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I dati preliminari diffusi dalla Commissione Europea sulla sicurezza stradale nel 2025 ci consegnano una fotografia in chiaroscuro. Da un lato c'è la soddisfazione per un trend in discesa, dall'altro la cruda realtà di numeri che, per chi vive la strada su due ruote, rappresentano ancora una sfida quotidiana per la sopravvivenza.
A livello comunitario, le vittime della strada sono state circa 19.400, segnando un calo del 3% rispetto al 2024 (circa 580 vite salvate in un anno). Un risultato ottenuto nonostante il costante aumento dei veicoli in circolazione e dei chilometri percorsi. In questo scenario, l'Italia fa leggermente meglio della media, registrando una diminuzione del 4%.
Per noi motociclisti, capire dove avvengono le tragedie è fondamentale per alzare la soglia di attenzione. La ripartizione dei decessi in base alla tipologia di strada parla chiaro:
| Tipologia di Strada | Percentuale Vittime | Il Rischio per le Due Ruote |
| Strade Rurali / Extraurbane | 53% | È il terreno preferito per le gite in moto, ma si conferma l'ambiente in assoluto più letale. |
| Aree Urbane | 38% | Qui scatta l'allarme rosso: in città, il 70% delle vittime appartiene alla categoria degli "utenti vulnerabili" (motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni). |
| Autostrade | 8% | Paradossalmente le strade più veloci si confermano, grazie ai flussi separati, quelle statisticamente più sicure. |
Dietro le quasi ventimila vittime si nasconde un dramma altrettanto vasto: per ogni persona che perde la vita, si stimano circa cinque feriti gravi. Questo si traduce in 100.000 persone che ogni anno, in Europa, riportano conseguenze severe dagli incidenti.
A livello anagrafico e di genere, la statistica non fa sconti: il 77% delle vittime totali è composto da uomini. Particolare preoccupazione desta l'alta incidenza tra i giovanissimi (fascia 18-24 anni) e i motociclisti/guidatori più esperti (over 65).
L'obiettivo dichiarato dell'Unione Europea è ambizioso: dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030, per arrivare al traguardo di "zero morti" nel 2050. Al momento, però, i progressi sono lontani dal target ideale e il continente viaggia a velocità diverse:
I più virtuosi: La Svezia (20 decessi per milione di abitanti) e la Danimarca (23 decessi) si confermano i Paesi più sicuri.
I miglioramenti record: Nel 2025 l'Estonia ha abbattuto le vittime del 38%, seguita dalla Grecia con un notevole -22%. Anche Belgio, Bulgaria, Danimarca, Polonia e Romania sono in linea con le traiettorie per centrare gli obiettivi del 2030.
Le maglie nere: Paesi come Romania (nonostante i miglioramenti), Bulgaria e Croazia continuano a registrare i tassi di mortalità in assoluto più elevati d'Europa.
«La sicurezza stradale è una responsabilità condivisa», ha ribadito Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo ai Trasporti sostenibili. «La riduzione costante delle vittime dimostra che i nostri sforzi congiunti stanno dando risultati, ma ogni vita persa è una di troppo. Dobbiamo intensificare la nostra collaborazione con gli Stati membri, l'industria e gli utenti della strada».
Un monito che il settore motociclistico deve fare suo: investire in abbigliamento tecnico, sistemi ADAS per le due ruote e, soprattutto, in infrastrutture che smettano di considerare le moto come veicoli di serie B.