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Quando Brera fa rima con Gilera

- “Ci vogliono mani ferme e maestri del pennello per salvare i capolavori dell’arte” è quel che mi son detto qualche settimana fa curiosando tra i capolavori a due ruote del secolo scorso in un bel raduno di moto d’epoca a Ivrea
Quando Brera fa rima con Gilera

Di Luciano Nardi*

E mentre passeggiavo con il mio “Virgilio” in questo viaggio alla scoperta di Moto Guzzi, Gilera e Lambrette anteguerra mi sono imbattuto in un autentico prodigio del restauro: una Gilera 8 bulloni del ’39. Leggendaria come la storia della sua nascita.

Tutto ha inizio dopo che il signor Gellera, che cambiò il suo nome in Gilera, appassionato di prestazioni sempre più spinte tanto da arrivare a tirare il collo al suo monocilindrico da 500cc facendo saltare la testa al povero cilindro.

A quel punto non ci vuole molto a immaginare l’ingegnere che seguiva l’operazione guardare il Sig. Gilera e domandarsi, adesso che facciamo? Beh, disse poi l’ingegnere senza perdersi d’animo (questa è la leggenda) “ghe n’avem messi quattro, adesso ghe ne mettem otto de bulloni”.

La storia del recupero dei mezzi, che siano a moto o auto fa poca differenza, ha (quasi) sempre degli aspetti epici; spesso si trovano abbandonati in vecchi fienili o garage, molto volte ne rimango solo pochi pezzi o lamiere. Tra i miei vari ritrovamenti ho visto perfino un motore 1.600cc di una Giulia Alfa Romeo usato per far girare un macchinario in una cascina (!). Ma la cosa più difficile al giorno d’oggi non è tanto riparare o ricostruire un componente meccanico, è trovare giovani scultori in grado di “battere” le lamiere di un serbatoio (battilastra) o giovani “pittori” dalla mano ferma in grado di restaurare serbatoi dove tutte le scritte erano fatte a mano, come nel caso della Gilera del nostro racconto.

Se quel gioiellino di Gilera è rinato è proprio grazie alla passione e alla bravura di persone, ormai anziane, che una volta producevano questi capolavori. E allora mi sono chiesto, perché non fare incontrare l’arte del restauro delle Accademie di Belle Arti con l’arte del recupero di oggetti unici come le moto d’epoca?

Certo è una provocazione e mi perdonino i miei lontani professori se paragono dei battilastra a degli scultori o dei decoratori di serbatoio a illustri pittori ma penso che sarebbe utile offrire ulteriori opportunità, perché no nuovi sbocchi lavorativi, ai nostri giovani e talentuosi artisti.

Ah quasi dimenticavo, in tutto questo il signor Gilera tra una moto e l’altra trovò pure il tempo di seguire un corso serale di pittura.

Dove? Ma all’Accademia di Brera, ovvio.


*Luciano Nardi è uno dei pubblicitari italiani tra i più apprezzati nel settore motoristico.
Si ricorda la sua campagna internazionale di lancio di Fiat Doblò con la sponsorizzazione della squadra nazionale di bob giamaicana, e quella con Paolo Sorrentino e Jeremy Irons per la Fiat Croma, “un grande viaggio”.
Successivamente lavora per il Gruppo BMW Italia per i brand BMW, Mini e Motorrad. 
Con Kube Libre, la sua attuale agenzia pubblicitaria, Nardi ha firmato la campagna per il mercato italiano della Nuova Fiat Panda e lo spot internazionale della Nuova Fiat Punto, che prendeva elegantemente in giro le concorrenti Mini, Polo e Fiesta; e, oltre a Fiat FCA e Maserati FCA, tra i suoi clienti annovera anche Mitsubishi Motors.

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