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C'è spesso un sottile filo che lega le passioni personali degli attori ai ruoli che interpretano sul grande schermo. Per Riccardo Scamarcio, protagonista e co-produttore de "I figli della scimmia" (opera prima del regista Tommaso Landucci presentata in questi giorni al Festival di Venezia 2026), questo legame ha il rumore di un motore a due ruote e il sapore della terra.
Nella pellicola, il personaggio interpretato dall'attore pugliese cerca di trasmettere al nipote l'amore per il fuoristrada, regalandogli una vecchia moto da trial in occasione del suo quattordicesimo compleanno. Ma la finzione scenica ha richiesto un impegno reale che è andato ben oltre il semplice lavoro di recitazione. Per risultare credibile nelle scene girate tra i boschi del Piemonte in sella a una Sherco, Scamarcio si è dovuto sottoporre a lezioni specifiche di guida trialistica.
Una disciplina, quella del trial, che non fa sconti a nessuno: richiede equilibrio perfetto, controllo millimetrico del gas e, soprattutto, un lavoro muscolare continuo e usurante di braccia e gambe. "Una fatica notevole", ha ammesso l'attore al Lido, svelando un retroscena divertente, ma doloroso, avvenuto sul set. Proprio al termine delle riprese, smessi i panni del personaggio e ormai rilassato, mentre stava semplicemente riportando la moto al punto di partenza, Scamarcio è rimasto bloccato con la schiena a causa dell'intenso sforzo fisico accumulato.
Il piccolo incidente di percorso ha offerto all'attore lo spunto per un tuffo nei ricordi, riportandolo agli anni dell'adolescenza trascorsa ad Andria. Svelando il ritratto di un ragazzo irrequieto, Scamarcio ha confessato ai giornalisti presenti al Lido di come, tra i 15 e i 16 anni, si dedicasse a scorribande fuoristrada nelle campagne pugliesi in sella a una Kawasaki KX 125. Il tutto, ha ricordato col sorriso di chi sa di aver commesso qualche peccato di gioventù, rigorosamente senza patente, targa né assicurazione. (Non fatelo a casa!!!)