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Carlos Alberto Lavado Jones, questa la sua identità, è nato a Caracas il 25 maggio del 1956 e come tanti altri della sua generazione è arrivato tardi al mondiale: nel 1978, quando il Venezuela ospitò la prima gara della stagione a San Carlos, era già noto in patria come la freccia di Caracas e fu secondo in duemmezzo, sulla sua Yamaha TZ alle spalle di Franco Uncini. La prima vittoria arrivò in 350 l’anno successivo sulla stessa pista, quindi dal 1980 fu tra gli specialisti più forti in assoluto nelle due medie cilindrate.
Lavado è stato l’erede di Johnny Cecotto: è il secondo pilota venezuelano capace di arrivare al titolo del motociclismo. Dall’82, come Cecotto fu sostenuto direttamente dall’importatore venezuelano della Yamaha (la famosa Venemotos di Andrea Ippolito) e iniziò a vincere con regolarità tanto che nell’83, cancellata la 350 dal mondiale, si limitò alla 250 laureandosi campione del mondo con quattro successi: in Italia, Germania, Jugoslavia e Olanda. Quell’anno precedette i francofoni Sarron, De Radigues, Guilleux, Espiè. Si ripeterà tre anni dopo, 1986, con cinque vittorie, sempre su Yamaha e precedendo un nugolo di Honda: piloti Pons, Sarron, Mang, Baldè…
In quegli anni Ottanta Lavado spiccava per la personalità, la comunicativa, la classe, la grinta. Era indistruttibile, cadeva, si rialzava, vinceva, pareva di gomma. E andava maledettamente forte. Pensare che avrebbe dovuto diventare ingegnere: lasciò l’università al secondo anno per scappare in Europa e correre il mondiale, facendo arrabbiare il papà. Carlos vinse ancora un GP nel 87, passò sull’Aprilia nel biennio 89/90 e chiuse la carriera con la poco competitiva Gilera nel ’92. Appeso il casco al chiodo, restò in Italia e si stabilì a Sant’Agata sul Santerno. Auguri da tutti gli appassionati, Carlito!