L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: "Autostrade, molto deve cambiare"

- Tra le vittime del crollo del ponte avrebbero potuto esserci molti motociclisti. Il fortissimo temporale li ha probabilmente dirottati in qualche area di servizio. E noi siamo tra i più arrabbiati: abbiamo pagato pedaggi altissimi mentre tagliavano sulla sicurezza
Nico Cereghini: Autostrade, molto deve cambiare

Ciao a tutti! Purtroppo anche un motociclista è tra le vittime del ponte di Genova, lo conoscete, ne abbiamo parlato sul sito.

È Giorgio Donaggio, cinquantasei anni savonese trialista e maestro d'ascia, uno cioè capace di fare le barche di legno e di formare i giovani piloti del trial,  sepolto sabato scorso a Toirano con funerali privati.
La famiglia, moglie e i tre figli, ha preferito il conforto di amici e conoscenti ai solenni funerali di Stato. Donaggio era nella sua auto, quel martedì 14 agosto, e forse non fa nessuna differenza, forse la mia visione è sciocca, ma avrei fatto fatica a sopportare l'idea che un motociclista potesse precipitare nel vuoto insieme alle auto e alle macerie del ponte Morandi.

Un motociclista o addirittura molti motociclisti, perché quel giorno c'era un gran movimento di moto in viaggio, ne ho viste tantissime sulla A12 tra Pisa e Genova. Probabilmente il forte temporale scoppiato nel genovese dopo le 11 ha indotto molti di noi a fermarsi per cercare un riparo, e certamente i tanti genovesi che tutti i giorni percorrono il ponte in moto o con lo scooter, con tutta quell'acqua sono rimasti al coperto, a casa o nei bar. Ho visto un video, sul web, girato sul ponte pochi secondi prima del crollo: di moto ne ho contate due, soltanto due moto sotto l'acqua provenienti da ponente. Per fortuna quei due motociclisti ne sono usciti indenni, ultimi veicoli transitati sul ponte ancora in piedi. Non era il loro momento. 

 

La Società Autostrade e il Ministero delle Infrastrutture si esibiranno nel classico palleggio delle responsabilità e sono dentro tutti, il primo riduceva gli investimenti sulla manutenzione, l'altro tagliava i costi delle verifiche. Il denaro certo non mancava, i pedaggi aumentavano senza controllo, ma irregolarità e superficialità hanno marciato di pari passo

È una disgrazia assurda e inaccettabile, le responsabilità sono gravissime, eppure avete visto, già si parla di concause, si farà il solito polverone.
La Società Autostrade e il Ministero delle Infrastrutture si esibiranno nel classico palleggio delle responsabilità e sono dentro tutti, il primo riduceva gli investimenti sulla manutenzione, l'altro tagliava i costi delle verifiche.

Il denaro certo non mancava, i pedaggi aumentavano senza controllo, ma irregolarità e superficialità hanno marciato di pari passo. Perché il pensiero di fondo era: ma figurati se il ponte Morandi crolla...! Anche il comitato genovese No Gronda questo pensava: il crollo del ponte? Una barzelletta per giustificare un'opera in più, giganteschi investimenti, mala politica.

Ma non voglio scrivere di banalità che già conoscete, voglio soltanto sottolineare che noi motociclisti abbiamo una ragione in più per essere profondamente arrabbiati. Da anni protestiamo, inascoltati, perché il nostro pedaggio autostradale è esageratamente salato, perché paghiamo quanto un'auto o un furgone, paghiamo mediamente soltanto pochi centesimi meno (!) di un camper, un pullman o un camion a due assi.

Una assoluta anomalia europea e la Società Autostrade zitta, a respingere sdegnosamente ogni protesta, arrivando al colmo di elargirci uno sconto del trenta per cento soltanto dopo l'attivazione di un abbonamento telepass specifico e con una iniziativa provvisoria, a tempo determinato. Loro incassavano sempre di più e fuori da ogni logica, e intanto - scopriamo adesso - tagliavano pesantemente i costi della manutenzione con la  consapevolezza di mandarci spediti verso sempre maggiori pericoli. Pericoli mortali.

Adesso è impossibile dire se la concessione sarà davvero sospesa o invece proseguirà, ma qualcosa nel contratto dovrà certamente cambiare. Noi di sicuro vigileremo su due punti: sicurezza e tariffe. Vogliamo viaggiare sicuri e finalmente spendere molto meno delle auto e dei camion.

 

Editoriale 21-08-2018
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Commenti

  • Alessandro200958, Mogliano Veneto (TV)

    E aggiungo che proprio nel palleggio tra Ministero dei Trasporti e ASPI, il palleggio al quel si riferisce Nico, ci si perderà e ne verrà fuori un nulla di fatto.

    Bisognerebbe invece andare diretti e pesantemente nel management di ASPI e di Atlantia.
  • virtu_ale, Santa Maria di Sala (VE)

    Unica cosa positiva dopo questa tragedia sono i riflettori dell’opinione pubblica accesi sulle modalità di gestione dei servizi autostradali in Italia. Non è assolutamente un caso, infatti, se abbiamo le tariffe più alte d’Europa a fronte di un servizio tanto mediocre.
    Prima di tutto va detto che le privatizzazioni NON SONO un bene di per se stesse. Il privato gestisce meglio del pubblico? Si, ma solo se agisce in regime di concorrenza con altri privati, altrimenti non farà che spremere il maggior profitto possibile con il minor sforzo.
    Certo in alcuni settori le privatizzazioni funzionano bene. Per esempio nella fornitura di servizi telefonici molte compagnie competono per offrire il servizio migliore al prezzo più basso. Il sistema non è esente da difetti e richiede vigilanza affinché i competitors non facciano cartello, ma nessuno sano di mente auspicherebbe un ritorno al gestore unico, statale o privato che sia.
    Per le autostrade è diverso: costituiscono un monopolio naturale, l’utente non può scegliere tra un’autostrada e l’altra, e quindi la competizione tra gestori va necessariamente garantita a monte. Non è complicato: in sede di appalto della concessione la ditta che offre il miglior servizio al prezzo più conveniente ottiene la gestione in monopolio per un congruo lasso di tempo, trascorso il quale si rifà la gara.
    Qui invece vige il sistema delle “proroghe discrezionali all’infinito mediante contratti secretati”, più brevemente “gallina dalle uova d’oro”, utile solo al concessionario, al quale viene garantito lo sfruttamento in esclusiva di un monopolio a tempo indeterminato.
    Salvo caschi un ponte. Forse.

    Mi chiedo: ma deve proprio venir giù un viadotto perché queste evidenti porcherie, avallate da svariati governi, vengano alla luce dell’opinione pubblica?
    Perché siamo pronti ad indignarci per quattro morti di fame, ma tolleriamo come una fatalità ineluttabile che alcuni pescecani si arricchiscano mostruosamente sottraendo risorse enormi in danaro e servizi alla collettività?
    Personalmente, è da anni che dico che la gestione delle autostrade è un ladrocinio legalizzato: perché devi pagare il telepass OLTRE alle già spaventose tariffe, visto che aiuti il gestore a risparmiare sul personale al casello? Perché qualsiasi cosa in autostrada deve costare il doppio, considerando le tariffe di cui sopra? Perché non ti rimborsano mai, qualsiasi sia l’entità del disservizio? Perché un illecito certo non pericoloso quale il mancato pagamento del pedaggio costa due punti di patente?
    Quest’ultima sanzione mi pare dia un’idea dell’enorme potere di cui dispone questa gente, tanta è la sua incongruenza sia relativamente allo scopo della patente a punti, sia a paragone con altri illeciti ben più gravi, tipo mancanza di assicurazione o revisione scaduta.
    Non parliamo poi di come siamo trattati noi motociclisti, che paghiamo quanto un’auto ma se rimaniamo in panne potremmo essere assistiti da un furgone non attrezzato al trasporto delle moto. Però ci fanno la carità pelosa dello sconticino a tempo determinato, pagando però un telepass a motocicletta, si sa mai che ci rimettano.

    Se queste sono le modalità di privatizzazione, non mi pare sia il caso di spaventarsi quando si parla di nazionalizzazione.
    La gestione statale, per chi se la ricorda, non faceva certo di peggio, anzi: le tariffe almeno erano differenziate, e direi a occhio anche proporzionalmente più basse. Magari sbaglio, ma mi sembra che fino agli anni 90 il biglietto dell’autostrada costasse di norma MENO delle spese di carburante.
    La differenza più significativa è che prima molti soldi venivano dilapidati nei soliti sprechi e ruberie, mentre oggi non si “spreca” nulla perché gli enormi utili generati da megatariffe e mancati investimenti vanno in tasca a Benetton e colleghi.
    Teniamo gli occhi aperti, gente.
    Dopo aver fatto pagare i danni a questi signori, devono cambiare molte cose.
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