora non può tornare libero.  

Domenica in fondo non è cambiato niente: Alex in pista e Marc a casa, a Cervera, Catalogna, impegnato nel lungo recupero. Ma in realtà sembra cambiato tutto: Alex era un rookie in difficoltà, già dirottato in un team satellite per far posto a “uno vero”, ed ora è al secondo podio consecutivo e forse è pronto addirittura per vincere un GP. Adesso ti rendi conto improvvisamente che nel mezzo ci sono stati mesi, viaggi, piste diverse e tante gare. E tuttavia Marc è sempre lì, con il suo dramma e il dolore e le incertezze sui tempi del rientro.

  • Acapulcow, Genova (GE)

    Tra qualche anno, non ora, ma tra qualche anno, qualcuno scriverà di come costui non sia stato sufficientemente intelligente da fermarsi subito per il tempo necessario, di come improvvidamente abbia ceduto all'insistenza di tutte le spagnolette che lo hanno spinto per puro interesse ad andare oltre un limite evidente. dorna, repsol, il medico, honda, tutti a spingere alla ricerca di un miracolo impossibile, per perpetrare il mito dell'eroe invincibile che supera ogni limite.
    Peccato che a forza di botte, il giocattolo prima o poi si rompe.
    Mi auguro che la persona si riprenda il più possibile, se tornerà il pilota spericolato disposto a sfasciarsi pur di vincere è da vedere, certi incidenti e la sofferenza che ne deriva possono lasciare il segno, anche se a prima vista può non sembrare, l'inconscio e l'istinto di conservazione hanno grande potere.
  • magojiro, Roma (RM)

    Paolo Borsellino, una perona veremente grande in tutti i sensi, in una famosa intervista dichiarò: " Non basta essere onesti devi anche apparire onesto".........
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