Questi faticano! Parola di Randy

Questi faticano! Parola di Randy
"Le MotoGP di oggi ti distruggono": Randy Mamola racconta il lato oscuro dell'aerodinamica
27 luglio 2026

Guardi i tempi sul giro e ti gira la testa. Vedi le moto piegare a angoli impossibili e pensi che sia tutto merito della tecnologia, dell'elettronica, dei chip che gestiscono anche il più piccolo sbandamento. Ma avete mai provato a chiedere a un pilota come sta la sua schiena – o le sue braccia – a fine gara?

A mettere il dito nella piaga ci pensa Randy Mamola, quattro volte vicecampione del mondo della classe 500 e una delle voci più schiette e autorevoli del paddock. Il verdetto dell'americano è secco: guidare un prototipo moderno è diventato un'impresa al limite delle possibilità umane.

La differenza tra la MotoGP di ieri e quella di oggi sta tutta in un cambio di paradigma tecnico. E il principale responsabile di questo massacro fisico ha un nome ben preciso: l'aerodinamica.

Una volta le carene venivano modellate per fendere l'aria sul rettilineo. Oggi le ali servono a schiacciare la moto a terra in staccata, in accelerazione e a centro curva. Randy azzarda anche dei numeri: nelle curve più veloci, le appendici aerodinamiche riescono a scaricare sull'avantreno qualcosa come 50 chili di carico.

"Ai miei tempi correvamo per cercare la velocità massima, oggi corrono per la deportanza", riassume senza troppi giri di parole Mamola.

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Provate voi a buttare giù in piega o a fare un cambio di direzione fulmineo con un peso invisibile di mezzo quintale che vi spinge verso l'asfalto. "Vedi piloti del calibro di Marc Márquez che dopo appena cinque giri da qualifica sono già senza fiato", evidenzia l'ex pilota statunitense.

Mamola svela anche un gustoso retroscena storico che dimostra come l'idea di mettere le ali non sia figlia dei giorni nostri. Molto prima che Gigi Dall'Igna scatenasse la rivoluzione aerodinamica in Ducati, la Honda aveva già fatto dei test con soluzioni simili.

Il risultato? I collaudatori dell'epoca restituirono la moto ai box dicendo chiaramente agli ingegneri che guidare quel mostro era fisicamente insostenibile. Progetto archiviato. Anni dopo, la casa di Borgo Panigale ci ha creduto di più, trovando il modo di domare quei carichi e costringendo tutti gli altri rincorrere.

Il problema si amplifica quando le gomme iniziano a decadere. Quando il grip cala, per mantenere gli stessi tempi al giro il pilota non può più fidarsi solo della moto: deve metterci il corpo, spingere sui semimanubri e sulle pedane, consumando energie preziose.
Ecco perché Mamola guarda con grandissima speranza alle modifiche regolamentari previste per il 2027. Con l'eliminazione degli abbassatori (i ride-height devices) e una drastica sforbiciata al carico aerodinamico, le moto torneranno a essere più "umane". Un cambiamento che secondo Randy non solo farà tirare un sospiro di sollievo ai muscoli dei piloti, ma potrebbe rimettere in gioco i colossi giapponesi come Honda e Yamaha.

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