Motore e cambio assieme? Intradrive GD8, il motore per e-bike che non insegue i cavalli ma i decenni [VIDEO]

Abbiamo visitato la fabbrica scozzese di Intradrive per provare il GD8, il sistema che fonde motore e cambio in un'unica unità: non il più potente sul mercato, ma probabilmente il più pensato per durare
6 settembre 2026

Quando arriva sul mercato un nuovo motore per e-bike, si finisce quasi sempre a parlare degli stessi numeri: più potenza, più coppia, meno peso. A Edimburgo, nella sede di Intradrive, la domanda che guida il progetto è diversa da dieci anni a questa parte: e se si progettasse una trasmissione per e-bike destinata a durare decenni, invece che pochi cicli di prodotto?

Il risultato si chiama GD8, un sistema che integra motore e cambio in un'unica unità sviluppata interamente in casa. Durante la visita abbiamo parlato con il fondatore Mark e il suo team di ingegneri, visto l'interno del cambio, la linea di produzione e i controlli qualità, prima di uscire sui sentieri scozzesi per provare una delle prime bici pre-serie.

Un modo diverso di pensare la trasmissione

Intradrive preferisce definire il GD8 un gearbox powertrain piuttosto che una semplice Motor Gearbox Unit, e la sfumatura non è casuale: cambio e motore non sono trattati come due componenti separati, ma come un unico sistema progettato per lavorare in sinergia.

Colpisce soprattutto la compattezza: nonostante il cambio a otto rapporti, il GD8 occupa uno spazio paragonabile a quello di un motore Shimano EP8, il che ne facilita l'integrazione sui telai già progettati per questo standard. Intradrive, va precisato, non vende kit di conversione per bici esistenti: collabora direttamente con i produttori, che possono così integrare il sistema sui nuovi modelli senza dover riprogettare da zero il telaio.

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Perché un cambio integrato

I cambi integrati non sono una novità assoluta: Pinion, Rohloff ed Effigear ne dimostrano da anni i vantaggi, concentrando la trasmissione al centro della bici. La vera difficoltà resta racchiudere tutto in un ingombro compatibile con una moderna eMTB.

Mark racconta che l'ispirazione arriva anche dal motorsport: le auto da competizione e da rally usano cambi multi-rapporto proprio perché collaudati, efficienti e resistenti. Intradrive applica lo stesso principio con ingranaggi in acciaio temprato disposti su due alberi e un sistema di innesto ad azionamento elettrico, per un meccanismo compatto e rapido.

Come nasce il motore: statore segmentato e produzione automatizzata

Uno degli aspetti più interessanti della visita riguarda il modo in cui Intradrive costruisce i propri motori, basati su uno statore segmentato. I primi prototipi venivano avvolti completamente a mano: un solo statore richiedeva quasi un giorno e mezzo di lavoro. Oggi il processo è automatizzato e ogni filo di rame viene posizionato con estrema precisione, permettendo di aumentare la quantità di rame all'interno del motore e quindi migliorare efficienza e coppia, riducendo al contempo le perdite elettriche.

Progettato per durare dieci anni

In fabbrica torna spesso lo stesso concetto: durata. Gli ingranaggi sono in acciaio temprato, i carter vengono prima fusi e poi lavorati con precisione solo dove serve, e ogni componente critico passa al controllo di macchine di misura capaci di verificare tolleranze di pochi micron.

L'obiettivo dichiarato è una durata di dieci anni di utilizzo intensivo in mountain bike. Non dieci anni in garage, precisano da Intradrive, ma dieci anni di pedalate reali, più volte alla settimana, sulle montagne scozzesi.

Perché produrre in Europa

Un altro tassello del progetto riguarda la scelta dei fornitori europei. Fin dall'inizio Intradrive ha seguito i principi dell'economia circolare, puntando su durata, riparabilità e manutenzione ridotta: secondo Mark non è solo una scelta commerciale, ma una risposta concreta alle sfide ambientali della produzione moderna.

Alcuni fornitori sono stati selezionati proprio per le loro credenziali di sostenibilità: il produttore italiano degli ingranaggi utilizza oltre 600 kW di pannelli solari, mentre il fornitore delle pedivelle impiega alluminio con circa l'80% di materiale riciclato, alimentando la produzione al 100% con energia rinnovabile.

Sul sentiero: come va davvero

Tutta questa tecnologia resta interessante fino a un certo punto: alla fine conta come va la bici, ed è qui che il sistema Intradrive convince davvero. La prima cosa che si nota non è il cambio, ma l'equilibrio generale del mezzo.

Eliminando il deragliatore e concentrando più peso al centro, la bici cambia comportamento: la sospensione posteriore lavora più libera grazie alla riduzione delle masse non sospese, mentre i cambi di direzione risultano sorprendentemente facili.

Il cambio è rapido, alcuni passaggi quasi silenziosi, altri accompagnati da un leggero "clunk" meccanico, una variazione che Intradrive definisce normale e ancora affinabile via firmware. Convince anche l'erogazione del motore, fluida e naturale soprattutto alle marce basse, dove il controllo della trazione è decisivo.

Una funzione particolarmente utile è la possibilità di selezionare la prima marcia da fermo: sbagliata una salita, basta fermarsi, inserire la prima e ripartire. E anche a batteria scarica, quando l'assistenza motore viene meno, il cambio continua a funzionare, permettendo di rientrare pedalando senza problemi.

Un progetto ancora in sviluppo

Va precisato che il prototipo provato non rappresenta ancora la versione definitiva: lo sviluppo del firmware prosegue, e Intradrive sta lavorando molto sulla possibilità di personalizzare la risposta del motore e la sensibilità alla pedalata.

Prime impressioni

Dopo una giornata in fabbrica e sui sentieri, un punto è chiaro: la storia del GD8 non riguarda solo il cambio, ma l'intera esperienza di guida. Gli innesti sono puliti, la manutenzione promette di essere ridotta, il motore è raffinato, ma il vantaggio più evidente è quello che si percepisce quasi senza pensarci: la bici sembra semplicemente più equilibrata.

Se dovessimo scomporre cosa rende diverso questo sistema, diremmo 60% cambio e 40% distribuzione dei pesi: una centralizzazione delle masse che cambia il comportamento della eMTB sia in salita sia in discesa.

Ed è forse questo l'aspetto più interessante di Intradrive: in un settore spesso ossessionato dalla corsa a più potenza, più coppia e meno peso, qui si parla invece di riparabilità, materiali riciclati, energia rinnovabile e durata decennale. Resta da vedere se il GD8 riuscirà davvero a cambiare gli equilibri del mercato eMTB, ma dopo aver visto quanto lavoro è stato investito in ogni dettaglio una cosa sembra certa: Intradrive non sta cercando di costruire il motore più potente, ma uno dei più responsabili.

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