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Il cambiamento climatico non si misura solo con i termometri o con le statistiche. A volte si sente sotto i piedi. Letteralmente. L’asfalto che si ammorbidisce, i marciapiedi che cedono, le infrastrutture che iniziano a comportarsi in modo imprevedibile sono segnali sempre più frequenti di un problema che non riguarda più soltanto l’ambiente, ma la mobilità quotidiana.
Le città moderne sono costruite per funzionare entro certi limiti di temperatura. Quando questi limiti vengono superati per settimane intere, materiali come asfalto, cemento e acciaio entrano in sofferenza. Le superfici stradali accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente di notte, trasformando i centri urbani in vere e proprie trappole termiche.
Per affrontare il problema, alcune metropoli stanno sperimentando una soluzione tanto semplice quanto controintuitiva: schiarire le strade. Il principio è lo stesso che vale per l’abbigliamento estivo: una superficie scura trattiene il calore, una chiara lo riflette. Applicato all’asfalto, questo concetto può fare la differenza.
Negli Stati Uniti, in Asia e in Medio Oriente sono già in uso rivestimenti speciali che modificano la capacità delle strade di assorbire energia solare. Non si tratta di interventi estetici, ma di veri e propri trattamenti tecnici studiati per ridurre la temperatura delle superfici e rallentare l’usura dei materiali.
Ogni area del mondo ha adattato la tecnologia alle proprie esigenze climatiche. In contesti urbani soggetti a ondate di calore estreme, si utilizzano rivestimenti molto chiari che riflettono la luce solare. In zone desertiche, invece, si sperimentano colori più particolari, come tonalità azzurre, ottenute con pigmenti ceramici capaci di respingere il calore in modo ancora più efficace.
Oltre alla riduzione delle temperature, queste superfici hanno un effetto collaterale positivo: migliorano la visibilità notturna, aumentando la sicurezza stradale. Un dettaglio che, in ambienti urbani complessi, può avere un impatto concreto sugli incidenti.
Il problema, però, non riguarda solo le strade. Ponti e ferrovie sono tra gli elementi più vulnerabili agli sbalzi termici. Il metallo si dilata, le tolleranze progettuali si riducono e basta un’ondata di caldo anomala per causare blocchi, rallentamenti o situazioni di emergenza.
Per questo motivo, anche in ambito ferroviario si stanno adottando soluzioni simili, come il trattamento chiaro delle rotaie nei punti più esposti al sole. Interventi che non eliminano il problema, ma aiutano a contenerlo.
Con estati sempre più lunghe e inverni sempre meno rigidi, le città stanno scoprendo che il colore delle infrastrutture non è un dettaglio secondario. Potrebbe sembrare paradossale, ma il futuro della mobilità urbana potrebbe essere più chiaro, letteralmente.