Lezioni di guida

I segreti della guida in pista. Seconda parte

- Dopo aver affrontato il tema delle traiettorie e delle curve semplici, eccoci all'ingresso delle curve in successione, delle chicane e pronti ad affrontare i cambi di pendenza. A condurci è Furio Piccinini, autore del libro “La guida in pista”
I segreti della guida in pista. Seconda parte


Le curve in successione

Figura 1 – Una doppia curva da raccordare. Pensate sempre a ciò che viene dopo...
Figura 1 – Una doppia curva da raccordare. Pensate sempre a ciò che viene dopo...

Riprendiamo il discorso da dove eravamo rimasti. E approfondiamolo. Quando due curve sono estremamente vicine e hanno lo stesso verso (entrambe a destra o a sinistra), è possibile raccordarle, così da percorrere una sola curva. Nel caso di due svolte a 90°, come mostrato in Figura 1, la traiettoria mostra chiaramente che è possibile identificare due punti di corda: il pilota arriva in prossimità del primo punto di corda e resiste alla tentazione di allargare la traiettoria. Parzializzando il gas può restare abbastanza vicino al cordolo interno, così da rimanere in linea ideale, identificare il secondo punto di corda e sfruttare tutta la pista in fase di accelerazione (Figura 2). La traiettoria rossa vi mostra invece il tipico errore di chi, per troppa foga, accelera non appena lambisce il primo punto di corda, compromettendo il resto della percorrenza. Notate che il punto di corda è il medesimo della traiettoria blu, segno che l’inserimento in curva è avvenuto nello stesso modo e con gli stessi tempi. È solo l’acceleratore a fare la differenza...
Nel caso di doppia curva con raggio variabile, basta unire queste considerazioni a quelle già esposte nel caso rappresentato in Figura 3, poiché l’unico elemento variabile è la velocità di percorrenza.

Le varianti o chicane

Le chicane rappresentano un caso a parte poiché, sebbene si tratti formalmente di due curve in successione, vanno affrontate con delle traiettorie diverse. Per prima cosa, diversamente al caso analizzato in precedenza, le due curve che formano la chicane sono opposte, nel senso che una è a destra e l’altra a sinistra, o viceversa. La seconda differenza è che nelle chicane è necessario affrontare un cambio di direzione, per passare da una curva all’altra: questo fatto, che sulle prime potrebbe apparire semplice, va eseguito in velocità, cosa che costringe a lavorare molto sulla posizione del corpo (lo vedremo nelle prossime uscite) e che potrebbe far perdere facilmente la traiettoria ideale, innescando una serie di errori difficile da correggere. La fregatura sta tutta qui: nelle curve in successione e in particolar modo per le chicane, un errore nella prima fase viene mantenuto (e spesso amplificato) fino all’uscita dalla seconda curva, compromettendo i tempi e la qualità della guida. La Figura 4 mostra la struttura di una chicane tipo, con le traiettorie colorate: quella blu è corretta, quella rossa, invece, mostra cosa accade quando si cerca di affrontare la chicane come se fosse una curva “normale”.

Figura 4 – Le chicane vanno studiate, poiché la traiettoria ideale è molto differente rispetto a una classica curva.
Figura 4 – Le chicane vanno studiate, poiché la traiettoria ideale è molto differente rispetto a una classica curva.

Ciò che appare evidente dalla traiettoria blu è che la fase di inserimento in curva viene eseguita con un certo ritardo. Ciò permette al pilota di trovare un punto di corda ritardato e quindi di uscire più “stretto”, cosa molto utile se si considera che è necessario eseguire un cambio di direzione e inserirsi nella seconda curva. Il momento del cambio di direzione è piuttosto complicato: la moto infatti in quei pochi metri necessari alla manovra non curverà, quindi occorre tenerne conto nella scelta della linea. La traiettoria blu prosegue; il pilota a questo punto affronta la seconda curva secondo le regole che ho già trattato, quindi identifica il punto di corda e lo aggredisce, cercando la massima accelerazione.
La traiettoria rossa differisce dalla blu sostanzialmente per la fase iniziale: il pilota cerca un punto di corda standard, ma nella percorrenza finisce largo (adotta un approccio largo-stretto-largo), compromettendo la traiettoria ideale per la seconda curva. In questi casi si hanno due possibilità: la prima è finire fuori pista, poiché il cambio di direzione porta la moto oltre il cordolo. La seconda è rallentare con decisione, sacrificando la velocità solo per restare in pista. Entrambi i risultati sono pessimi. Per le chicane è fondamentale introdurre un ragionamento che vi seguirà per tutto il resto della vostra carriera di motociclisti: la traiettoria deve essere scelta in funzione del tipo di curva che segue.

Figura 5 – La traiettoria ideale in una chicane vi permette di sfruttare al meglio l’accelerazione in uscita.
Figura 5 – La traiettoria ideale in una chicane vi permette di sfruttare al meglio l’accelerazione in uscita.

Nella chicane mostrata in Figura 4 è evidente che il pilota che traccia la linea blu sacrifica leggermente la velocità di inserimento nella prima curva, concedendosi quindi spazio e tempo necessari per affrontare il cambio di direzione e, in pratica, raddrizzando il più possibile la curva. Il beneficio, mostrato in Figura 5 sotto forma di frecce colorate, è evidente: con questo stratagemma è possibile sfruttare un’ampia parte del tracciato per cercare la massima accelerazione, che compenserà abbondantemente l’ingresso ritardato. Le frecce contrapposte rappresentano il punto in cui il pilota esegue il cambio di direzione: dopo pochi metri potrà quindi accelerare e puntare il cordolo di uscita. Sacrificando la velocità di ingresso in curva, il pilota che traccia la traiettoria blu avrà quindi molti più metri a disposizione per accelerare, oltretutto su un arco di circonferenza il cui raggio è molto più ampio (freccia bordata di giallo). Il pilota rosso, invece, arriva troppo forte nella prima curva, è costretto a rallentare, ritardando il cambio di direzione e a uscire più lento dalla curva.

Va da sé che le traiettorie mostrate dipendono dalla curva che seguirà, come già detto altre volte. Se per esempio nella Figura 5 la curva successiva fosse verso destra, le traiettorie mostrate sarebbero sbagliate: in questo caso sarebbe bene sacrificare anche parte della seconda curva, così da evitare di uscire larghi. La condizione ideale sarebbe il trovarsi abbastanza vicini al cordolo esterno (a sinistra), così da poter affrontare la terza curva con l’approccio largo-stretto-largo.


Le variazioni di pendenza


Un paragrafo a parte meritano le curve che incorporano una variazione di pendenza. Presto o tardi le incontrerete, quindi è bene darvi qualche dritta per evitare di sbagliare traiettoria. Come imparerete meglio nelle uscite successive, la moto si guida con i movimenti del corpo, vale a dire con la disposizione e gli spostamenti del peso. Una variazione di pendenza all’interno di una curva ha l’effetto di caricare in più o in meno gli ammortizzatori, cosa che inevitabilmente si riflette sulla vostra traiettoria.
In linea di massima tenete a mente che se incontrate una discesa durante la curva, gli ammortizzatori subiranno un minor carico, portandovi ad allargare un po’ la traiettoria che avete scelto. La situazione è opposta nel caso di una salita: gli ammortizzatori si comprimeranno, portandovi a forzare molto di più sugli pneumatici e a chiudere leggermente la traiettoria. Un esempio di quest’ultimo caso (anche se parziale) è una curva parabolica. Considerate, infine, che le stesse sollecitazioni le subirà anche il vostro corpo: per evitare di trovarvi letteralmente in volo con le gambe, o di schiacciarvi fino a sbattere il casco sul cupolino (rispettivamente in discesa o in salita), controllate sempre bene la vostra posizione in sella.

Conclusioni


Le traiettorie sono fondamentali nella guida in pista. Anche su strada potete interpretare le curve in modi diversi, ma con parecchi elementi esterni in più, come la linea di mezzeria, tombini, buche e altri disturbi. In pista saper scegliere la linea migliore è una vera e propria arte, quindi non smettete di sperimentare. Anche i piloti professionisti spesso guidano in scia ai più veloci, per scoprire quali traiettorie permettono di sacrificare meno velocità e ottenere una guida più fluida. Non abbiate quindi timore di sperimentare linee diverse, ma sempre con un occhio alla sicurezza!

Furio Piccinini*

Il libro "La guida in pista", edito da Hoepli, è disponibili a questo link

* Furio Piccinini, classe 1976, è l'autore del volume “La guida in pista”, che verrà sviscerato in una serie di puntate su Moto.it, ma se avete fretta potete andare in libreria o collegarvi al sito dell'editore Hoepli e acquistarlo. Piccinini ha collaborato come istruttore di guida con diverse scuole di pilotaggio e circuiti italiani. Attualmente prosegue nell’insegnamento delle tecniche di pilotaggio presso varie piste.

 

  • Aquila della notte, Savignano sul Rubicone (FC)

    Ve la rimetto

    Giù più dolce il vecchio KENNY diceva che per andare forte in pista bisogna entrare forte in curva e uscirne ancora più forte e tenere sempre il gas aperto capito il concetto? e il resto come diceva il Califfo è noia ciao!!!! saluti rapaceschi
  • Marcello.Guerrini, Monza (MB)

    Fatevi un bel corso!

    Ho fatto il corso con la Scuola Federale Corsetti, eccezionale. Lo consiglio a tutti !
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