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Il 2027 porterà in MotoGP una rivoluzione tecnica totale: meno potenza, meno aerodinamica, pneumatici nuovi. E proprio le gomme, secondo molti, saranno l'incognita principale.
Ne abbiamo parlato con Giorgio Barbier, racing director Pirelli, il costruttore italiano che dal 2027 diventerà fornitore unico della classe regina.
Le cose da ricordare sono: i test sono in corso da settembre 2025, Pirelli prevede gomme a pressioni più alte e range operativo più ampio rispetto a Michelin. I feedback dei piloti, positivi: grip immediato, warmup rapido, segnali chiari sull'anteriore.
Bulega e Razgatlıoğlu sono considerati un po' avvantaggiati dalla conoscenza pregressa del prodotto, tramite la SBK. Sono in arrivo test importantissimi a Brno e Spielberg. Il problema delle pressioni gomme irregolari potrebbe essere meno rilevante con Pirelli rispetto a Michelin.
Ecco di seguito l'intervista in video e trascritta.
Signor Barbier, se dovesse riassumere come Pirelli è arrivata in MotoGP, come lo farebbe?
"Nel mondo del motorsport bisogna essere convincenti e rimanere stabilmente in determinate posizioni, perché bisogna far capire che le intenzioni di restare nelle attività sportive sono serie. Per troppi anni, nei decenni scorsi, le Case entravano e uscivano a seconda dei momenti economici favorevoli o meno, o della necessità e del desiderio di un'azienda di farsi vedere per un po'. Tutto è cambiato con l'avvento del monogomma, prima in Superbike, perché creare una piattaforma stabile di lavoro e di sviluppo per noi è stato fondamentale. Questo ha creato poi anche prodotti che hanno potuto incontrare il mercato e portare vantaggi economici all'azienda. A quel punto ti rendi autonomo dal punto di vista delle spese che fai nel motorsport, gli dai un senso per l'azienda, e quindi puoi pensare di crescere: conquistare aree geografiche differenti, prendere campionati nazionali, allargare il prodotto alle diverse classi. Questa consistenza ti dà poi la possibilità di operare in campionati sempre più di alto livello e arrivare fin dove si può"
Nel 2027 sarà una rivoluzione tecnica totale. Molti indicano proprio le gomme come l'aspetto più rilevante. Questo vi lusinga, vi mette pressione?
"Credo che ci sia questa tensione solo per il fatto che le case motociclistiche sanno benissimo su cosa lavorare quando gli chiedono una riduzione dell'aerodinamica: togli gli abbassatori, togli quei 40 cavalli di potenza al motore, e così via. Quindi hanno già idea di cosa significa non perdere troppo rispetto ad oggi. I pneumatici invece non hanno assolutamente competenza o conoscenza, per cui quelli che hanno visto correre in altri campionati non sono un vero riferimento. Quella sarà un po' la rivoluzione: le MotoGP attuali sono state costruite su 11 anni di un costruttore che portava avanti il suo lavoro. Ogni costruttore a questi livelli ha processi e prodotti completamente differenti, assolutamente segreti, con una filosofia per affrontare le dinamiche del pneumatico molto diversa. Noi porteremo la nostra modalità di costruire un pneumatico da competizione, che è diverso da quello che hanno fatto i predecessori"
I test sono in corso. A che punto siamo e come rispondono le case?
"Abbiamo cominciato a fine stagione, a settembre, perché si ritardava molto con la preparazione delle 850 e dovevamo dare discrezionalità a tutte le case di partire quando si sentivano pronte, considerando che devono fare una stagione di MotoGP 1000 importantissima come quella di quest'anno. Abbiamo detto: dateci le 1000 attuali, togliamo gli abbassatori, cercate di togliere un po' di potenza, creiamo un ibrido per cui possiamo cominciare a verificare come vanno i nostri pneumatici attuali sulle moto così come sono oggi. Piano piano si è passati a una prima stagione invernale e primaverile in cui, su diversi circuiti scelti dalle case, abbiamo cominciato a portare un prodotto specifico per la MotoGP, con differenti costruzioni e mescole, in modo da iniziare a plasmare una gamma. Tutto questo succede nel momento in cui le Case stanno evolvendo i loro progetti: hanno cominciato coi motori 1000, poi le prime prove sull'850, adesso si sta lavorando su aerodinamica, telai e così via. Noi abbiamo chiesto di essere parte di questo processo, di essere sempre presenti in modo da poter studiare tutto quello che succede e soprattutto avere l'opportunità di provare in tanti circuiti e in tante condizioni differenti. Adesso è iniziata la stagione più importante per i test, quella estiva: martedì e mercoledì scorsi eravamo a Misano con 60 gradi di asfalto. Andremo nei circuiti a trovare condizioni molto simili a quelle con cui si corre realmente, e questo è anche il momento focus per le case sull'evoluzione del veicolo"
Senza fare nomi, qualche feedback dei piloti che l'ha colpita?
"Le caratteristiche che si portano dietro i nostri prodotti le conosciamo bene, le conoscono bene le Case, le conoscono bene i piloti. Il ritrovare questo feeling è stato abbastanza semplice per quelli che avevano già una conoscenza del prodotto Pirelli. Per quelli che non l'avevano è stata una sorpresa trovare delle modalità di funzionamento diverse da quelle a cui sono abituati oggi, e questo ci ha dato soddisfazione. Le caratteristiche principali escono subito: sono l'immediatezza del grip, un warmup molto rapido con cui puoi entrare subito in confidenza, un feedback preciso quando cominci a forzare il pneumatico, hai segnali ben precisi di dove stanno i limiti, cosa molto importante per un pilota soprattutto sull'anteriore, e un buon grip di base, che è la caratteristica che abbiamo sviluppato per anni nel mondiale Superbike"
Sul capitolo pressione gomme: è possibile cambiare il sistema di controllo con Pirelli?
"È un discorso di cui si parla quotidianamente, ne parlavo stamattina anche con Günther Steiner. A nessuno piace questa modalità per cui, finita una gara, si va a penalizzare il risultato di un pilota che magari è sul podio con la mannaia sopra. D'altra parte bisogna dire che questo è un sistema estremamente preciso e ben fatto, e dal nostro punto di vista posso dire che se il costruttore che fornisce attualmente il campionato ha voluto creare questo sistema è perché aveva preoccupazioni reali, legate soprattutto alla sicurezza. Non siamo noi a dire che hanno sbagliato. E soprattutto non possiamo arrivare a dire: quando arriviamo noi questo problema scompare. Devi considerare che una MotoGP, così come è fatta oggi, noi non la conosciamo: non conosciamo l'effetto reale dei freni a carbonio che producono un calore esagerato sulla ruota anteriore, delle parti aerodinamiche che convogliano flussi d'aria importanti, e soprattutto del lavoro nelle scie, quando tutti questi flussi di calore vengono spinti verso la moto che ti segue. Questo non lo abbiamo mai verificato nel mondiale Superbike né in Moto2 o Moto3, perché sono moto completamente diverse. Detto questo, partiamo con concezioni diverse a livello costruttivo: sappiamo che i nostri pneumatici lavoreranno a pressioni già più elevate e con un range di lavoro più ampio. E soprattutto non vedrei la necessità da parte di un pilota di sgonfiare troppo l'anteriore, perché con il nostro prodotto perderebbe performance. Dirti che domani entriamo in gara con 20 piloti in fila e 60 gradi di asfalto e non c'è nessun problema, però, non posso"
Nei test a Misano con 60 gradi, com'è andata sul fronte pressioni?
"Avevamo sei MotoGP in pista con 60 gradi di asfalto. Chi ha fatto le verifiche, le Case ci stanno molto attente in questo momento, ha detto che non ci sono variazioni importanti di pressione. È un buon segnale. Però la scia non l'abbiamo ancora vista, quindi lasciamo per ora il regolamento sperando di non doverlo mai usare, dopodiché decideremo se modificarlo, come modificarlo, o se annullarlo"
Sulla 850cc Aleix Espargaró ha detto che è stato molto divertente. Si recupera molto in percorrenza di curva: è un aspetto legato alle gomme?
"La struttura stessa del veicolo, così come verrà modificato, implica un po' questo: togliere gli abbassatori significa togliere la possibilità di avere quelle accelerazioni brucianti fuori dalle curve, e anche la forte dipendenza che ti dà l'aerodinamica in frenata cambia il modo di guidare verso una percorrenza più veloce. In questo le nostre gomme possono aiutare, sia in ingresso con l'anteriore sia per il grip posteriore. Le moto saranno più lente in velocità massima, al Mugello avrai probabilmente 20 km/h in meno se togli quei 30-40-50 cavalli di cui parlano. Che poi in tutti gli altri punti del circuito si sia molto più lenti, questo non è detto"
Toprak e Bulega conoscono già Pirelli. Possono essere avvantaggiati?
"Abbiamo fatto il primo test anche con Bulega, prima qui al Mugello e poi a Misano martedì scorso, in cui per la prima volta è salito su una MotoGP con le nostre gomme. La cosa che mi è piaciuta è che il suo commento è stato immediatamente: mi sono trovato subito a casa. Il comportamento della moto non cambia completamente perché le gomme gli danno quel feeling che sa di poter richiedere e avere. C'è da lavorare tanto, però penso che i piloti che hanno già usato Pirelli troveranno questa cosa di essere tornati un po' a casa. Quel feedback che ti dicevo, quel ritorno di informazioni che un pilota chiede alla gomma, gli verrà dato. Le MotoGP sono molto più rigide di una Superbike, si muovono meno, quindi con una MotoGP e le nostre gomme probabilmente senti di più la componente di movimento del pneumatico rispetto a quella della moto. Ma questa è un'indicazione per chi progetta le moto per capire cosa dovrà modificare"
Le prossime tappe del processo di sviluppo?
"Abbiamo fatto un accordo preciso con le case: qualunque test facciano, noi desideriamo essere presenti. Loro sono ben contenti di ospitarci, anche perché forniamo un certo quantitativo di pneumatici in momenti differenti della stagione. Sono molti test — è come fare un altro campionato. La cosa che mi ha colpito a Misano è stata vedere, credo per la prima volta nella mia carriera, tutte le case presenti in un singolo posto a fare un test con prototipi puri di una moto completamente nuova. Tutti potevano vedere i tempi degli altri — è una cosa abbastanza unica, di solito ci si nasconde. Per noi è importantissimo perché avere tutte le Case nella medesima condizione, che ti danno gli stessi responsi sulle stesse gomme, ti dà una tranquillità che stai creando un prodotto che dovrà funzionare per tutti. Avremo un test importantissimo a Brno dopo la gara, a cui parteciperanno i piloti che saranno ufficiali delle case anche il prossimo anno. Ci darà l'opportunità di verificare che il lavoro fatto coi test rider ha un senso anche per i top rider. Poi avremo a Spielberg un test più aperto, a cui parteciperanno tutti i team compresi i privati, probabilmente ancora con le 1000 depotenziate. È molto importante che tutti i piloti riescano a entrare in questo mood: non possiamo aspettare il primo dicembre a Valencia, dove potrebbe nevicare, per far usare le Pirelli a un pilota per la prima volta prima di andare a Sepang a gennaio"
C'è qualcosa che vuole aggiungere che non le ho chiesto?
"Quello che stiamo cercando di fare è andare avanti con i nostri metodi di lavoro, che sono ben conosciuti dalle case, dai team, dalle federazioni, dai promotori, e su cui sanno di poter contare. Non ci sarà mai uno sbilanciamento verso una singola casa o un singolo pilota. Si lavorerà sempre al massimo per dare la qualità migliore a tutti. È chiaro che non abbiamo un'esperienza di 11 anni e non possiamo arrivare certi di cosa useremo circuito per circuito. Dovremo costruirci questa conoscenza nei primi anni. Ma come avete visto in Superbike per 23 anni e in Moto2 e Moto3 negli ultimi due anni, la nostra volontà di proseguire lo sviluppo e portare prodotti sempre più competitivi andrà avanti — e ci sarà anche il motivo per farlo"