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Dopo essersi già espresso sul GP del Qatar e sulle possibilità che possa o meno vedere la luce, Carlos Ezpeleta, direttore sportivo del Mondiale, ai microfoni di Motorsport.com ha fatto il punto sui progetti allo studio, a partire dal desiderio di introdurre un budget cap, cioè un tetto massimo di spesa imposto a squadre o costruttori per limitare i costi e mantenere l'equilibrio competitivo tra i concorrenti. Un tema che il promotore porta avanti da tempo ma che, come spiega lo stesso dirigente, non nasce da un'urgenza sportiva:
"Da parte nostra c'è indubbiamente il desiderio di prendere in considerazione l'introduzione del budget cap. Tuttavia, farei una precisazione: credo che in Formula 1 sia stato necessario per motivi diversi. Noi non abbiamo un problema in pista, e credo sia molto importante sottolinearlo. La MotoGP non ha un problema di spettacolo in pista, quindi un limite di budget non risolverebbe nulla sul piano sportivo. Di fatto, stiamo vedendo ora come alcuni costruttori con budget più modesti stiano rendendo meglio di altri".
Quello che invece serve, ha proseguito, "è fondamentale apportare una certa logica a come facciamo le cose e perché le facciamo, specialmente dal lato dei costruttori. Vogliamo implementare un budget cap e lo abbiamo fatto capire molto chiaramente ai marchi. Sarà molto difficile arrivare ad un accordo; è qualcosa di ambizioso perché i costruttori sono estremamente legati alle loro case madri, che spesso sono entità indipendenti situate in altre sedi".
La logica, ha aggiunto, è evitare che la competizione tecnica tra i costruttori si trasformi in una rincorsa senza fine: "Ma negli sport motoristici, se sei disposto a investire qualsiasi cosa pur di vincere, entri in un terreno pericoloso per tutti gli altri concorrenti. Perché non riguarda solo te, ma trascini gli altri team e costruttori in un'escalation senza fine. Mettere un tetto a quell'investimento permetterebbe di creare un campo di gioco a parità di condizioni". Ezpeleta ha anche ricordato la posta in gioco per tutto il paddock: "I 22 piloti, gli 11 team e i 5 costruttori devono potersi guadagnare da vivere con questo... Ma alla fine non importa quanto spendi, bensì quanto spendi rispetto agli altri. E non importa quanto sei veloce, ma quanto lo sei rispetto agli altri. È questo che cerchiamo di far concordare a tutti al tavolo delle trattative".
Guardando alla Formula 1, dove il tetto ha fatto scattare la valutazione dei team, Ezpeleta ha spiegato: "Ho sentito diverse persone che hanno vissuto la sua introduzione in Formula 1 dire che i team più grandi, che all'inizio erano stati i più restii, sono poi stati i più grati che fosse stato introdotto. Perché, alla fine, ciò che fa la differenza non è quanto spendi, ma quanto spendi in più rispetto agli altri".
Sul piano tecnico, il dirigente ha ammesso che il percorso non sarà semplice: "Non si tratta semplicemente di dire: 'Dai, accordiamoci per spendere un massimo di 50 milioni di euro'. Bisogna redigerlo in modo estremamente preciso per garantire che non esistano vuoti legali... Dobbiamo assicurarci di costruire un quadro giuridicamente molto solido: un budget cap reale e senza falle". Servirà anche ascoltare i costruttori, ha spiegato, "per capire in quali aree della moto vogliono continuare ad investire e quali hanno il maggior trasferimento alla moto stradale per il loro business... credo che alcuni costruttori abbiano un margine significativo per ridurre i loro budget se tutti concordiamo di farlo in modo sensato e giusto per tutti".
Ezpeleta ha toccato anche il tema della sicurezza, legato a doppio filo a quello dei costi: "Il modo in cui applicheremmo il budget cap non cambierebbe l'essenza delle moto, ma rallenterebbe il ritmo dell'evoluzione e dell'innovazione smisurata... a Silverstone i tempi sul giro sono stati una follia. E questo nonostante si dicesse che le moto del 2025 e del 2026 sarebbero state molto simili... dobbiamo apportare logica allo sviluppo perché non possiamo permettere che le moto raggiungano i 400 km/h".
Quanto ai tempi, Ezpeleta ha chiarito che nulla cambierà a breve: "Per i prossimi cinque anni è già stato concordato tutto. Qualsiasi cambiamento richiederebbe il consenso di tutte le parti". Il budget cap, ha concluso, "lo vediamo come qualcosa a lungo termine... Tutti devono farsene una ragione; comporta molte conseguenze, ma è qualcosa che consideriamo davvero necessario... non lo vediamo come una necessità per equilibrare lo sport in pista, ma come un esercizio di logica finanziaria".
Se ne era già discusso lo scorso maggio, Motorsport.com spiega che Aprilia e Ducati avevano proposto di ridurre da due a una il numero di moto a disposizione dei piloti nei box a partire dal 2027, un'idea che è stata ora definitivamente archiviata dopo il dietrofront di KTM.
La proposta, nella sua versione rivista, prevedeva comunque una seconda moto in fondo al box per qualifiche e gara, mentre nelle prove libere sarebbe rimasto un solo mezzo disponibile, con sessioni ridotte.
Per Aprilia la spinta era essenzialmente economica mentre per Ducati la questione aveva anche un risvolto negoziale, legato alle trattative del momento sul Patto della Concordia. Per diventare regolamento, la proposta aveva bisogno del via libera unanime di tutti i Costruttori: Aprilia e Ducati erano riuscite a ottenere l'indifferenza di Honda e l'adesione di KTM. Ma, come conferma il quotidiano spagnolo El Periodico, KTM ha poi fatto marcia indietro, tornando sulle posizioni di Yamaha, da sempre contraria, mentre anche Honda ha infine votato no, lasciando Aprilia e Ducati isolate.
La nuova era della MotoGP partirà quindi senza questo cambiamento, mentre il fronte del budget cap resta aperto e destinato a una trattativa lunga con i costruttori.