Tecnica MotoGP. Ecco come Aprilia mette dietro Ducati. Cadalora e Bernardelle ci aiutano a capire [VIDEO]

Il GP d’Italia ha dato il suo verdetto: Aprilia è attualmente superiore a Ducati. La GP 26 è cresciuta nelle prime gare, appare un po’ più bilanciata e mantiene un vantaggio motoristico, ma la RS-GP resta più efficace e usura meno le gomme. Ecco Luca Cadalora e Giulio Bernardelle in DopoGP
3 giugno 2026

Nell’ultimo DopoGP, analizzando la settima prova della stagione 2026, abbiamo dedicato un’ampia pagina alle differenze visibili tra le due protagoniste italiane del mondiale: Aprilia e Ducati. Sì, ok, la Ducati è tedesca nella proprietà. Ma soltanto lì: italianissima in tutto, fatta qui e curata da italiani.

E’ stato Luca Cadalora a introdurre il tema, dicendo che la Ducati appare migliorata, più bilanciata: Pecco Bagnaia la guida meglio e ha fatto un bellissima domenica; quanto a Marc Marquez pensiamo che ora non sia misurabile, è stato convalescente e poco allenato. Tuttavia resta un dato di fatto: la Desmosedici GP 26 soffre più della concorrente l’usura del pneumatico posteriore. Negli ultimi mesi abbiamo già stabilito che su questo aspetto influisce il modo in cui la moto “gira”. Vogliamo tornare sul tema? Ecco Bernardelle.

La moto è migliorata e la cartina di tornasole è Bagnaia, che dopo i grandissimi problemi del 2025 finalmente era partito bene, già nella Sprint poteva avere un bel risultato. Il confronto in gara ha detto che la moto c’è: il motore resta il riferimento, l’accelerazione con cui uscivano dalla Bucine lo mostrava bene. Però manca ancora da trovare questo bilanciamento: MM che non è in forma, ha fatto parecchi errori, guida al limite e spesso è in difficoltà, tende ad allargare le curve. L’inserimento in curva non viene benissimo nemmeno a lui, quest’anno.

Ma questo problema sembra generale, più o meno per tutte le Ducati, anche se Bagnaia e Diggia sono molto migliorati con la GP 26. E poi resta da analizzare per loro questo problema dell’usura del pneumatico posteriore. Qui non credo che siano calati loro, è cresciuta molto l’Aprilia invece, che è una moto mediamente meglio bilanciata della Ducati. Questo bilanciamento si riflette, in gara, sul fatto che anche a gomme usurate la moto di Noale resta decisamente più guidabile della Ducati. Man mano che cala la gomma posteriore, per la Ducati i problemi di inserimento in curva diventano maggiori. E i piloti sono costretti a calare il ritmo”.

Lo ha confermato Fabio Di Giannantonio: le Aprilia hanno un’entrata più veloce e arrivano svelte al punto di corda, mentre lui doveva “sottoperformare”, cioè ridurre la velocità. Luca Cadalora, tre volte campione del mondo e coach:

“Da pilota ti posso dire che per curvare si può utilizzare una moto usando di più o di meno il posteriore o l’anteriore. Ci sono dei set up diversi e ci sono pure le caratteristiche della moto, più o meno amate dai piloti. C’è chi vuole usare di più il posteriore per inserire la moto e così avere una moto più sovrasterzante in ingresso; mentre altri magari prediligono una moto più neutra ed entrano utilizzando di più l’anteriore. E questa differenza potrebbe essere anche figlia del diverso grado di consumo: se una moto tende a curvare utilizzando di più il posteriore, può portarti a un consumo più alto della gomma. Ma non è detto, è una questione probabilmente anche di distribuzione dei pesi: l’Aprilia dà la sensazione di essere un pelino più caricata sul davanti e magari la Ducati ha un po’ più carico sul posteriore. Forse, è difficilissimo da dire. Da casa impossibile…”.

Bernardelle ha allora provato a tornare indietro nella storia e nella genesi delle Ducati in MotoGP. A suo parere, il sottosterzo ha fatto parte del DNA della moto e non è mai stato risolto completamente.

“La Ducati ha questa caratteristica quasi genetica, l’ha avuta fin dagli esordi di Gigi Dall’Igna, con questo tipo di moto e il motore a V riposizionato all’interno del telaio nel 2014 e 2015. Questa caratteristica era stata leggermente mitigata ma è sempre rimasta, Dovizioso e lo stesso Lorenzo parlavano di questo aspetto. E non è mai stato risolto completamente. Poi c’è stato il passaggio da Dovi a Bagnaia, che si è trovato decisamente meglio con la moto e con l’ultima evoluzione della gomma posteriore Michelin di qualche anno fa. Ma loro hanno sempre avuto bisogno di correggere questo sottosterzo congenito della moto con l’utilizzo in frenata del posteriore. Sono stati i primi ad usare la valvola allo scarico della bancata posteriore per generare sovrasterzo aumentando molto il freno motore. Sono stati i primi con l’aerodinamica, che li ha portati a caricare l’avantreno; ma la caratteristica è sempre rimasta, irrisolta. Adesso è arrivata l’Aprilia bilanciata in maniera diversa, più neutra, con l’avantreno molto più piantato e che gira in maniera più naturale”.

Chiariamo: la gomma posteriore ha un calo fisiologico, in gara. Questo vale per tutti. Ma in casa Ducati l’usura del pneumatico finisce per pesare di più. Qui conclude l’ing. Bernardelle:

“Nella gestione della gomma posteriore Ducati era davanti a tutti: Dovi e Bagnaia hanno vinto dei GP con questa qualità. Oggi, quando la gomma posteriore cala, il pilota perde l’aiuto che gli serve per fare quella sbandata e trovare quel sovrasterzo. E deve calare il ritmo…

Luca Cadalora conclude: “Quando il ritmo cala di due decimi per gli altri, per loro cala di quattro decimi, perché perdono il balance della moto”…

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