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Roma, 15 Luglio 2026. Oltre i 1.600 metri sul livello del mare non si possono organizzare manifestazioni sportive - eventi, non competizioni! – sulle strade del Comune di Bolzano – Alto Adige. Lo delibera la Giunta Provinciale in tredici pagine di premesse, considerazioni, scuse, che finiscono “tradotte” nei seguenti tre punti.
1. È fatto divieto di organizzare manifestazioni sportive motoristiche: a) lungo le strade individuate e perimetrate nell’allegato A, caratterizzate da particolare sensibilità ambientale del territorio interessato, b) nei territori posti a un’altitudine superiore a 1.600 metri sul livello del mare. L’allegato A forma parte integrante della presente delibera.
2. Il divieto potrà essere esteso anche ad altre strade e/o tratti stradali quando, anche indipendentemente da considerazioni di tutela ambientale, la morfologia della strada interessata non sia idonea e/o sussistano preoccupazioni in merito alla sicurezza stradale e alle interferenze con il traffico locale subordinato. Poiché le strade interessate non possono venire definite in anticipo e in via generale, la loro individuazione spetta agli uffici competenti, nel corso del procedimento di autorizzazione.
3. Il divieto vale per le manifestazioni sportive motoristiche, siano esse competitive che non competitive.
Ovvero, in quella provincia c’è un posto dove lo Sport diventa una violazione. Però se passo con la mia Corvette, la mia Buell, ma anche con il mio motorino, il mio trattore, oppure se organizziamo tra noi una sortita di quelle che… insomma non urto quella “particolare sensibilità ambientale”! Qualcosa non torna, non va. Nico nelle sue osservazioni è sempre gentile e pacato, a me notizie come questa fanno ribollire il sangue. Io dico che è come cercare di fare bella figura tra brutti ceffi, applicando una forma di rigore dove si è già fatta palestra storica e dopo aver riesumato un luogo comune ormai abbondantemente sorpassato: quello del motociclista barbaro. Che poi è quello che ha “ispirato” anche chi stende cavi d’acciaio ad altezza gola lungo le vie di comunicazione, ma questo è un altro discorso.
Sarei per organizzare una manifestazione popolare, radunare un milione di motociclette e di motociclisti e andare a “farci sentire”, pacificamente e nei decibel omologati e senza appartenere ad alcuna organizzazione, tanto meno in forma di “gara, anche non competitiva”, sotto la finestra del sindaco o dell’assessore. Il problema non è esattamente quello chiamato in causa, e l’eventuale buona intenzione è sotterrata sotto un buon metro di confusionario nonsense show. Incontro Giovanni Copioli e mi ribolle il sangue, perché mi salta alla mente che il Presidente, altrettanto pacatamente ma fermo, si è fatto sentire a nome di tutti noi. Decido di “sbollire” facendo due chiacchiere, che è sempre un piacere istruttivo.
Allora, veniamo subito al sodo. Il tema è quello che io definisco "sequestro delle motociclette su certi passi alpini oltre una certa quota". Vorrei da te, prima di tutto, come dire, la versione pacata, ufficiale, di atteggiamento della Federazione.
Giovanni Copioli: “Pacata sicuramente, perché è nel nostro stile, però ferma sì, perché secondo me è una limitazione della libertà personale. Ma perché non dovremmo transitare, organizzati, per quelle strade, ovviamente con il rispetto che i motociclisti usano abitualmente per la natura, per tutto quello che è, e anche per la circolazione? In fondo sappiamo benissimo che la moto inquina di meno, che invade meno le strade perché ha un ingombro minore, eccetera eccetera. E poi in Italia il turismo motociclistico porta un indotto veramente incredibile, porta anche tanti stranieri a conoscere le bellezze del nostro Paese. Non riusciamo a capire perché ci debba essere una limitazione come questa, che mi sembra veramente pesante. Andava comunque in qualche modo concertata, condivisa, perché potevamo eventualmente dare il nostro contributo per cercare di trovare una soluzione che potesse essere gradita a tutti. Così è una una presa di posizione unilaterale che ci lascia spiazzati.”
Non ti sembra, non può sembrare un pretesto per tornare a gettare o a far gettare del fango sulle motociclette proprio in un momento in cui il clima mi sembra sempre più disteso, conciliante, collaborativo?
Giovanni Copioli. “Ma, adesso non voglio pensare che si arrivi a questo. In realtà noi facciamo molto per il motociclismo e tanto per rendere consapevoli i ragazzini, i bambini con l'educazione stradale che facciamo nelle scuole, nelle piazze, proprio per cercare di far capire quanto sia importante prestare la massima attenzione, in tutti i sensi, quando si va sulla strada. Questo contribuisce a salvare tante vite, contribuisce ad avere il rispetto comunque di quella che è la circolazione stradale in generale, e quindi massimo rispetto anche verso i pedoni, verso i ciclisti, verso tutti. Ricordiamoci che il motociclista è un utente vulnerabile perché non è all'interno di un abitacolo. Di conseguenza io credo che meritiamo molta più attenzione di quella che, almeno in certe situazioni, ci viene addossata in questo modo. Sì, non vogliamo avere addosso delle etichette che non rappresentano quello che invece siamo.”
Ecco, a me, quando sono entrato in contatto con questa notizia, devo dirti la verità, era ribollito il sangue, perché l'ho vista proprio come una limitazione non giusta, contro giustizia. E allora mi chiedo, non il Presidente della nostra Federazione, ma l'avvocato Giovanni Copioli, anche lui si è sentito ribollire, anche solo un pochino, per una cosa del genere?
Giovanni Copioli. “Ma, sicuramente sì. Io addirittura, insomma, adesso non voglio esagerare, però mi è sembrata una violazione di un diritto costituzionale, quello della libertà. Perché io capisco che ci devono essere tutte le attenzioni per preservare determinati luoghi, per l’ambiente, eccetera. Ma in quei luoghi ricordiamoci che poi, quando si creano le piste da sci, si buttano all'aria centinaia, migliaia di alberi; quando si fanno colate di cemento per arrivare ad installare impianti di risalita, funivie o quello che sia... insomma, voglio dire, c'è un limite a tutto. Io credo che, ripeto, con tutte le cautele e il rispetto che i motociclisti usano, limitarne la circolazione mi sembra veramente un limite al quale, insomma, non ci sentiamo di doverci sottomettere.”
Ultima domanda, magari tra il serio e il faceto visto che mi hai fatto calmare: è il momento di promuovere, in cui sarebbe possibile promuovere una class action per porre fine a questo...?
Giovanni Copioli: “Guarda, in realtà io ne ho parlato anche col presidente dell'ACI, perché questa cosa non tocca solo le moto, tocca anche le auto, e di conseguenza stiamo anche valutando se effettivamente ci sono dei profili di illegittimità nel provvedimento, insomma. Se poi, non io come come legale, come avvocato, ma come rappresentante di tutti i Motociclisti, se dovessimo avere la possibilità di capire che ci sono state delle violazioni, a quel punto sicuramente interverremo.”
© Immagini FMI, ANSA