GP di San Marino

I commenti dei piloti dopo il GP di San Marino

- Qualsiasi commento sulla gara viene evitato, si parla, inevitabilmente, solo dell’incidente che ha funestato il GP di Misano | G. Zamagni, Misano
I commenti dei piloti dopo il GP di San Marino


MISANO ADRIATICO – Quando i piloti della MotoGP arrivano al parco chiuso, trovano inaspettatamente ad accoglierli Carmelo Ezpeleta, numero uno della Dorna, che comunica la morte di Shoya Tomizawa. Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo, Valentino Rossi, così come tutti gli altri piloti, perdono il sorriso. Qualsiasi commento sulla gara viene evitato, si parla, inevitabilmente, solo dell’incidente che ha funestato il GP di Misano.

«Non ci sono parole per spiegare quello che si prova – dice Pedrosa -: fino a un attimo fa ero felicissimo per il trionfo, adesso sono qui a commentare la morte di un pilota forte, coraggioso, sempre pronto a ridere e a scherzare con tutti. Correre in moto è una scelta: se non altro, lui fino a questa mattina ha vissuto facendo quello che gli piaceva».

Poi tocca a Jorge Lorenzo. «Era un ragazzo molto allegro, sempre sorridente. Noi piloti non pensiamo mai alla morte, ma, purtroppo, questo è uno sport rischioso: adesso è difficile tornare ai pensieri normali».

Infine Valentino Rossi, che nell’audio spiega anche la dinamica della caduta. «L’ho saputo adesso: quando succedono queste cose, non si sa cosa dire. Stavo guardando la gara nel mio motorhome e ho capito subito che era bruttissimo. Mancava poco al nostro GP e in quei momenti devi anche concentrarti sulla tua di gara. Uno cresce da piccolo guidando le moto e quando sei giovane è naturale non pensare a queste cose. Poi, quando cresci, fai degli incidenti, ti fai male e capisci meglio la situazione. Ma è la nostra passione: è giusto che il pilota abbia un po’ di paura, ma non pensa alla morte. Tomizawa era un ragazzo simpatico, veloce e divertente».
 

  • altri tempi, Roma (RM)

    x cap 81

    quello che dici mi ha fatto imbiancare i capelli.
    se è vero fai delle accuse molto pesanti;
    una prova di non professionalità.
    guarda mi sembra veramente strano che non c'erano le bandiere gialle in un punto così strategico!
    voglio pensare che non le abbia viste tu, altrimenti significherebbe che i due commissari posizionati in ogni punto (e lì se non sbagio ce una postazione nel retttilineo e un'altra vicino alla staccata) sono corsi verso il luogo dell'incidente e quindi presi dal panico.
    no no non ci voglio credere!
    per me, scusa, ma non li hai visti tu.
  • ilsindaco5911, Firenze (FI)

    il fatto è che un ragazzo di 20 anni muore davanti a tutti noi, fa parte del gioco, ma fa sempre molto male.
    Detto questo, che resta la vera questione, qualche commento viene da fare..
    1 - se un pilota resta a terra senza dare segni di vita, la gara va sospesa punto e basta, ripartirà, anche riducendone la durata se necessario, quando la situazione sarà stabilizzata. Questi problemi esistono da quando esiste il motociclismo, progressi enormi sono stati fatti con il personale in servizio alle gare (averne, sulle strade delle vacanze o sui luoghi di lavoro..) manca tanto così, la parte più semplice, cioè stilare regolamenti intelligenti. Non è difficile.
    2 - leggo, non senza stupore, i commenti di coloro, anche molto competenti, che danno la colpa alla Moto2 perchè i concorrenti sono troppi e le prestazioni sono troppo simili e dunque non c'è differenziale..ma scusate è obbligatorio partire in 40? Ma allora tutti i discorsi per rilanciare la partecipazione nelle classi minori a costi accessibili? allora tutti i trofei monomarca? Per favore siamo seri, ci sarà una via di mezzo tra l'inaccessibilità della MotoGP e il TT Trophy..

    Concludo con i complimenti a Guido Meda, in diretta ha detto quello che c'era da dire, con rispetto, misura, passione. Bravo.
Inserisci il tuo commento