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Mentre l'Europa e i produttori occidentali sembrano fare se non retromarcia quanto meno una deviazione dalla totale e imminente transizione all'elettrico, è indubbio che i veicoli a batteria siano destinati ad una maggiore diffusione e ad una continua evoluzione. I timori per chi compra, però, sono ancora gli stessi e convergono perlopiù su un punto preciso che risponde proprio al nome di batteria. Quanto durano davvero questi benedetti accumulatori? Qual è la loro vita utile? L'uso intensivo di chi macina chilometri ogni giorno le danneggia?
Un nuovo studio di Geotab basato sull'analisi di 10.000 veicoli elettrici ci porta dei dati concreti su cui ragionare, ma soprattutto ribalta alcune convinzioni e conferma altre certezze, tracciando un quadro che, ve lo diciamo subito, è incoraggiante per il futuro della mobilità a zero emissioni.
La prima notizia è che le batterie stanno migliorando. Ok, lo immaginavamo già, però sentirselo confermare dai dati è confortante. Se nel 2019 il tasso medio di degradazione annuale si attestava al 2,3%, l'aggiornamento 2024 dello studio registra un significativo passo avanti: 1,8% all'anno. Traducendo questo dato in anni di vita utile, le batterie dei veicoli elettrici attuali potrebbero durare oltre 20 anni, un progresso che dimostra quanto i costruttori stiano affinando chimica delle celle, sistemi di gestione termica e strategie di protezione. Non solo: un dato che ci fa ipotizzare una longevità dei veicoli superiore probabilmente a quelle che sono le attuali aspettative al riguardo.
Una notizia molto interessante riguarda l'utilizzo intensivo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare - e soprattutto a quanto si sente dire spesso in giro... - lo studio dimostra che macinare chilometri, quindi tenerle sotto stress, non danneggia affatto le batterie. La differenza di degradazione tra veicoli ad alto utilizzo e quelli a basso utilizzo è minima: appena 0,25% su 48 mesi. Questo dato è particolarmente rilevante per flotte commerciali, corrieri e professionisti che percorrono decine di migliaia di chilometri all'anno.
Anche i detrattori però possono tirare un sospiro di sollievo: anche per loro c'è un argomento utile. Infatti la longevità delle batterie un nemico continuano ad averlo ed è la ricarica rapida in corrente continua (DC fast charging). L'analisi ha evidenziato una correlazione diretta tra l'uso frequente di colonnine rapide e l'accelerazione del degrado, specialmente quando i veicoli operano in climi caldi. I veicoli che ricorrono al DC fast charging più di 3 volte al mese in condizioni di temperatura elevata mostrano un deterioramento significativamente superiore rispetto a quelli ricaricati prevalentemente con sistemi Level 2 (240V). La spiegazione è tecnica ma semplice e sicuramente non è nuova: la ricarica rapida genera alte correnti e temperature elevate, entrambe fattori di stress per le celle.Sul fronte temperatura, il confronto è illuminante. Una Tesla Model S 2015 con raffreddamento a liquido registra una degradazione media del 2,3%, mentre una Nissan Leaf 2015 con raffreddamento passivo ad aria raggiunge il 4,2%. Quasi il doppio. La gestione termica efficace, quindi, non è un dettaglio: è fondamentale per preservare le prestazioni nel tempo. Anche questa, però, è un po' la scoperta dell'acqua calda come si suol dire.
Lo studio Geotab fornisce anche indicazioni pratiche precise per estendere la vita delle batterie. Primo: mantenere lo stato di carica (SOC) tra il 20% e l'80% durante l'uso quotidiano, riservando la carica al 100% solo per i viaggi lunghi. Secondo: limitare l'esposizione a temperature estreme, privilegiando modelli dotati di raffreddamento a liquido. Terzo: preferire la ricarica Level 2 per le soste notturne ed evitare l'abuso delle colonnine rapide.
Ehm... ok, sono cose già note, ma repetita iuvant o no?
Un aspetto spesso trascurato riguarda i buffer di protezione implementati dai costruttori. Questi sistemi limitano la capacità utilizzabile della batteria per proteggerla da cariche e scariche estreme, rallentando il processo di invecchiamento. La Chevrolet Volt, ad esempio, adottava buffer dinamici particolarmente ampi che si adattavano con l'età della batteria, risultando in una degradazione inferiore alla media.
Anche se l'analisi si concentra sulle quattro ruote, anche per il settore motociclistico questi dati possono offrire spunti interessanti. Anche perché i principi fisici e chimici delle batterie agli ioni di litio sono identici. Le moto ad oggi hanno un vantaggio: raramente hanno a disposizione la ricarica a corrente continua. Non avendo una capacità della batteria tale da impiegare troppo tempo per una ricarica, è sufficiente una Tipo2 a corrente alternata con un buon caricabatterie ad offrire dei tempi di ricarica dignitosi. Sicuramente è un aspetto su cui bisogna migliorare ed è apprezzabile la presenza su alcuni modelli di più modalità di ricarica. Ciò su cui ci si deve concentrare maggiormente, però, è creare sistemi di raffreddamento efficaci, gestione intelligente della ricarica e strategie di protezione delle celle per garantire longevità e affidabilità. L'uso intensivo di chi utilizza la moto o lo scooter come mezzo primario, pensiamo ad esempio al delivery, non rappresenterà un problema.
Perciò leggiamo lo studio di Geotab per quello che è, ovvero un messaggio complessivamente positivo per il mondo dei veicoli elettrici. Con una gestione più attenta da parte dell'utilizzatore ma soprattutto con scelte tecniche appropriate da parte dei costruttori, la durata non rappresenta un ostacolo alla transizione elettrica.