Muro di Berlino: le moto che guidavamo 30 anni fa, quando crollò

Maurizio Tanca
  • di Maurizio Tanca
Il 9 novembre del 1989 iniziava lo smantellamento del principale simbolo della Guerra Fredda, un momento storico fondamentale che vogliamo celebrare ricordando quali nuove moto vennero presentate in quell'anno e quali modelli andavano per la maggiore nel decennio che stava per cominciare
  • Maurizio Tanca
  • di Maurizio Tanca
8 novembre 2019

Anno 1961. 13 dicembre. La Germania Orientale, politicamente legata alla Russia, erige un tetro muro fortificato alto tre metri e sessanta, per impedire l’eventuale fuga di spie e fuggiaschi dissidenti verso Berlino Ovest e la libertà.

Ci vollero oltre 28 anni prima che il governo tedesco-orientale si vedesse costretto ad aprire le frontiere abbattendo quel Muro della Vergogna che causò parecchie vittime (si parla di circa 200) durante i frequenti tentativi di fuga: il fatidico e sospirato evento, che ristabiliva l’unione delle due repubbliche ebbe luogo il 9 novembre del 1989. Esattamente 30 anni fa.

Domanda: chi si ricorda quali nuove moto vennero presentate in quell'anno e, in generale, quali modelli andavano per la maggiore nel decennio che stava per sfociare negli anni ’90? E quali, per un motivo o per l’altro, hanno lasciato un segno indelebile nei vostri ricordi?

Andiamo a sfogliare le riviste dell’epoca, e ricordando che ancora non c’erano limiti di legge alle potenze, riscopriamo che le 125 godevano di un periodo d’oro, in particolare con la Honda NSR, la Cagiva Freccia, l’Aprilia AF1, la Gilera SP01.

I più grandicelli si divertivano, in ordine di gradimento, con le 250/350 cc, con in testa l’Aprilia Wind/ETX 350, la mitica Yamaha RD 350, la Fantic 250, l’altrettanto iconica Suzuki RG Gamma e la Cagiva T4 350, sempre in ordine di gradimento.

E poi c’era l’imbarazzo della scelta con le 600 di piglio sportivo, e sport tourer, quasi tutte quadricilindriche, capeggiate dalla Honda CBR 600, seguita dalla Yamaha FZR, dalla Kawasaki GPZ 500 (unica bicilindrica sport-touring), dalla Kawasaki GPX e dalla Suzuki GSX/F.

La svolta tecnologica

E veniamo a quelle che allora rappresentavano la quintessenza della tecnologia. Ovvero: Honda CBR1000, la mitica Honda VFR750 alla sua seconda versione, la formidabile Yamaha FZR1000 Ex-Up con motore a 5 valvole, con la pacifica presenza dell’interessante tourer Honda PC 800 bicilindrica a V a precedere la sempre validissima Suzuki GSX-R750.

E che dire delle numerose custom presenti in quel decennio? Guidava il gruppo la Honda VT600C, con a ruota la Moto Guzzi Florida 650, la “chopper” Honda VT750CH, la Moto Guzzi V35 Florida e la Moto Morini 350 Excalibur bicilindrica.

Altro segmento significativo comprendeva le gettonatissime enduro stradali, con attrici privilegiate come le monocilindriche Honda Dominator 650 e Yamaha XT e Ténéré 600 seguite dalle bicilindriche Yamaha XTZ 750 Super Ténéré, dalla Honda Transalp 600 e dalla sorella maggiore Africa Twin 650.

E terminiamo con gli scooter, allora non ancora diffusi come oggi. Le classifiche di gradimento spettavano a quella che avrebbe dovuto sostituire la mitica Vespa, cioè la Cosa, presente nella classifica con le 125, 150 e 200 seguita dalla sempiterna Vespa PX125, con l’interferenza del primo, interessante maxi-scooter Honda CN250, che ancora scorrazza sulle strade, specie a Genova e dintorni. Per chi non lo sappia, l’operazione “Cosa” non venne mai digerita dai vespisti di tutto il mondo, e durò poco tempo.

La corazzata giapponese

Ma andiamo un po’ a vedere quali erano i modelli prescelti dai lettori della allora autorevole rivista La Moto per eleggere la regina del fatidico anno 1989: le 6 moto prescelte erano 4 supersportive, una sport-tourer e una enduro stradale, tutte di cilindrata elevata. Nella fattispecie 3 Yamaha (FZR1000, FZR750 e Superténéré 750 bicilindrica), Kawasaki ZXR 750, Suzuki GSXR 1100, e una BMW molto particolare: la molto discussa quadricilindrica K1 dalle linee decisamente molto particolari.

Ma le novità di quello storico anno erano anche altre, destinate più all’utilizzo più globale. Honda, sempre attenta alle esigenze dei motociclisti che ammano viaggiare, ma anche divertirsi alla guida, portò all’allora Salone del Ciclo e Motociclo (oggi EICMA) di Milano una VFR750 rivisitata e una bella e poderosa sport-tourer anch’essa con motore V4 da 1.084 cc, in questo caso trasversale, denominata ST1100 Pan European, evidentemente destinata ai macina-chilometri di tutto il mondo.

E a Tokyo presentò anche l’Africa Twin 750.

Ma non è tutto, perché al Salone giapponese figurava anche la stratosferica NR750 a pistoni ovali, “nata per far sognare” e in vendita in serie limitata di poco più di 200 esemplari a circa 100 milioni di lire.

Kawasaki decise di importare in Italia quel gioiellino della ZXR 400 da oltre 200 orari, che però costava quasi quasi come la 750. Ma presentò al Salone di Tokyo le super prestanti ZZR 1100 e 600, comode però anche per il passeggero. E Suzuki sfoggiò la rivoluzionata, magnifica RGV250 Gamma bicilindrica a 2 tempi, tutt’oggi appetibilissima dagli amanti di questo tipo di belvette.

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