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Noale (Venezia) - Moto.it è entrato nel reparto corse di Aprilia a Noale e ha registrato il suono della nuova MotoGP 850. Insieme all’ingegner Giulio Bernardelle, che per molti anni ha lavorato in Aprilia, René Pierotti ha incontrato l’amministratore delegato Massimo Rivola, Fabiano Sterlacchini e Paolo Bonora.
Nella prima puntata Rivola ha raccontato sette anni di Aprilia Racing, Piaggio e il nuovo regolamento. Nelle prossime puntate Sterlacchini ci porterà negli uffici dove si svolge il lavoro di analisi riguardo a motore, telaio e aerodinamica, mentre Bonora ci porterà nel reparto corse vero e proprio.
Di seguito il VIDEO dell'intervista, successivamente la trascrizione integrale.
Siamo nell’ufficio di Massimo Rivola a Noale. Massimo è in Aprilia Racing dal 2019 e ha un record: è stato il direttore sportivo più longevo della Ferrari, sette anni...
“Sì, sì. Dal 2009 al 2015, poi 16-17-18 la Academy, sì”
Facendo una sintesi di questi sette anni, a che punto siete rispetto a quello che pensi sia il punto d’arrivo?
“Quando sono arrivato c’era un po’ di lavoro da fare, non tanto dal punto di vista della qualità delle persone. Quando dovevo convincere Fabiano a venire gli ho detto che qui è un covo di geni, lo penso tutt’ora. Però sono da gestire, perché sono personalità forti, menti brillanti, e non si può avere tutto nella vita. C’era uno spirito un po’ affievolito. Il crederci non era il pane quotidiano, perché si veniva da un periodo in cui lo zoccolo duro aveva vinto tutto, la piccola Aprilia che batte la Honda nel due tempi, e poi c’era stato un declino e si viveva un po’ su quel declino. Si era entrati in MotoGP in punta di piedi, facendo praticamente una Superbike, visti i successi in Superbike, ed era un periodo abbastanza difficile"
E tu...?
"Io mi sono presentato dicendo: sono qua non per scaldare la sedia ma per vincere. Chi ci crede bene, chi non ci crede quella è la porta, liberi tutti. Fortunatamente sono rimasti praticamente tutti, per cui pian piano hanno iniziato a crederci e questo ha fatto tanta differenza. Sono arrivate delle persone. Uno dei grossi cambiamenti fu nell’RS-GP 2020, il cambio del motore, passando dal V stretto al V90. Fu fatto in sei mesi, un piccolo miracolo. Fondamentale fu che nel 2022 l’ok venne prima di tutto da Piaggio, per farci diventare un factory team. Era una sorta di: mi fido di quello che ci state dicendo, che ce la potete fare. Al primo anno da factory team abbiamo vinto in Argentina con Aleix, una vittoria super emozionante, e poi quasi ci siamo giocati il campionato fino all’ultima gara, con errori anche nostri, un po’ da principianti, mi viene da dire, forse poco abituati a stare lì nella seconda parte di stagione. Di lì le persone iniziano a crederci sempre di più, diventi più credibile verso l’esterno, quindi diventi più appetibile verso il mercato. I piloti iniziano a dire: beh, però forse ci credono. Tutto questo porta un certo entusiasmo dentro che viene trasmesso fuori. Arriva qualche sponsor in più, il gruppo Piaggio ci crede ancora di più e ti supporta ancora di più, e io, se mi danno la mano, provo a prendere il braccio. È un po’ una lotta tra cercare di ottenere il massimo possibile dall’esterno e anche dall’interno"
E dunque, a che punto siete adesso?
"Sinceramente, nella mia testa non avevo previsto il Covid, altrimenti siamo un anno e mezzo in ritardo rispetto ai miei sogni. Adesso credo che siamo dove speravo fossimo, quindi per giocarcela con due piloti forti. Nel motorsport cammini sempre un po’ sul limite, prendi certi rischi, devi prendere delle decisioni. Il grosso vantaggio che abbiamo qui è che siamo un’azienda di corse: se c’è un problema la soluzione deve essere presa nel giro di cinque secondi, non nei comitati. Ci guardiamo negli occhi, io e Fabiano, e cerchiamo la soluzione che è il meglio per l’azienda”
Mi ricordo un passaggio importante: primo podio a Silverstone nel 2021 con Aleix che, euforico, è entrato nel box e ha detto 'siete il miglior team del mondo!'. Poi, parlando ai microfoni, ha detto che è stato fondamentale l’arrivo di Massimo, perché si è preso una parte del lavoro e Albesiano ha potuto concentrarsi sulla moto. Qual è la parte del lavoro che hai preso e cosa hai lasciato?
“Io di estrazione non sono un tecnico, per quanto mi piaccia tantissimo andare in ufficio tecnico, soprattutto per la parte di aerodinamica, che adoro, e andare a spulciare, fare invenzioni anche assurde per cui ogni tanto mi guardano e mi dicono di lasciar perdere. Tutto quello che è tecnico l’ho lasciato completamente. Dissi a Romano: di questo te ne occupi tu, di tutto il resto io, che riguarda l’organizzazione, mettere le persone nel posto giusto, ascoltare le persone, aiutare Romano a capire dove mettere le persone giuste. Poi cercare di far crescere l’azienda seguendo i piloti, la parte contrattualistica e la parte politica verso l’esterno, che è importante, ancora di più adesso che sono al secondo anno da presidente MSMA. Ci si dedica tempo, ma non è tempo perso, è investito. Quindi tutto quello che è prestazione l’ho lasciato, in modo che il direttore tecnico facesse il ruolo del direttore tecnico. Poi io sono un po’ una spina nel fianco del direttore tecnico: cosa abbiamo fatto? Come mai questo e quell’altro?”
Quando hai preso Viñales, un campione che veniva dalla Yamaha, hai avuto l’idea di chiamare Aleix capitano per farlo sentire importante. È stato un primo segnale, anche se poi, a posteriori, Maverick non ha reso come vi aspettavate...
“Considero il periodo Maverick, come vedi tengo ancora in ufficio la foto della vittoria negli Stati Uniti, perché quella gara è stata clamorosa, una missione compiuta. Qui ho l’Apollo 13, ‘Failure is not an option’ (fallire non è un'opzione), e secondo me lì non abbiamo fallito. Abbiamo preso un pilota che era andato in difficoltà in una squadra campione del mondo e l’abbiamo portato a vincere. Non abbiamo vinto il mondiale con lui, ma non eravamo ancora pronti per farlo come complesso. Abbiamo fatto belle gare, diversi podi, e vado decisamente fiero di questo, che non so quanti costruttori possano vantare. Noi partivamo da abbastanza indietro, 40 secondi dal primo praticamente, però ogni anno Aprilia ha fatto un passo in avanti, mai uno indietro. Questo vuol dire che pian piano l’azienda è diventata sempre migliore come struttura, qualità, informazioni”
Un altro passaggio decisivo è stato l’avvicendamento tra Albesiano e Sterlacchini. Com’è nata la scelta?
“C’è anche una storia simpatica. Alla mia prima gara in Qatar, nel 2019, ho fatto subito vedere che volevo rompere le scatole al mondo della MotoGP, facendo un protest per il famoso cucchiaio di Ducati. Una protesta molto interessante, strumentalizzata da me internamente, ovviamente, per dare il segnale: non siamo qui per prendere schiaffoni. E anche verso l’esterno, per dire: guardate che anche se Aprilia adesso è qua in fondo, è cambiato il vento. Era anche un modo per capire quanto un tema aerodinamico sulle regole potesse essere approfondito. Le regole, se ci sono, è meglio scriverle bene e farle rispettare altrettanto bene. E se c’è del margine nell’aerodinamica, io vengo da vent’anni in cui l’aerodinamica è stata il primo fattore differenziale di prestazione. Se volete ci mettiamo sul serio, ed è per questo che siamo diventati oggi, credo, un riferimento da quel punto di vista. In Qatar, a fare questo protest, chi venne a difendere Ducati? Proprio Fabiano. Il primo approccio con lui è stato quello. Poi ho apprezzato tantissimo Fabiano quando ha preso il ruolo in KTM come direttore tecnico. Lì ho iniziato ad avvicinarmi un po’ di più, cercando di incontrarlo più volte, facendo anche domande per cui lui avrà detto: ma perché si occupa di questo? Mi interessava capire il modo che aveva di lavorare, di rapportarsi con le sue persone. Volevo capire due, tre cose. Poi d’estate ho cercato di rovinargli le vacanze, visto che io ho una casa a Cervia e lui abita non tanto lontano, e ho cercato di vederlo ogni tanto per convincerlo. È stato un percorso in cui prima ci siamo scontrati, poi l’ho annusato un po’, poi ho ammiccato e poi l’ho fatto firmare”
Con l’ingegner Bernardelle si diceva di quanto Sterlacchini riesca a essere un uomo squadra. È questo che ti ha convinto?
“Assolutamente sì. Una delle cose più importanti per me è parlare con le persone e sapersi porre con le persone. Io non sono per il one man show, sono per la forza del gruppo, e ho sempre ritenuto che lui sia molto bravo a far lavorare il gruppo”
Domandia di Bernardelle: Massimo, tu ti ritrovi a gestire come amministratore delegato un’azienda che ai tempi miei, ormai 25 anni fa, era di fatto un dipartimento di Aprilia spa. Questo è positivo a livello di indipendenza, però Aprilia Racing, per quanto sappiamo dall’esterno, dipende parecchio dal budget che copre Piaggio. Quanto è un obiettivo tuo diventare più indipendenti, creando un’attività commerciale o trovando sponsor importanti?
“È vero che in questi anni siamo cresciuti tanto anche a livello di attività commerciale, vedi i trofei, le moto, le 660 Trofeo, le X. Facciamo un fatturato e abbiamo creato un reparto che prima non esisteva. Per me sono bellissime notizie, trovare lo sponsor principale, Monster, o qualche partner importante che entrerà in futuro. Ma è altrettanto vero che l’indipendenza che la famiglia Colaninno lascia ad Aprilia Racing è un’indipendenza gestionale quasi totale. Al tempo stesso, anche se fossimo completamente autofinanziati, siamo sempre parte del gruppo Piaggio, e il dottor Colaninno e suo fratello sono i primi tifosi, quindi non credo che cambierebbe tanto. Sono molto contento della relazione che si è costruita in questi anni, del supporto che abbiamo avuto e che abbiamo costantemente. Poi non siamo la Honda, facciamocene una ragione: Aprilia non è mai stata la Honda, perché dobbiamo diventarlo adesso? Mi piacerebbe che il prodotto vendesse più moto, che ne facessimo di più, però credo che sia la nostra forza fare i passi secondo la gamba che abbiamo e rimanere un reparto corse come azienda. Questo ti fa perdere più tempo, con i CDA, mille controlli, gli audit, tutto va benissimo, ma dà più responsabilità a tutti quanti. Abbiamo il vantaggio di un time to market rapidissimo perché le decisioni le prendiamo molto in fretta, e credo che questo sia prestazione”
Ancora Bernardelle: dal punto di vista dei programmi futuri, c’è la volontà di differenziare l’attività racing, oltre alla MotoGP, magari con la Superbike?
“Pian pianino, pian pianino. Ogni anno abbiamo aggiunto qualcosa. I trofei saranno una piccola cosa, però la categoria Sport Bike, non voglio dire che l’abbiamo inventata noi, ma siamo stati pionieri su un tipo di moto. Tra l’altro è andata in concomitanza con la scomparsa della Supersport 300, che non aveva molto senso come tipo di attività. La federazione ha spinto in quella direzione e siamo presenti in Italia nel campionato Superbike, non ufficialmente ma con qualche cliente, idem nel mondiale Endurance e nel mondiale con la Sport Bike. Stiamo parlando con il BSB perché l’anno prossimo il regolamento cambierà e siamo interessati a entrare anche lì, quindi ci stiamo pian pianino allargando. Non ultimo, da qualche anno stiamo facendo un lavoro veramente buono a livello offroad con Tuareg, grazie ai fratelli Guareschi. Tutto nasce dal fatto che le moto di base escono da qui con un DNA abbastanza sportivo, per cui metti una 660 in pista e fai presto ad andare forte. Idem nell’offroad: la Tuareg si è dimostrata velocissima, vincere degli assoluti contro le 450 una volta era impensabile. Quindi sì, ci stiamo differenziando, aumenta il lavoro. Con Fabiano ci siamo accordati più o meno tacitamente che non lo voglio coinvolgere in tutto quello che non è MotoGP, perché lui deve essere al 100% MotoGP: la MotoGP è la cartina di tornasole, noi veniamo giudicati principalmente da quella. Poi abbiamo vinto con Bernardi a Cremona nel CIV, bene. Abbiamo vinto l’italiano con Filippo Bianchi nel campionato Sport Bike, bene. Abbiamo vinto l’italiano e l’europeo, che vinciamo praticamente adesso, con i Guareschi, con Tamas Marini e prima con Cerrutti. In America abbiamo vinto anche con un ragazzino giovanissimo, simpaticissimo. Morale, stiamo facendo bene. Il core business è la MotoGP”
Bernardelle: Sei da un paio d’anni presidente della MSMA. Sei contento di questo cambiamento regolamentare? Non si poteva fare un po’ di più, essere un pelino più rivolti a quello che sarà il futuro della moto, soprattutto a livello motoristico?
“Il cambiamento regolamentare in parte è stato imposto, in parte è stato concordato tra le Case. Io ero l’unico contrario a ridurre i motori da 1000, perché non volevo fare questo tipo di investimento. Portare il motore a 850 secondo me non vuol dire soldi buttati via, però abbiamo fatto di tutto, detto in due parole, vedendo anche il test in Austria, abbiamo speso un botto per andare due secondi più piano, poi ci abbiamo messo le Pirelli. Ok, gomma più facile, se vuoi più gestibile, però cavolo, le moto a livello di cronometro vanno forte. Non faranno più i 368,6, il record del Mugello dei nostri due, però andranno comunque forte. Sono contento, credo che sia un grosso passo in avanti a livello tecnico per semplificare la moto. Ho anche cercato di difendere un po’ la parte aerodinamica perché è il nostro fiore all’occhiello: dopo avere investito tanto, sentirsi dire ‘togliamo l’effetto suolo, togliamo le ali completamente’. A parte che a me piacciono, forse sono uno dei pochi, mi piacciono le moto che danno la percezione di essere astronavi con due ruote. Quando pensi alla Formula 1, uno guida una macchina sportiva ma non guiderà mai una Formula 1. Oggi vedi la MotoGP e hai la percezione che questi oggetti siano qualcosa di veramente speciale, non delle Superbike come potevano sembrare qualche volta. Secondo me questa peculiarità la MotoGP la deve offrire. Poi potrebbe essere tutto un po’ più ridotto, sono d’accordo con te. Sono favorevole a togliere gli abbassatori, perché secondo me creano più problemi che altro, e non hanno snaturato la guida. Sto guardando lo schermo del pc adesso, perché mi stanno passando immagini della nostra moto in pista. È bellissima (ride, ndr). Io adoro la nostra moto”
Bernardelle: Quindi saresti stato più conservativo: non avresti fatto quello che è stato fatto, mantenendo il 1000?
“Avrei mantenuto il 1000. Volevamo consumare di meno anche per dare un messaggio green: mi dai un serbatoio più piccolo, sono costretto ad andare più piano, spendo tanto meno e magari trovo qualcosa. Però abbiamo deciso di fare così e andiamo tutti assieme, quindi non mi lamento”
René: penso che uno dei capolavori che avete fatto come Aprilia sia stato come avete gestito il caso Martin dopo che è esploso l’anno scorso, e quest’anno vi sta andando molto bene. Chi l’avrebbe mai detto, Martin primo in campionato?
“Potremmo dire che avevamo ragione”
Eh sì. Potreste dire che avevate ragione...
“Mi piacerebbe poterlo dire a fine anno, ma si vedrà”
Stavo guardando i muri del tuo ufficio e vedevo la foto di Enzo Ferrari, quella mi pare una Gazzetta del 2022, quando vinceste in Argentina...
“Sì, del 2022. Me la sono trovata qui a sorpresa, poi ho scoperto che è stato Francesco del marketing a farmi quel regalo ed è un bellissimo ricordo. Lo faccio incorniciare, merita di essere incorniciato, perché è un primo passo importante, come la coppa del Gran Premio d’Argentina che trovi lì”
Leggo 'le lacrime dell’ex perdente, cioè Aleix Espargaró: “Volevo smettere. Poi con Rivola...”' Anche questo è bello...
“Quella è sicuramente una dichiarazione che personalmente mi fa piacere, però credo che il mio nome debba essere abbinato a una volontà di Piaggio di credere in noi. Dopo ci hanno dato le risorse per poter andare sul mercato, per poter affrontare la sfida in maniera più strutturata”
Va bene, ultima domanda: vincerete il mondiale?
"Non farmi queste domande. Sicuramente lotteremo fino all’ultima curva e oltre”