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Il GP del Qatar, in programma il prossimo fine settimana a Lusail, continua a far discutere. La situazione in Medio Oriente e il timore di un'eventuale escalation del conflitto hanno portato gran parte della griglia MotoGP a mettere in discussione la propria partecipazione all'evento.
A esporsi apertamente è stato Jack Miller, che dopo la gara a Sepang ha raccontato il clima di tensione nel paddock, parlando di "19 piloti contrari alla trasferta" e denunciando le pressioni che il gruppo starebbe subendo. L'australiano ha sottolineato soprattutto i rischi legati all'organizzazione di un evento sportivo internazionale in una regione instabile, chiedendo che qualcuno si assuma formalmente la responsabilità della sicurezza dei partecipanti.
Perché non vuoi andare in Qatar?
"Non voglio andarci, come tutti gli altri. Siamo in 19 a non voler andare. Non penso che dovremmo correre in condizioni del genere. Abbiamo espresso molto chiaramente la nostra posizione. Vedremo quale sarà la nostra decisione. Come piloti ci siamo uniti e abbiamo fatto tutto il possibile, utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione. Non riguarda soltanto noi piloti, ma anche le altre persone che lavorano nel campionato. Se parli con il 50% del paddock, nessuno vuole andare. Non capisco perché dobbiamo farlo.
L'organizzazione dice che il Qatar è sicuro...
"Capisco che al momento il Qatar sia sicuro. Amo il Qatar, ma il problema sono le zone circostanti. C'è molta incertezza. Stiamo andando a organizzare un evento globale. Non stiamo nascondendo né la nostra posizione né l'orario in cui saremo lì. Se qualcuno volesse prenderci di mira per dare un segnale, saprebbe esattamente dove e quando trovarci. Come ho detto, non voglio andare. Nella mia testa, al momento, non ci andrò. Abbiamo fatto sentire la nostra voce e il piano è molto chiaro. Sto aspettando di vedere cosa succederà, il mio volo è alle 22"
Le garanzie assicurative possono cambiare la situazione?
"Le assicurazioni sono una cosa, ma per noi piloti il punto principale è la responsabilità. Qualcuno deve assumersela. Se volete che andiamo lì, metteteci la firma. Non penso sia una richiesta irragionevole. Le assicurazioni offerte dallo Stato del Qatar sono sicuramente un grande aiuto, non soltanto per noi piloti, ma per chiunque lavori lì. Però quelle intervengono dopo che è successo qualcosa. Se credete davvero che sia sicuro mandarci lì, assumetevene la responsabilità"
Sulle possibili conseguenze...
"Possono colpirci in qualsiasi modo, sia economicamente sia dal punto di vista sportivo, attraverso le nostre licenze e così via. E possono esserci conseguenze anche per le squadre. Come ho già detto, il Qatar mi piace, ma non voglio essere obbligato ad andarci. Siamo rimasti piuttosto in silenzio fino a questo momento, ma la realtà è che tutti continuano a chiedermi che cosa stiamo facendo. Purtroppo non dipende da noi. In questo gioco siamo soltanto un numero. Siamo 19 o 20 a essere fermamente convinti di non voler andare"
Secondo quanto riportato da Motorsport.com, circa tre quarti della griglia avrebbero firmato una lettera indirizzata alla MotoGP Sports Entertainment Group, indicando cinque condizioni da soddisfare per garantire la propria partecipazione al GP del Qatar. Tra le richieste principali figurerebbero un piano di evacuazione per tutto il personale del paddock e coperture assicurative sulla vita, mediche e per il rimpatrio, pensate per tutelare i partecipanti qualora la situazione in Medio Oriente dovesse peggiorare.
Il punto centrale dello scontro non sarebbe però la disponibilità di queste garanzie, ma chi debba assumersene la responsabilità. MotoGP sostiene infatti che le misure richieste siano già garantite dal governo del Qatar. I piloti, invece, vogliono che sia direttamente l'organizzazione del campionato ad assumersi formalmente la responsabilità della loro sicurezza e delle relative coperture.
Sul fronte delle possibili conseguenze, un portavoce della MGPSEG ha dichiarato a Motorsport.com: "Qualsiasi assenza ingiustificata può essere soggetta all'intervento della FIM"
La Federazione Internazionale potrebbe quindi intervenire con provvedimenti sportivi. Tra le ipotesi riportate da Motorsport.com figurano la perdita di punti e la sospensione dalle gare successive, fino alla possibile esclusione dagli ultimi due appuntamenti di Portimao e Valencia.
Nel frattempo, Yamaha ha annunciato ufficialmente che non prenderà parte al 20° appuntamento spiegando che la propria valutazione della situazione in Medio Oriente non ha fornito motivi sufficienti per modificare le restrizioni aziendali sui viaggi nella regione. La Casa giapponese ha confermato l'intenzione di tornare in pista nel successivo GP.
Non si è fatta attendere la risposta di MotoGP Group, che ha espresso "disappunto" per la decisione, sostenendo che le garanzie di sicurezza fornite non giustifichino la rinuncia. L'organizzazione ha inoltre confermato che tutte le altre squadre hanno comunicato la propria intenzione di correre a Lusail, avvertendo che la scelta di Yamaha comporterà implicazioni contrattuali nei rapporti con MotoGP e IRTA e possibili conseguenze sportive, la cui gestione spetterà alla FIM secondo il regolamento del campionato.
A saltare il GP sarà anche Alex Marquez che lo ha confermato questa mattina ai microfoni di Sky, confessando che domani si sottoporrà ad un'operazione alla clavicola. Non dovrebbe subire conseguenze date le motivazioni dell'assenza, resta da capire se saranno presenti anche Jorge Martin e Raul Fernandez.