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Rhayader, Galles, Regno Unito, 13 Agosto. Buon Ferragosto! Lungo le speciali del Forsiteservices GP of Wales 2026 adesso non c’è nessuno. Restano le tracce lasciate dai Campioni del Mondo e dai loro avversari, più i pensieri e le riflessioni che sedimentano ben più lentamente della polvere o degli schizzi di fango. Proprio così, man mano che il Mondiale ha distillato i suoi verdetti, il calore della passione ha portato tutti a concentrarsi sugli attori principali. I Piloti, e tutt’al più, di riflesso, le loro moto, che sono uno dei motori più potenti della suddetta passione. Per la verità, non appena schioccavano i Titoli, prima ancora che con i Piloti, mi è venuto in mente di congratularmi con i loro “allenatori”, i “Mister”, i manager delle loro squadre.
Per noi è più facile, riconosciamolo con un briciolo di orgogliosa presunzione. C’è una lunghissima storia di manager italiani, talmente forte, importante e… genetica. Si può ben dire che la tradizione italiana è un riferimento storico e Mondiale. Penso al volo, senza alcuna pretesa di essere esaustivo o, ancora peggio, enciclopedico. Mi vengono in mente i Perini e le epopee Gilera, i geniali costruttori e artigiani italiani, i Gualdi, i Croci, i Rottigni, gli Acerbis. Un’armata di depositari di una tradizione valligiana prettamente italiana, “alimentatori” e “trasportatori” di quella esperienza nell’Enduro moderno. E certamente, Fabrizio Azzalin e Fabio Farioli, i “padri” della Regolarità trasmigrati nei “figli” dell’Enduro. “Azza” è figlio di Roberto, Team Manager storico delle Cagiva della Dakar, e conta una trentina di Titoli, ma ce lo faremo dire e raccontare meglio, Farioli è figlio di Arnaldo, deus ex machina storico (anche proprietario, a un certo punto), dell’Avventura KTM.
Circoscritta l’area di questo argomento a questi due personaggi, quest’anno tra Farioli e Azzalin è finita 2 a 1 (3 a 1 se si contano i due titoli “concentrici” di Garcia). Senza dimenticare i titoli di Alberto Elgari e di Pietro Scardina, in questo clima di valanga azzurra, precedenza a Fabio Farioli, dunque. Vediamo. Josep Garcia EnduropGP e Enduro 1, Andrea Verona Enduro 2, e questo lo abbiamo già abbondantemente sottolineato. Andando avanti, tuttavia, quest’anno il Farioli giovane ha guidato alla vittoria del Campionato del Mondo Super Enduro l’inglese baffuto Billy Bolt, e verso il mondiale Hard Enduro il tedesco Manuel Lettenbichler, che nel frattempo ha eguagliato il record storico della Red Bull Romaniacs, sette successi, dopo aver dominato l’altra “classica” Red Bull ErzbgergRodeo per la quinta volta. Per il “gruppo” guidato da Fabio fanno cinque titoli solo quest’anno (tenendo per buono quello imminente di “Mani” che comunque è Campione in carica, come tutti i suoi colleghi, del resto), il che porta il conto della “Dinastia Farioli” alla ragguardevole cifra di cento Titoli di Campione del Mondo (titolo più, titolo meno, è un conto che rimandiamo al diretto interessato alla fine della stagione).
Fabio Farioli va in moto da quando è sceso dal passeggino, e prima di diventare il manager erede di Arnaldo, è stato Campione del Mondo di Enduro nel 1993, classe 500 4T (all’epoca la configurazione del Mondiale era diversa e contemplava più classi, poi è arrivato Alain Blanchard e ha fatto girare pagina all’ex Regolarità). Oltre al Mondiale Fabio conta 14 Titoli italiani e 4 vittorie in altrettante Sei Giorni di Enduro. Basta così, questo è il Pilota. Poi c’è il Manager 2.0, regista delle vittorie KTM dell’Enduro a partire da metà della prima decade del millennio.
Di che parliamo con Fabio? Della stagione, della sua stagione, dell’Enduro in generale, del livello e dei “difetti” della disciplina, che sono pochi e richiederebbero, forse, soltanto dei correttivi legati a migliori opportunità. E dei suoi Campioni del Mondo di Enduro, certamente. Partiamo dal super emozionante ultimo giorno della stagione, quello in cui Andrea Verona ha difeso e conservato il Titolo di Campione del Mondo della E2, all’ultimo tuffo e per appena 6 secondi dopo ben 14 giornate di gara. Gran finale degno di un lungo ed emozionante duello con Zachary Pichon.
Andrea Verona...
Fabio Farioli. “Di sicuro per tutti noi è stato un week end intenso. Per Andrea di più. Tutto comincia con il GP di Francia. Ci eravamo raccomandati: due volte secondo, così con due volte secondo anche in UK il gioco è fatto. Ma dopo il terzo posto della domenica francese, proprio in Galles sono incominciate le difficoltà. Sabato difficile, Andrea in difficoltà, non veloce come ci si aspetta. Si mette male, ho pensato. Solo per un attimo. Lì è scattato qualcosa. Tutti, non solo Andrea, hanno reagito concentrandosi sul da fare la domenica. L’input è venuto da Andrea, e lui è stato perfetto. Pochi errori, piccoli, se Pichon era veloce lui era più veloce a sua volta, anche solo quel tanto che è poco, ma che in una situazione del genere percuote come un martello. Situazione psicologica difficile per tutti, ma Andrea ha dimostrato anche questo. Non solo Campione di grande talento, quando c’è bisogno è mentalmente uno step al di sopra, più avanti. Sì, da tempo non mi sentivo così emozionato, e vista la “soluzione” devo una volta di più complimentarmi con Andrea. Uno dei week end più emozionanti della mia carriera di manager, certamente ci ricorderemo a lungo di questo Campionato!”
La sua Moto, la KTM 450 EXC. Oggetto di molti cambiamenti durante la stagione?
FF. “No, onestamente partivamo già da una moto standard che è molto buona e a punto. Chiaramente il lavoro di ottimizzazione è costante, ma il motore non ha bisogno di particolari cure, solo piccole cose sulle parti, lo scarico. In questo senso il 250cc, invece, può essere considerato maggiormente “Factory”, perché su quel motore gli interventi sono più importanti e si provano diverse nuove soluzioni. Il 450cc è di per sé una base molto buona. Una volta raggiunta la messa a punto ottimale durante i test invernali, ci resta un certo margine di dettagli su cui giocare durante l’anno. Il lavoro principale che facciamo è sulle sospensioni, prevedendo due o tre soluzioni di altezze e bilanciamento, e sulle mappe dell’iniezione. Tutto lavoro che viene fatto in funzione delle richieste dei Piloti.”
Comunicazione con i Piloti, tra Piloti e Tecnici, gestione dell’evoluzione e degli obiettivi.
FF. “Direi che è un lavoro continuo di confronto di sensibilità. Il Pilota prova e gareggia, “sente” la moto, poi cerca di spiegare le sensazioni ai tecnici, i quali a loro volta hanno la loro esperienza e sensibilità. Deve crearsi il collegamento, e tutto deve tradursi in un intervento che porti un miglioramento. Non è facile farlo bene, ci vuole attitudine e buona volontà, spirito di perseveranza e sintonia. Io cerco di mettere insieme, di scegliere le soluzioni migliori per tutti, di “regolare” l’atmosfera del tendone. E di gestire gli obiettivi della Squadra tenenmdo sempre conto delle esigenze e delle congiunture della Fabbrica. Ah, “devo” anche cercare di rispettare una forte tradizione di famiglia.”
KTM ha avuto veri e propri squadroni, ora solo due piloti due. Bene così? Meglio 3 Piloti? Sarà così anche l’anno prossimo? C’è un optimum?
FF. “Una volta si potevano avere molti piloti eppure il lavoro era in fondo più facile. Oggi è tutto molto più specializzato, dettagliato, e la richiesta di attenzione è aumentata molto. Come in tutti gli sport il livello cresce continuamente e così la necessità di essere efficienti, e possibilmente vincenti, su più aspetti diversi. Quindi non sarebbe possibile gestire con successo più piloti come succedeva in passato. Certo, per me l’ideale sarebbe avere tre piloti, uno per classe. Ci abbiamo provato lo scorso anno, ma poi è stato deciso di tornare ai due piloti. Essendo questi i migliori direi che la decisione è stata quella giusta. Però sì, mi piacerebbe lottare anche per il terzo Titolo. Tuttavia probabilmente c’è un limite, e quindi non è escluso che i miei “boss” abbiano ragione.”
Campionato: l’anno prossimo tre doppie gare, cioè due GP consecutivi nella stessa location, Spagna, Portogallo, Grecia. Che ne pensi?
FF. “Soluzione che rende la vita più facile, ma per me non è la migliore. D’accordo, non dobbiamo muovere la struttura e magari sono dei bei posti, ma non credo che sia l’idea buona. Trovo migliore la soluzione di due gare ravvicinate ma in luoghi diversi, per esempio Finlandia e Svezia, Spagna e Portogallo. “Stanziali” in uno stesso posto non ci si muove, è comodo, ma dopo due giorni ci si annoia. Preferisco un Campionato viaggiante, sempre in movimento. E già che ci siamo dirò anche che mi piacerebbe un Campionato più lungo e diluito nel tempo, non così compresso come quest’anno. Bene finire prima per dare spazio in abbondanza alla 6 Giorni, ma da aprile a inizio agosto è certamene un Mondiale troppo concentrato. È la mia opinione, ma mi sembra che sia la stessa di altre Squadre.”
E su Garcia?
FF. “Josep è incredibile. Ha una velocità pazzesca, fa sempre meno errori, è maturato e ha perso l’esuberanza che lo portava talvolta a rischiare precocemente. Pensa di più e, forse, ascolta anche di più. Mi preme sottolineare che ha una enorme capacità di rimanere “focused” sull’attività, su sé stesso, sull’essere il più veloce possibile. Anche dal punto di vista tecnico Josep è unico. D’inverno proviamo, mettiamo a punto la sua moto. Una volta a posto, quella è. Può capitare che, durante la stagione, gli proponiamo questo o quel miglioramento. Lui prova, e poi: “Sì va meglio, ne riparliamo… a fine stagione, ora torniamo alla mia moto”, e torna a concentrarsi al 100% sugli obiettivi della stagione. È un aspetto raro, difficilissimo da trovare in altri top rider. Ogni Campione è speciale e per questo ha o ha avuto qualcosa di speciale. “Pepin” è uno che quando mette il casco e abbassa gli occhiali diventa un autentico “bastardo”, (hey, nel migliore e più buono senso del termine) determinatissimo e professionale al più alto livello. Dopodiché, non bastasse, ha alle spalle l’extra power della famiglia.”
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