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Mercoledì 8 luglio, poco prima delle 19:30, un incendio è divampato nel deposito BRT (ex Bartolini) di via Don Giovanni Minzoni, nel quartiere Bovisa, a pochi passi dal campus del Politecnico di Milano. Le fiamme hanno interessato un capannone adibito allo smistamento pacchi di circa 8.000 metri quadrati, coinvolgendo uffici amministrativi e diversi mezzi parcheggiati nel cortile. Sul posto sono intervenute cinque squadre dei Vigili del Fuoco, per un totale di circa cinquanta operatori tra Milano e Monza. Non risultano feriti né intossicati tra il personale. Questa la cronaca di quanto accaduto, ma ad incendio domato mentre ci si interroga sulle cause si fa anche largo qualche altra considerazione e il mai spento, quello sì, timore sulla sicurezza delle batterie al litio.
Le indagini, coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm della Dda Paolo Storari, si stanno concentrando su un pacco di circa dieci chili (dimensioni 50x30x30 cm), caricato su un camion diretto a Torino. Un dipendente, mentre movimentava il carico con un rullo trasportatore, avrebbe notato fumo fuoriuscire da uno dei pacchi già stivati; secondo alcune ricostruzioni l'uomo avrebbe anche percepito calore al tatto sollevandolo, senza però darvi importanza. Nel giro di pochi minuti il fumo si è trasformato in fiamme, propagatesi rapidamente prima al rimorchio e poi all'intero capannone.
Il fascicolo per incendio doloso resta aperto a carico di ignoti, una formula precauzionale che serve ad accertare (o escludere) piste come il sabotaggio, anche alla luce di episodi simili registrati in Germania nelle scorse settimane. Ma secondo quanto trapelato finora dalla relazione di Vigili del Fuoco e Digos, non emergono al momento evidenze di natura dolosa. Sul fronte della salute pubblica, le limitazioni imposte inizialmente sono state revocate dopo che le rilevazioni di ARPA Lombardia non hanno riscontrato criticità nella qualità dell'aria.
Un dettaglio tecnico importante, a questo punto, va chiarito: l'incendio non sarebbe partito dalle batterie delle e-bike, ma da un pacco di contenuto ancora da accertare. Il vero problema legato al litio riguarda quello che è successo dopo.
Mentre il resto del capannone veniva domato, due container carichi di biciclette elettriche hanno continuato a bruciare per ore, costringendo i pompieri a lunghe e ripetute operazioni di raffreddamento.
Il fenomeno si chiama thermal runaway, in italiano fuga termica: una volta avviata la reazione a catena nella cella, questa può proseguire anche senza fiamma esterna, autoalimentandosi con il calore prodotto dalle reazioni chimiche interne. In pratica, una batteria al litio coinvolta in un incendio non si comporta come un pezzo di legno che, spento, resta spento: può riaccendersi da sola anche ore dopo. L'acqua raffredda la superficie del pacco batterie ma fatica a raggiungere il cuore delle celle, dove la reazione prosegue indisturbata. Nel caso di Bovisa, la concentrazione di più bici elettriche in spazi chiusi come i container ha aggravato tutto: gli ambienti ristretti favoriscono l'accumulo di gas infiammabili e la propagazione del calore da una cella all'altra, con il rischio concreto di esplosioni a catena — il motivo per cui quei due mezzi sono rimasti sotto sorveglianza ben oltre lo spegnimento del resto del rogo.
Come sappiamo bene, le batterie agli ioni di litio non equipaggiano solo scooter e bici elettriche: sono dentro lo smartphone che probabilmente state usando per leggere questo articolo, negli auricolari wireless, nei power bank, negli spazzolini elettrici, nei monopattini. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in collaborazione con ENEA, ha pubblicato uno studio dedicato proprio ai rischi di stoccaggio e ricarica di questi sistemi, sottolineando come il problema riguardi tanto gli ambienti industriali quanto quelli domestici.
Le cause di innesco più comuni sono tre: sovraccarico elettrico durante carica o scarica, surriscaldamento da fonti di calore esterne e urti che danneggiano meccanicamente la cella in combinazione con l'elevata densità energetica del pacco. Non serve un incidente stradale o un cortocircuito industriale: potrebbe bastare una batteria caduta, gonfia o esposta al sole per ore in macchina, specie se si tratta di prodotti di dubbia provenienza o infima qualità.
Siamo tutti in pericolo? Le batterie agli ioni di Litio sono una calamità? No, manteniamo calma e buon senso come sempre. Oltre a scegliere sempre prodotti che indichino chiaramente produttore e tipologia di batterie incluse, le buone pratiche per prevenire se non azzerare i rischi non sono complicate, ma vanno rispettate con una certa costanza. Per prima cosa dobbiamo avere la consapevolezza di ciò che abbiamo in casa e utilizziamo perché talvolta la consuetudine, l'abitudine ci fanno dimenticare che stiamo usando qualcosa con la batteria. Osservo il tavolo sul quale sto scrivendo e solo spostando lo sguardo conto già quattro apparecchi con batterie agli ioni di Litio, compreso il notebook sul quale sto battendo questo testo. Quindi, ricapitoliamo le buone pratiche: