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- Ciao, vado in vacanza. Sardegna, Costa Dorata, un mese pieno, affittata una villa tra il verde e i piedi-nell’acqua. Spiaggia dorata, tramonti dorati, orate e patate indorate al forno, l’oro in bocca per trenta mattini da sogno e trenta martini da sera! E un perfetto un c***o da fare.
- Bravo, ti invidio. Io resto a studiare!
Poi PP ci ripensa, amici da bambini, condivisione totale, i segreti più segreti come all’edicola, tra noi. Siamo spiantati da sempre… ci ripensa: “E come hai fatto, un rapina in banca? Venduta di nuovo Fontana di Trevi agli americani?”
- NO, HO VENDUTO LA MOTO.
- Che non hai mai capito un c***o lo sapevo e si legge spesso anche sul Tirreno, ma ti voglio dire una cosa: andrai all’inferno!
Se ne va senza salutare con l’aria di chi il saluto te l’ha tolto per sempre.
Capisce un c***o lui, penso io, sarà davvero invidioso. Strano, però, non lo è mai stato, e nemmeno geloso, nemmeno quando gli ho tr*****o la sorella.
Preparativi, si va in macchina e ci sta il mondo. Maschere e pinne, modelli Maiorca e Mayol, rispettivamente, pesca, tennis. All’epoca c’è pieno di racchettoni di legno e palle di gomma, poi arriverà il padel, e imperversa il freesby, slancio, stile, allungo, acrobazia.
È la coreografia da spiaggia che ha sostituito il diabolo, gioco “clessidrale” davvero diabolico con il quale si poteva accoppare un nemico o far passare una nonna dal sonno all’oblio anche sei o sette ombrelloni più in là. Costumi e mute, orologio mellemetri, bombole.
Che bello, il vano bagagli del bus al paradiso. Ultimo mese prima della partenza, pare che ci manchi il tempo per riempire lo spazio. Che poi sta tutto nel cervello: perché tutta quell’attrezzatura se c’è una montagna di libri che sono l’obiettivo principale del dorato non fare un c***o? La risposta è: nel più ci sta anche il meno (fatti i c***i tuoi e ti meriti un va*******o).
Che a ben vedere, poi, c’è anche risparmio. Niente giaccone, stivali, casco, olio catena, candele e chiavi, fili frizione gas freno di scorta, l’infernale bomboletta antiforature che non ha mai funzionato, non una volta una. Già, l’anno scorso in Corsica c’era rimasto il posto appena per una tendina da Himalaya e un sacco a pelo da Sahara. Però non era male, no? Il periplo dell’Isola, spiaggia assolata al mattino, l’ombra lussureggiante dell’entroterra il pomeriggio, fontane di acqua sorgiva ghiacciata dolcissima per dissetare l’estate e spegnere il fuoco del Deserto degli Agriati. Per finire una bettola trattoria locanda campeggio cena sempre diversa sonno sempre nell’abisso della stanchezza di una costante felicità quotidiana.
Acqua passata, step ahead vacanza 2.0.
Però. Senza Moto. Ho venduto la Honda CB450 DOHC serbatoio oro e nero come l’inarrivabile 750. Al prezzo di un mese d’affitto… oh, non cominciano a rompere i c******i. Macchina e casa, s’è detto. Fidanzata e suocera contente, valore aggiunto. Vai, continua, fai i bagagli, k-way al massimo per il maltempo di una serata magari un filo fresca. Vita da chaise longue, due sdraio sul tetto.
- Lascia un po’ di posto nel bagagliaio, gioia di casa non è se non c’è Minou. È il nome d’arte di un gattone il cui padrone è un c*****e. Non ricordo se si chiamava proprio così, ma lo status del padrone è indelebile nella memoria.
Bello tutto, tutto un programma. Tutte le sere riunione straordinaria a cena per discutere, pianificare, programmare. Già: “programmare”. Certo, quando si partiva in Moto il programma a lungo termine era la prenotazione del traghetto, una settimana prima, quello a breve termine pasticceria della colazione, panino o spaghetto bottarga e vongole per strada.
A brevissimo termine non si programmava un c***o di nulla. Si andava e una soluzione, si sapeva, c’era sempre. Ma il bollitore per le tisane (nespresso era per fortuna ancora nella mente di un dio burlone) c’è, a casa in Sardegna? Dai, domani telefono all’agente.
Il tarlo non lo vedi, perché la porta d’ingresso se l’è scavata a morsi così piccola che sembra una cacata di mosca, e quando lo senti scricchiolare di mandibola è troppo tardi, s’è già fatto il rifugio antiatomico nel tuo tavolo d’antiquariato.
Il tarlo della Moto-venduta-per-andare-in-vacanza-un-mese lo senti presto. La Moto è aria, la villa bene tre giorni poi claustrofobia. Così il tarlo scava nel cervello. Il tarlo è documentato. Il tarlo si insedia nella mente come un proiettore cinemascope. Il tarlo inizia a farti passare davanti agli occhi giga di memoria fotografica. Flash di viaggi, istantanee di momenti scolpiti nel cervello. Non ci sono muri intorno, sempre e solo aria, la Moto quasi sempre di sfondo. Non un’intrusa, una di noi.
Una settimana alla partenza, tutto pronto. O quasi. Tutti sovreccitati nell’imminenza dell’avventura. “Avventura”? “Avventura” un c***o, al massimo ti potrà succedere che un giorno hai finito l’acqua minerale o che il gatto una notte s’è fatto fuori l’organico dell’intero residence in un disastro aereo di spazzature esplose e di vicini fuori dalla grazia di dio.
Certo. Accosta un attimo che butto nel cestino. Problema risolto, neanche scesi di sella. Via avanti verso Ovest, no Est e poi Ovest e una capatina a Nord, c’è tempo e strada a volontà, e non farai mai tardi all’appuntamento con il tramonto cercando un parcheggio che non faccia bestemmiare il resto del mondo. E l’aria sul viso, il sole sulle guance, cassa toracica, gambe e cuore tonici, le mani che vibrano vive di vitalità intrinseca, accordate con le vibe della Moto. Vuoi mettere? Altroché, diobono ho la camicia incollata allo schienale del sedile, sudo come una pompa di calore (si direbbe ora, allora neanche c’era), ma non si arriva mai? E dove poi? Oh, non incominciare, ancora non siamo partiti!
Tre giorni alla partenza per fortuna inizio a capire. D’un tratto ho capito. Ho fatto una ca***ta. PP ha ragione, mi sto guadagnando l’inferno pagando un biglietto troppo salato, l’equivalente della Moto tradita e venduta. Ma PP non ascolta e non mi parla, mi sfogo con MN. Non c’è soluzione. C’è sempre una soluzione, MN è un filosofo e non lo sa. Mi accompagna in cantina (non a Montalcino, nel metro per due metri del seminterrato). Lì c’è il relitto di una Lambretta. Polvere e gran parte dei pezzi, la sostanza senza gli orpelli, oggi si direbbe una Lambretta “custom” tutta nera di bomboletta nero opaco, cattivo. La tiriamo fuori, si può fare.
Quei giorni si poteva fare. Anche una revisione un passaggio di proprietà un’assicurazione un tagliando tutto in mezza giornata.
Il bollo no, quello non s’è mai fatto (tanto ci penserà un giorno l’agenzia a reclamarcelo con interessi da strozzino). Quei tempi erano d’oro, erimo noi che di tanto in tanto non si capiva un c***o. Fatto. Ora c’è da metterla in moto. Si poteva anche quello. Gira non è bloccata benzina miscela carburatore soffiato candela spazzolata ruota gonfiata grasso dappertutto. Batteria? Non c’è, le più volte non c’era, c’era una cosa antica, il pedale della messa in moto. Aria, due per far arrivare la benzina, una di riscaldamento anti-crampo del polpaccio, infine la pedalata decisa consapevole fiduciosa s’è fatto mille volte.
Va in moto – e che ti credevi, non ha mica i corpi farfallati anchilosati – in un tritio di scoppiettii e in una nuvola di fumo azzurro che miscela anche l’aria e arriva dentro i polmoni. Magari è l’origine dell’enfisema di oggi, boh, allora era ossigeno azzurro al profumo di ricino (olio-booster-dell’epoca-per-miscele-esplosive).
Gira da dio e al massimo spariscono le vibrazioni in una sensazione di iperspazio. Sfiora anche i cento piega come una gp frena come una barca a vela ma che ci vuoi fare? Basta e avanza, non ci sono vie di fuga sulle ss131 e ss125.
E poi è l’aria, quella è bella dappertutto, ti tiene sveglio e vivo, ti porta ovunque in un altro modo in un altro mondo di modo. Biglietto aggiuntivo, vai, potete portare anche la gabbia dei canarini, libero un posto e vi seguo con il “tender”. Sì, magari servirà per andare a fare la spesa, comprare i sofficini il giornale l’acqua gassata e non ti dimenticare la carta igienica. Via, partiti. È fatta.
Vacanza indimenticabile, centinaia di chilometri di Lambretta, aria a volontà, indipendenza, che dico, libertà, libertà di c***i miei libertà di fuga dal solito di troppo libertà di condividere sì ma il giusto con il giusto probabilità di errore vicina allo zero. Va da dio, la Lambretta consuma un po’ d’olio ma la vacanza non ti fa venire il latte alle ginocchia, ogni giorno torna a essere diverso come una prospettiva al di là di quello che si cerca. Ho venduto la Moto, ho trovato la Lambretta, l’aria è la stessa, anche questo mi fa e mi farà pensare più e più volte. Mi sono scordato di informare PP. Lo chiamo dalla cabina in piazzetta una sera - sono uscito a prendere “una boccata d’aria azzurra” – gli racconto quanto ho appena raccontato a voi…
… mi interrompe brusco: “Va bene, ho capito, HO CAPITO! Non è la Moto ma è come la Moto. Ottimo, hai eluso l’inferno, in fondo con solo qualche giorno di purgatorio. Ti sei salvato con poco, il solito rot******o, che ti serva di lezione!”
Torno a casa, giro di ricognizione, pila di rate. La Moto, un’altra Moto, un’altra moto è sempre la stessa Moto perché prima di tutto è una Moto, torna a casa. La Lambretta nel frattempo ha tirato il calzino, non prima mai prima non sarebbe mai stato prima di riportarmi a casa. È rimasta lì per anni, come un monumento, come le tavole della legge.
Ora, per dimostrarvi che siete maliziosi e che a pensar male le più volte non ci si inzecca, eccovi una utile un c***o
Legenda:
ca***ta = cabrata, cascata, comunque l'aver preso una decisione o una via sbagliata
c***o = cippo
c***i = cippi, plurale di c***o
c******e = coltrone, nel senso di bollito invernale
c******i = coltroni, plurale di c******e
rot******o = rotondello
tr*****o = trottato, il che non significa aver concluso
va*******o = vapensiero