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Nei primi cinque mesi del 2026, sulle strade italiane hanno perso la vita 449 persone, contro le 464 dello stesso periodo del 2025. Quindici vite in meno (o in più verrebbe da dire) in un trend di discesa che si era già registrato nel corso dell'anno scorso, quando i decessi erano calati di 96 unità rispetto al 2024. Il Ministero dell'Interno attribuisce parte di questo miglioramento all'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che ha inasprito sanzioni e introdotto nuove misure preventive.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha commentato i dati parlando di "numeri incoraggianti che vanno però migliorati", annunciando nel frattempo una nuova campagna di sensibilizzazione, misure dedicate alla tutela dei bambini a bordo dei veicoli e un nuovo incontro del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
I dati operativi della Polizia Stradale e dell'Arma dei Carabinieri fotografano con chiarezza quale sia il comportamento più diffuso tra chi viola il Codice della Strada. Nei primi cinque mesi del 2026 si contano 193.071 violazioni per superamento dei limiti di velocità, 36.929 sanzioni per mancato utilizzo delle cinture di sicurezza e 15.367 infrazioni per uso del cellulare alla guida.
La sensazione da utenti della strada è che quest'ultime potrebbero essere notevolmente superiori perché la frequenza con cui vediamo guidatori alle prese con il cellulare ha ormai superato ogni possibile imbarazzo.
Il dato sulle patenti ritirate ci dice che su oltre 31.000 sospensioni, più di 15.000 riguardano l'uso del telefono mentre si è alla guida, 6.707 la guida in stato di ebbrezza e quasi 1.000 l'uso di stupefacenti.
Il cellulare, in altre parole, come prima causa di sospensione della licenza e la cosa, per l'appunto, non ci stupisce.
Sul fronte degli autovelox, Salvini ha fatto il punto su una situazione che fino a poco tempo fa era, per usare un termine tecnico, un far west. Al suo insediamento non esisteva un censimento nazionale: si stimavano tra i 10.000 e i 12.000 dispositivi attivi sul territorio, senza sapere con certezza dove fossero collocati, da quanto tempo operassero o se fossero regolarmente omologati.
A seguito di un'operazione di riordino, il numero di apparecchi censiti e sottoposti a procedura di omologazione e autorizzazione è sceso a circa 4.000 unità. Quelli utili alla sicurezza resteranno operativi; quelli privi di omologazione o segnalazione verranno disattivati. Per i motociclisti, spesso bersaglio di impianti posizionati in modo se non malizioso quanto meno discutibile, è una notizia che vale la pena seguire.
In tema di micromobilità elettrica, a poco più di un mese dall'entrata in vigore dell'obbligo del contrassegno per i monopattini, sono stati rilasciati 130.217 tagliandi, con altri 19.484 in fase di consegna. Un avvio che, almeno sul piano burocratico, sembra andare nella direzione giusta. Resta da vedere come si tradurrà nell'effettivo rispetto delle norme da parte degli utenti.