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Altro che connessione bluetooth, riding mode e piattaforme ineriziali! Ci bastano un paio di Blundstone e un cappello a tesa larga. Diciamolo chiaro e forte: quello che desideriamo è una moto agricola! Semplice e robusta per infangarci dalla mattina alla sera senza ansia da prestazione alcuna.
Pensate sia un sogno? Un miraggio? E invece è realtà! Perlomeno in alcune parti del mondo. Lo sapevate che Kawasaki ad esempio ha a catalogo nei paesi oceanici la Stockman? Nomen Omen perché Stockman in inglese significa proprio mandriano, pastore e la moto in questione è pure classificata come "AG Motorcycle", dove AG sta proprio per "agricultural". Invero non si tratta neppure di una novità perché esiste da anni e la serie attuale che vedete in questa pagina è stata introdotta nel 2023. Eppure qui in Europa ne abbiamo ignorato colpevolmente l'esistenza per tutti questi anni. È ora di cambiare le cose e di far sentire la nostra voce di aspiranti cowboy! Solo a guardarla ti vien voglia di avere una prateria e una mandria da gestire. Personalmente non ho mai avuto tanta voglia di lavorare in vita mia! Perciò, se ancora non la conoscete, vi spiego tutto quello che c'è da sapere su questo piccolo mulo giapponese.
Per prima cosa partiamo dalle basi, anzi dalla base. Se avete l'occhio vispo avrete riconosciuto alcuni elementi della classica KLX 230, enduro leggera che Kawasaki propone in varie declinazioni. Una di quelle moto che potrebbero andare anche con un pieno di ghiaia per capirci. Ma la versione Stockman ha soluzioni tecniche esclusive che la rendono ancora più pratica per le mansioni agresti.
Un esempio? La leva della frizione può essere bloccata. Si tratta di un semplice blocco meccanico naturalmente, nessuna schifezza elettronica su una moto da uomini veri! E a che serve? Beh puoi lasciare andare la mano sinistra dal manubrio senza che la frizione si richiuda e senza dover mettere in folle ogni volta. Pensate a quante volte vi sarebbe comodo: aprire un cancello, spostare qualcosa, accarezzare una pecora. Potreste fare tutto senza dover ogni volta spegnere o cercare la folle magari su un terreno insidioso.
Non vi vedo ancora convinti e allora lasciate che vi mostri i paramani in alluminio: con questi le leve sono al sicuro anche se la buttate giù per la scarpata, cosa che farete di certo prima o poi, anche solo per provare. Impossibile azionare accidentalmente freno o frizione se si sfiorano rami, recinzioni o le corna del vostro Yak. Protezioni motore e barre paramotore completano un pacchetto che vien da dire è quasi scontato che ci sia.
Ma una chicca che non tutti avranno notato e che vi lascia ammirato è sicuramente la presenza non di una ma bensì di due stampelle laterali, una per lato. Provate a pensare quante volte vi siete trovati su un terreno in pendenza o fangoso dove il cavalletto tradizionale non vi dava sicurezza: con due cavalletti il problema semplicemente non esiste. Li voglio di serie su ogni moto da fuoristrada.
Ma vogliamo parlare dei due portapacchi tubolari in acciaio, anteriore e posteriore naturalmente? Quello posteriore regge (ufficialmente) fino a 20 kg, l'anteriore si ferma a 2 kg per non compromettere la guidabilità. Ma lo stesso sono perfetti per attrezzi, corde, sacchi a pelo, tende, coperte, fornelletti da campo, motoseghe o cuccioli di cinghiale.
Niente elettronica complicata sulla Stockman. E ci mancherebbe altro! Aggiungo io. Il motore dicevamo è il solito e solido monocilindrico quattro tempi da 233 cc raffreddato ad aria: 19 CV a 7.600 giri/min, due valvole, distribuzione con singolo albero a camme in testa. Semplice, affidabile, facile da riparare anche lontano dalle officine specializzate mentre state assistendo al parto della vostra giumenta.
Iniezione elettronica e avviamento elettrico sono le uniche eccezioni che concediamo volentieri alla modernità. Il cambio è a sei marce e poi troviamo lampadine alogene nei fari (lo dicevo che i LED sono sopravvalutati...) e un display LCD spartano, niente fronzoli. Ok, forse pretendere una lancetta sarebbe stato esagerato, ci accontentiamo del fatto che non sia a colori. I freni sono chiaramente a disco ma - scoop per i nostri giorni! - non hanno l'ABS, scelta che ha il duplice risultato di ridurre i costi e di offrire una certa semplicità nella guida su fondi naturali, ma che rappresenta lo scoglio insormontabile per l'Europa.
Con 137 kg dichiarati a pieno, pneumatici enduro stretti (80/100-21 davanti, 100/100-18 dietro) e telaio in acciaio semplice e robusto, la Stockman è esattamente quello che ci si aspetta da un attrezzo da lavoro nei campi: una moto pratica, leggera, maneggevole, indistrubbile o quasi. E soprattutto è bella se infangata.
Arriviamo al soldo. In Australia la Stockman costa 7.324 dollari australiani, circa 4.200 euro. In Indonesia, dove viene prodotta, il prezzo crolla a 3.000 euro circa. Sì, esatto, costa meno di una e-bike.
Kawasaki attualmente vende da noi i modelli retrò Meguro S1 e W 230 che montano di fatto lo stesso motore monocilindrico, quindi non ci dovrebbero essere troppi problemi da un punto di vista omologativo per quel che riguarda le emissioni. Perciò l'unico ostacolo rimane l'assenza dell'ABS. Ma anche questo punto mi sia consentito dire è facilmente aggirabile da una grande e illustre Casa come Kawasaki, sia perché... basta montarlo, sia perché di fatto già c'è in quanto la KLX 250 importata in altri Paesi ne è dotata!
E allora perché questa Stockman non arriva anche da noi?
Banalmente non ci sono i numeri di vendita adatti ad un'operazione di questo tipo. E allora, amici miei che siete sempre più a caccia di un downshifting, di una vita semplice e più a contatto con la natura, uniamoci e facciamo sentire la nostra voce: dateci una Stockman e coltiveremo il mondo!