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Toni Bou è una leggenda vivente. Troni Bou è il trial. Dopo aver conquistato 39 titoli mondiali lo spagnolo potrebbe guardare tutti dall’alto in basso, ma il campione è anche un uomo cordiale, schietto e genuino, un vero sportivo. Lo vedi parlare con i suoi colleghi per trovare la soluzione migliore per un passaggio difficile, correre a fermare una moto di un pilota che sta scivolando giù da una roccia, o dare un suggerimento ad un avversario più giovane che sta per partire.
“Avversario” però non è il termine corretto, perché come afferma lo stesso Toni nella nostra intervista, nel trial manca lo scontro diretto, il corpo a corpo, e allora “il nemico” non è un altro pilota, bensì il superare le difficoltà del percorso, andare oltre ai propri timori, ai propri limiti, e trovare il coraggio di affrontare asperità che sono al limite dell’impossibile.
A Camerino abbiamo visto percorsi con difficoltà che sembravano insormontabili. Tratti che non si potevano percorrere nemmeno a piedi, muri di roccia che facevano paura solo a guardarli. Il pubblico resta con il fiato sospeso quando un pilota si accinge ad affrontare tratti che sembrano impossibili da superare. Il silenzio dell’attesa viene squarciato dal ruggito del motore che sale al massimo dei giri e poi il lancio, il salto verso l’alto, il guizzo per salire in cima.
Sono tanti i piloti che non ce la fanno, che cadono o che arrivano a totalizzare 5 penalità e quindi devono rinunciare. I più bravi quando ce la fanno devono ricorrere all’appoggio del piede a terra che, come sappiamo, comporta una penalità. Si parte in base alla bravura, alla posizione ottenuta in una specie di Superpole che si corre il venerdì. L’ultimo parte per primo e il primo, vale a dire Toni Bou, per ultimo. In questo modo il campionissimo potrà vedere come i suoi avversari affrontano quel passaggio, dove eventualmente sbagliano. Potrà farsi un’idea di come affrontare le asperità di quel tratto di percorso.
Spesso quando Toni prende il via nessuno dei suoi avversari ce l’ha fatta. La maggior parte del pubblico (compreso il sottoscritto) pensa: “Sarà anche un pluricampione mondiale, ma questa volta non ce la può fare ad arrivare lassù”. Invece il pilota catalano fa sempre qualcosa di diverso rispetto agli altri. Interpreta la difficoltà come nessuno ha fatto sino a quel momento e sale in cima, senza mettere il piede in terra. La sua moto rimbalza a ogni accelerata e sale su quel muro di rocce come se fosse una cosa semplice, quasi naturale.
Si, ma solo per lui.
E allora capisci perché ha vinto 39 titoli mondiali (tra indoor e outdoor) e perché il suo nome resterà per sempre nella storia di questo sport.