MotoGP: Marquez ad Aragon con una CBR 600RR. Ma serve...?

MotoGP: Marquez ad Aragon con una CBR 600RR. Ma serve...?
Edoardo Licciardello
...certo che serve. Ecco perché Marc (probabilmente) ha scelto questa moto e questa pista per un test potenzialmente molto significativo
21 gennaio 2022

I piloti - e gli appassionati più scettici - hanno un bel da dire che girare sulle sportive stradali in pista non serve a nulla ai fini dell'allenamento: Marc Marquez, i cui detrattori potranno anche criticarlo per la sportività, ma certo non possono metterne in dubbio doti di guida e preparazione atletica - è già alla seconda sessione in meno di una settimana. Se un otto volte campione del mondo ritiene utile allenarsi in sella a due sportive diverse in pista, tra l'altro con tutti i rischi connessi, evidentemente una validità c'è.

Immagino già la levata di scudi degli scettici. "Ma dai, si tratta semplicemente di uscite promozionali!" OK, certo, è evidente che per Casa madre e filiali varie poter utilizzare le immagini dei loro piloti - siano essi Marquez, Bagnaia, Mir, Martin, Vinales, Quartararo o chi volete voi - ha un suo valore promozionale. Ma nel caso specifico di queste due uscite di Marquez il valore è piuttosto scarso. Difficile aumentare le vendite di una RC213V-S che non è più in commercio, e anche la CBR600RR utilizzata ad Aragon - presentata nell'agosto 2020 ma in vendita soltanto sui mercati interno e statunitense - probabilmente non ha un valore commerciale tale da mettere in piedi un'operazione del genere con i rischi che ne conseguono.

Allora, naturalmente, questa seconda uscita ad Aragon in sella a una 600 supersport di serie, documentata come sempre dai canali social di Marc, lascia un po' perplessi. Abbiamo appurato - su questo concordano tutti i piloti - che una MotoGP è completamente diversa da tutto il resto a livello prestazionale, e che anche quando la si usa per familiarizzare con un nuovo circuito, quando ci si torna poi con la GP la pista non sembra nemmeno più quella, tale e tanta è la differenza.

L'allenamento fisico

Rimane, invece, la componente atletica: se anche a livello di impegno mentale una mille attuale è comunque lontana anni luce da una GP, l'allenamento muscolare specifico - a patto naturalmente che la posizione di guida sia più vicina possibile - è utilissimo. Se non vi fidate di me, credete a Giancarlo Falappa, che a suo tempo, nel recupero dal tremendo incidente di Zeltweg, raccontò di essersi allenato in piscina e in bicicletta come un atleta olimpionico, ma che dopo la prima giornata in sella era comunque distrutto, perché "L'unico vero allenamento ad andare in moto è andare in moto", parole sue.

Non esiste disciplina in cui la muscolatura venga impiegata come nella velocità, con un mix di contrazioni isotoniche e isometriche non replicabili in altre pratiche da usare come allenamento. Certo, palestra e soprattutto allenamenti aerobici aiutano l'efficienza cardiocircolatoria, l'elasticità e la potenza, ma fidatevi: potete avere il VO2 di un vincitore del Tour de France e aver passato l'inverno a fare circuiti, che dopo la prima giornata in pista su una mille dopo mesi di inattività vi troverete come Fantozzi dopo il giro a Pinerolo.

E allora, se da un lato è chiaro come una giornata con una RC213V-S a Portimao ottenga l'effetto allenante fisico di cui sopra, ma aiuti anche il cervello a riprendere confidenza con la velocità e l'accelerazione (positiva e negativa) da gestire su una moto da oltre 200 cavalli, non è altrettanto chiaro a cosa serva utilizzare una 600 su una pista veloce come Aragon.

Stressare la vista

Fermo restando tutto quello che abbiamo detto prima, una giornata sulla CBR 600, a un pilota come Marquez - ma a qualunque professionista di lunga data - può servire in un kartodromo, o al massimo su una pista molto stretta e tormentata come, per dirne una, Castelletto di Branduzzo. Non ridete: sono stati gli americani della scuola di Kenny Roberts (che, forse non tutti ricordano, il Training Ranch a Modesto e poi a Barcellona l'aveva fondato già nei primi anni 90) i primi a farlo, seguiti rapidamente dagli europei più aperti e lungimiranti come Jean-Michel Bayle. Obiettivo, fare una fatica del demonio e migliorare la sensibilità sul grip - i più sgamati, almeno con le gomme dell'epoca, riuscivano ad andare più forte dei motard con delle 600 sportive innescando o riprendendo, a seconda della situazione e della necessità, perdite d'aderenza sia al posteriore che all'anteriore. Naturalmente parliamo di professionisti del motomondiale, non di amatori.

Ma senza voler ridicolizzare nessuno, solo un amatore sovrappeso al debutto in pista troverebbe impegnativa una giornata in sella a una 600 su un tracciato come Aragon, con lunghi rettilinei dove riprendere fiato e pochi punti tecnici e tortuosi. Un pilota del Mondiale potrebbe girare dall'alba al tramonto e arrivare comunque al ristorante fresco come una rosa. Allora, a cosa servono i 65 giri - quasi 300 chilometri, più del doppio di un Gran Premio della classe regina - inanellati da Marquez ad Alcañiz?

Fermo restando che per certo lo può sapere solo Marquez, l'unica spiegazione è che Marc stia cercando di affaticare il più possibile la vista, che anche in questo caso riceve sollecitazioni particolarissime e peculiari nella guida in pista. Avete letto (spero) l'articolo di qualche giorno fa relativo agli studi sulla vista dei piloti del team LCR in collaborazione con l'Italiana SiFi. Noi ve ne avevamo parlato già nel Motofestival dell'anno scorso, intervistando il compianto professor Guidetti, che ci aveva parlato di quei movimenti saccadici, ovvero quegli spostamenti involontari della pupilla che limitano la percezione visiva e che i piloti istintivamente riducono al minimo (e possono essere allenati a ridurre ulteriormente) ma si può andare indietro fino alla visione rallentata di Freddie Spencer e alla clinica statunitense Speed Vision.

Ecco, l'impressione è che questo test, lungo ma poco stressante da un punto di vista atletico, sia servito a Marquez per affaticare la vista senza stressare inutilmente il braccio (del quale non sappiamo più nulla, ma che potrebbe certamente non essere ancora del tutto recuperato) e il fisico in generale per avere una cartina di tornasole - o prova del nove, chiamatela come volete - sulla possibilità di prendere parte ai test di Sepang, al via fra poco più di una settimana, prima del quale Marc si dovrebbe sottoporre, stando alle sue dichiarazioni, a un ulteriore controllo medico.

Aspettiamo annunci a breve, ma tutto sembra fortunatamente puntare verso un rientro del 93 già per i primi test in Malesia.

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