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Da tutta la comunità motociclistica europea arriva un chiaro segnale alla Politica: a fine marzo, infatti, FIM Europe, FEMA e la britannica NMC hanno pubblicato un documento congiunto che delinea il futuro del motociclismo in Europa e chiede chiare iniziative politiche a difesa della categoria.
Le tre organizzazioni rappresentano ben 77 associazioni motociclistiche nazionali e quindi parlano a nome di milioni di utenti di veicoli a due ruote in tutto il continente: una vera massa critica, fondamentale perché la voce dei motociclisti europei non solo venga ascoltata, ma presa sul serio nel processo legislativo in corso, che riguarda argomenti fondamentali come mobilità, sicurezza stradale e politica climatica.
I documenti di posizione elaborati da FIM Europe, FEMA e NMC sono basati su dati concreti e contengono raccomandazioni chiare per i decisori UE: affrontano le questioni più urgenti per il motociclismo, dalle strategie di trasporto sostenibile e progettazione delle infrastrutture alle licenze di guida, dalla formazione e alle tecnologie emergenti e soprattutto traducono le preoccupazioni di milioni di utenti in desideri politici concreti.
FEMA, FIM Europe e NMC (rispettivamente l’organizzazione ombrello europea delle federazioni motociclistiche nazionali, la Federazione delle associazioni europee di motociclisti e il Consiglio nazionale dei motociclisti del Regno Unito) confermano con questo documento unitario il loro impegno per proteggere il motociclismo, promuoverne i benefici e garantire un futuro forte ai motociclisti di tutta Europa: il Position Paper 2026 comprende 17 aree tematiche organizzati in quattro aree principali (tecnologia dei veicoli, infrastrutture stradali, utenti e aspetti della mobilità), tutte convergenti nella richiesta di riconoscere la moto devono come forma di trasporto specifica.
Il documento arriva in un momento cruciale per tutto il sistema di mobilità europeo: infatti, l’UE sta discutendo diversi pacchetti legislativi che riguardano le moto, come lo standard sulle emissioni Euro 6, il Regolamento sulla sicurezza generale III, un aggiornamento per i sistemi ABS di seconda generazione e una proposta per un pedaggio urbano.
Le associazioni vogliono portare all'attenzione dei decisori politici le posizioni degli utenti, chiedendo tra l'altro l'obbligo di considerare le moto in ogni decisione sulla pianificazione stradale, standard minimi a livello europeo per i guardrail con protezione antincastro; il diritto alla riparazione per tutte i veicoli a due ruote; la conservazione del motore a combustione interna come opzione alla pari dell'elettrico attraverso l'uso di propellenti alternativi come i carburanti sintetici, i biocarburanti e l’idrogeno; e per lo standard Euro 6, in vigore dal 2028 e che potrebbe rendere alcuni progetti odierni economicamente non sostenibili, che per i motocicli siano previsti limiti specifici piuttosto che adottare i valori decisi per le autovetture.
Il gruppo di lavoro congiunto, che comprendeva anche Francesca Marozza in rappresentanza della Federmoto, ha puntato molto sul tema della sicurezza: le associazioni chiedono standard per guardrail e barriere spartitraffico che tengano conto anche dei motociclisti, adottando sistemi specifici sulle curve, vietando l'installazione di nuove barriere in fune metallica o con montanti non protetti ed intervenendo anche riguardo alle misure di moderazione del traffico come i dossi stradali, la cui struttura con il passaggio di veicoli a stabilità ridotta come le moto può causare la perdita di equilibrio.
La speranza è che tali sollecitazioni e richieste trovino orecchie disposte ad ascoltarle e tradurle in atti concreti: come sottolinea Roy N. Wetterstad, secondo vicepresidente della FIM Europe: «La pressione politica sulla nostra passione non è mai stata così forte: regolamenti e strumenti economici sono sempre più utilizzati per limitare l’uso della moto, sia per scopi utilitari che ricreativi. Il nostro compito è dimostrare ai legislatori invece che possono essere parte della soluzione alle sfide ambientali odierne, per ridurre la congestione del traffico, migliorare l’accessibilità e offrire chiari vantaggi negli ambienti urbani grazie al loro ingombro ridotto. Attraverso l’educazione ed il progresso tecnologico possiamo anche contribuire a migliorare la sicurezza nel traffico e negli sport motoristici. Le organizzazioni che sostengono questi documenti di posizione congiunti rappresentano la voce di milioni di motociclisti: attraverso la nostra rete di federazioni nazionali, siamo in grado di interagire con i decisori a tutti i livelli in tutta Europa. Il motociclismo va riconosciuto come una modalità di trasporto a pieno titolo e legittima nell'ambito delle politiche di mobilità, trasporti, infrastrutture e sicurezza stradale: i sistemi attuali di trasporto e stradali sono progettati in gran parte intorno ai veicoli a quattro ruote e non tengono ancora pienamente conto delle caratteristiche specifiche e delle esigenze di sicurezza delle moto».