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Jerez - Pecco Bagnaia ha parlato con i giornalisti nel giovedì di Jerez. Il due volte campione del mondo MotoGP ha analizzato i tre weekend alle spalle: competitivi fino al sabato, fragili la domenica, si potrebbe dire.
Ma Bagnaia ha parlato in modo interessante anche della sua moto, in un certo senso più sincera rispetto all'anno scorso.
Ecco le sue parole ai giornalisti italiani.
C'è chi dice che la stagione comincia qui a Jerez...
"Non so chi dica questa cosa, perché siamo alla quarta gara e il mondiale inizia dalla prima. Quindi no, non è così"
Nei primi tre weekend di gara ci sono stati momenti positivi e altri di grande fatica. È più una consolazione perché la prestazione c'è stata, oppure una complicazione perché poi la prestazione scompare?
"Difficile, perché nei primi tre weekend di gara il weekend andava bene. Tutto il weekend, dopo sono stato io a fare errori in qualifica e mi sono trovato indietro. Però in generale fino al sabato siamo stati quasi sempre competitivi, quasi sempre nella top 5 delle sessioni, che è qualcosa che l'anno scorso non succedeva quasi mai. Quindi arrivi alla gara pronto per fare bene, poi in gara inizi a perdere prestazione, ed è quella la cosa difficile da capire, su cui lavorare. Penso che in queste tre settimane Ducati abbia analizzato tanto per cercare di capire il da farsi, e anche se le cose non sono chiare, si proverà qualcosa qui"
Hai parlato di differenze sull'anteriore rispetto all'anno scorso...
"Sì, rispetto alla moto dell'anno scorso, quest'anno il davanti è più sincero. Senti meglio cosa sta chiedendo e quanto riesci a spingere. L'anno scorso una cosa che lamentavo spesso era: posso fare un giro piano e un giro molto spinto, arrivo al primo settore con due decimi di differenza, ma non so perché. Da sopra non sento il limite, mi sembra di spingere tanto ma in realtà sto andando uguale al giro prima in cui ho spinto poco. Quest'anno invece se spingo, tiro giù i tempi. È più veritiero, dà più feeling, senti meglio il limite, senti se stai davvero spingendo"
Come hai passato questa lunga pausa? Te la sei goduta o non vedevi l'ora di tornare?
"Non vedevo l'ora di tornare in pista, anche perché allenarsi con l'ovale, con la moto da flat, per quanto sia bello, è più bello qua. Soprattutto tutti i giorni in palestra... meglio andare in moto"
A inizio anno sembra che voi Ducati siate tutti un po' nella stessa barca. Ti senti anche un po' alleggerito, più compreso rispetto all'anno scorso?
"L'anno scorso lamentavo le stesse cose di Diggia. Alex Márquez aveva la GP24, che è una moto che vincerebbe ancora oggi senza problemi. Marc invece si era trovato particolarmente bene, senza mai lamentare i problemi che avevo io — fino all'Indonesia, dove li ha avuti uguali. Dopo è successo quello che è successo, ma quel weekend in Indonesia era in grande difficoltà. Quest'anno invece siamo più o meno tutti sullo stesso feeling. Diggia si sta trovando un po' meglio perché si è adattato bene a questa moto, e la stabilità lo ha aiutato a migliorarsi. Alex è in difficoltà per un discorso preciso: questa moto è difficile da fermare, ed è un po' quello che avevo io l'anno scorso. Dopo un anno che sei lì, che ci provi, ci provi, ci provi, alla fine cerchi di toglierti dalla testa quello che era meglio — la stabilità che avevi — e lavorare con quello che hai. Cerchi di non pensare troppo a quello che avevi prima, che sicuramente era meglio. Stiamo lavorando tutti insieme per capire cosa fare. Diverse volte ad Austin e a Losail abbiamo parlato insieme per cercare di chiedere le stesse cose a Ducati, nella stessa direzione"
Lunedì ci sono i test. Ducati ci ha sempre abituato a uno step durante la stagione. Ma con lo sviluppo che si sposterà sulla GP27, potrebbe essere un problema?
"Ducati, avendo Bulega come pilota tester, potrà sicuramente concentrarsi su di noi ancora più a lungo, cercando di migliorare questa moto e affidare tutto il lavoro sulla nuova a Nicolò"
Di seguito le risposte ai giornalisti inglesi.
Aspettative per il weekend?
"Sembra bene, come sempre. Jerez è un buon circuito e in Europa significa che la pista è pronta non appena entri. Il grip c'è subito, puoi concentrarti già dai primi giri sul setup. È sempre positivo. Amo Jerez, amo i tifosi qui, quindi cerco solo di godermi il weekend"
Queste settimane di riposo sono state anche un'occasione per resettare, non solo per te ma per tutta la squadra, visto che l'inizio di stagione è stato un po' strano?
"Sì, come piloti sappiamo cosa chiedere agli ingegneri e dove migliorare la moto. Ma è anche difficile per loro sviluppare qualcosa che funziona in un modo che non ti aspettavi. So chiaramente che Ducati ha iniziato a lavorare molto sulla GP26 per adattarla meglio agli stili di guida e vedere se riusciamo a fare un passo qui su questo circuito. Per me invece è stato solo allenarsi duro — e onestamente non vedevo l'ora di tornare in pista, perché dopo tre settimane di palestra ero un po' stanco"
Pecco, tu e il team avete capito perché avete avuto quei problemi in gara nelle prime tre uscite?
"No, ma quello che emerge chiaramente dai dati è che la moto fa qualcosa in un modo inaspettato. Il degrado della gomma posteriore è abbastanza elevato durante la gara della domenica. È strano, perché durante il weekend il venerdì fai tanti giri sulla gomma usata e riesci a fare un passo costante, poi in gara dopo otto giri distruggo la gomma posteriore. È qualcosa che dobbiamo capire, e credo che abbiano iniziato a pensare a qualcosa di diverso per il weekend"
A parte questo, come si sente questa moto rispetto a quella dell'anno scorso?
"In generale sento che il davanti è più attaccato all'asfalto. L'anno scorso era più morbido — è difficile da spiegare bene — ma non sentivi mai davvero se il davanti fosse lì. Spingevi, ma non sapevi se potevi spingere così tanto o no. E un altro problema era che spingevo forte, poi magari nel giro successivo spingevo meno ma ero più veloce, senza capire perché. Stavo spingendo ma perdevo tempo, ed era difficile da interpretare. Quest'anno è più chiaro: se sto spingendo lo vedo dal settore. Così è un po' più facile chiedere qualcosa di diverso al team. L'unico problema — il solo vero problema — è la domenica. È chiaro che il DNA della moto degli ultimi due anni non è quello ideale per me, ma quest'anno riesco ad adattarmi un po' meglio"
Pecco, se sai che il tuo problema è la gara lunga della domenica, è difficile restare concentrato durante la corsa sapendo che potrebbero esserci problemi?
"No, perché parto sempre ottimista. Inizio pensando che sia possibile fare una buona gara, e poi lo scopro dopo due curve. È così. Cerco sempre di fare il massimo"
Immagino che sia davvero difficile dover aggiustare il proprio stile durante la gara..
"Un po' è così. Anche perché in passato la domenica era il mio giorno, e ora riesco a essere più competitivo il sabato con il serbatoio ridotto, mentre con quello pieno faccio fatica. È difficile da capire, ma è così. Cerco semplicemente di trovare modi per entrare in pista e spingere al massimo, adattandomi alla situazione"
Il tuo feeling con la moto l'anno scorso era diverso da quello di Marc. È lo stesso anche quest'anno?
"L'anno scorso io facevo una fatica enorme mentre lui era sulla luna, felicissimo con la moto. Quest'anno sembra meno così: le nostre sensazioni sono più simili, anche a quelle di Alex, che l'anno scorso era fortissimo e quest'anno fa molta fatica. Ora siamo più o meno tutti nella stessa barca e stiamo lavorando insieme per migliorare"