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Il signor Spencer Anderson, un motociclista di Lafayette in Louisiana, ha chiuso il 2025 con otto Saddle Sore 1000 certificate dalla Iron Butt Association (IBA). La sfida per moto viaggiatori impone di percorrere non meno di 1.000 miglia (1.609 km) in non più di 24 ore consecutive. Un'impresa non banale neppure per i più esperti e navigati. Ma il dettaglio che rende la storia del buon Spencer davvero epica è che le ha completate tutte e otto nello stesso anno (il 2025) e soprattutto in sella ad una Janus Halcyon 250, una monocilindrica artigianale da 229 cc, telaio rigido e impostazione volutamente minimalista. Decisamente l'ultima moto che si penserebbe di scegliere per macinare mille miglia in un giorno. O no?
Facciamo prima un passettino indietro e spieghiamo meglio le regole del gioco. Per chi non bazzica il mondo delle sfide "long distance riding", la regola della Saddle Sore 1000 è semplice da enunciare e tutt'altro che semplice da eseguire: percorrere almeno 1.000 miglia in una finestra massima di 24 ore, cronometrate al minuto, con soste per benzina, cibo e riposo che restano comprese nel conto totale. Chi riesce nell'impresa lo fa quasi sempre restando tra le 18 e le 20 ore di percorrenza effettiva, il che significa pianificare i rifornimenti con cura maniacale, scegliere percorsi che limitino il traffico a singhiozzo (le interstatali restano le preferite) e gestire soste brevi e mirate. La gestione della fatica, più che la velocità pura, è il vero avversario da battere. Ora prendete questa operazione, con tutti gli imprevisti del caso, e moltiplicatela per otto volte in un solo anno e avrete il record del signor Anderson.
Come dicevo la cosa che fa strabuzzare gli occhi o cadere dalla sedia è che queste otto imprese annuali sono state ottenute tutte sulla stessa moto che non offre i comfort di una moderna tourer. Anzi, ne fa dichiaratamente a meno. La Halcyon 250 nasce come moto per il commuting quotidiano e le uscite fuori porta, non certo per le trasferte interstatali no-stop. Si tratta di un progetto ispirato alle moto con telaio rigido degli anni Venti-Trenta ma del secolo scorso. Non c'è sospensione posteriore e davanti abbiamo una forcella di tipo Girder. Il motore è un monocilindrico raffreddato ad aria di produzione cinese, cambio a 5 rapporti, avviamento a pedale ed elettrico, e carburatore da 30 mm (in USA si può): meccanica semplice, essenziale, agli antipodi della tecnologia delle moderne maxi tourer pensate per l'alto chilometraggio. Altro che sospensioni elettroniche, parabrezza elettrici, selle riscaldabili e dashboard connessi per la navigazione. Secondo quanto ha raccontato lo stesso Anderson ad alcuni media americani, è proprio questa vocazione anti-turistica ad averlo attratto verso il progetto artigianale di Janus Motorcycles, una piccola casa motociclistica indipendente con sede a Goshen, in Indiana. Personalmente seguo le vicende di Janus fin dagli esordi ed è comfortante, oltre che interessante, vedere che è riuscita a ricavarsi una propria nicchia di appassionati in grado di mantenerne l'esistenza. Cosa che, purtroppo, non è avvenuta con progetti molto simili qui da noi.
Il primo Iron Butt di Anderson risale a giugno 2025. Partenza da Lafayette con l'idea di raggiungere la California lungo la storica Route 66: Shreveport, il Texas, il New Mexico, una sosta alla tomba di Billy the Kid e la consapevolezza, avvicinandosi ai 1.000 miglia, di poter chiudere il cerchio in giornata. Il risultato finale è stato di 1.003 miglia in 23 ore e 58 minuti, primo Saddle Sore certificato della sua carriera.
Da lì in poi, Anderson non si è più fermato. Tra le sfide successive figurano un percorso lungo la Route 66 fino al Santa Monica Pier per poi risalire verso Chicago e rientrare in Louisiana, una tratta dalla Louisiana verso Iowa e Minnesota, e altre ancora attraverso Wisconsin, Montana, South Dakota e Indiana, fino a una Saddle Sore interamente contenuta nei confini della Louisiana. L'ottava e ultima maratona dell'anno l'ha completata il giorno della vigilia di Natale, chiudendo un 2025 da circa 8.000 miglia complessive (12.875 km) macinate in appena otto giornate da 24 ore l'una.
E tranquilli perché Anderson non ha intenzione di fermarsi: la nona Saddle Sore è già in programma, con partenza dalla Louisiana in direzione Florida, per poi risalire verso nord. Ovviamente sempre con la sua fedele Halcyon 250.
Penso di non essere l'unico che leggendo questa storia si sia chiesto dove sta il confine tra masochismo e passione. La Halcyon 250 è una moto singolare, esteticamente può piacere o meno ma è un progetto che trasmette purezza, passione, ma di certo se parliamo di viaggiare offre più rinunce che comodità. Perlomeno come siamo abituati oggi ad intendere il viaggio in moto e se parliamo di spararsi milleseicento chilometri in un giorno. La Halcyon sembra fatta apposta per andare dal panettiere in paese o a prendere l'aperitivo al bar, non per sfidare l'Iron Butt Association. Eppure, e parlo per esperienza personale, è proprio con moto come questa che si viaggia, oltre che nello spazio, nel tempo. Tempo ordinario, quello delle lancette dell'orologio sia mai che sia digitale ma anche del tempo interiore.
Anni fa presi una Black Douglas Sterling, moto ispirata alle sottocanna di inizio '900 ma costruita artigianalmente in Italia con elementi moderni, e da Milano arrivai sulle Alpi francesi per assistere a un evento vintage sulla neve. Andata e ritorno con passi innevati, uno spettacolo. Ricordo bene che a spingermi non fu il masochismo né tantomeno una scommessa: desideravo vivere un'esperienza autentica, sulla mia pella, di come fosse il motociclismo dei pionieri. Per questo non utilizzai nessun strumento moderno e anche l'abbigliamento rispettava l'epoca.
Ripensando oggi a quel viaggio, con il cestino di vimini al posto del topcase e i calzettoni di lana sopra i pantaloni di velluto, quello che affiora immediatamente sul mio viso è un sorriso quasi commosso. Ripartirei subito in questo istante per un viaggio del genere. Fu magico perché con moto così riesci a vedere oltre la moto stessa, hai il tempo di capire cosa stai facendo, di goderti ogni metro. Pensi a te, a dove sei, a dove stai andando. Manca l'adrenalina? Beh, ti posso dire che affrontare una curva a 70 orari su un mezzo del genere equivale, per sensazioni e brividi, a farla a 150 su una moderna crossover, però con rischi e tempi di reazione del cervello completamente diversi.
Quindi sì, capisco bene cosa possa aver spinto Spencer Anderson non solo a portarsi a casa un "cancello" come questa splendida Janus ma anche ad usarla seriamente per viaggiare. Anche se personalmente non avrei puntato a un record di chilometri ma a uno di giorni vissuti pienamente on the road. In fondo, come dico spesso: la moto piccola fa l'avventura grande.