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La restrizione nasce dalla necessità di contrastare i gruppi jihadisti attivi nel territorio, che utilizzano regolarmente moto di grossa cilindrata per spostamenti rapidi tra le zone rurali, spesso per l’esecuzione di attacchi a sorpresa e per fuggire dalle operazioni militari.
Il divieto si applica su tutto il territorio nazionale, con eccezione solo per il Distretto di Bamako nella capitale, i Capoluoghi di regione e altre poche aree consentite. Le autorità possono comunque estendere il divieto anche all'interno dei capoluoghi se lo ritengono necessario per motivi di sicurezza. Oltre al divieto motociclistico, la giunta militare ha creato 35 "zone di interesse militare" in aree boschive delle regioni centrali, meridionali e occidentali, dove l'accesso ai civili è completamente vietato per evitare che diventino rifugi per gruppi terroristici. Infine, è ora bloccata anche l’importazione e la vendita di moto superiori a 125cc in tutto il territorio nazionale.
Il Mali affronta da anni una grave crisi di sicurezza con gruppi affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico che controllano ampie porzioni di territorio rurale. Nel settembre 2025, il Gruppo di Sostegno all'Islam e ai Musulmani (GSIM) aveva già imposto un blocco sul carburante proveniente dal Senegal e dalla Costa d'Avorio, paralizzando parzialmente il paese.
Il provvedimento rappresenta una delle misure più restrittive mai adottate nel paese africano per contrastare l'insurrezione jihadista, con l'obiettivo di ridurre significativamente la mobilità dei militanti nelle zone rurali dove prevalentemente operano.