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Si chiude simbolicamente un cerchio iniziato nel 1971: il trio che ha fatto innamorare il mondo delle due ruote nel capolavoro di Bruce Brown è ora di nuovo riunito. Lawwill raggiunge infatti Steve McQueen e Malcolm Smith, completando quella formazione leggendaria che ha trasformato il motociclismo da sottocultura di nicchia a fenomeno di massa globale.
Nato nel 1940 a Boise, Idaho, Lawwill non è stato solo una stella del cinema documentaristico. È stato, prima di tutto, uno dei piloti più forti e metodici della sua epoca. Nel 1969, vinse il prestigioso titolo AMA Grand National, la massima onorificenza del motociclismo americano, difendendo i colori della Harley-Davidson.
A differenza di molti colleghi dell'epoca, Mert era noto per il suo approccio quasi scientifico alle corse, non si limitava a guidare; progettava, modificava e perfezionava personalmente i suoi telai e le sue sospensioni, cercando sempre quel vantaggio tecnico che potesse compensare i rischi del Flat Track.
Nel film di Bruce Brown Lawwill rappresentava il professionismo puro. Mentre Malcolm Smith incarnava la gioia del fuoristrada e Steve McQueen la passione della celebrità, Mert mostrava al pubblico la fatica, la polvere e la determinazione necessarie per difendere il numero 1 sulla tabella della propria moto. La sua stagione del 1970, segnata da guasti meccanici e sfortuna, fu seguita dalle telecamere di Brown, offrendo uno sguardo senza filtri sulle sfide umane e tecniche di un pilota di alto livello.
La carriera di Lawwill subì una battuta d'arresto nel 1977 a causa di un grave disturbo all'orecchio interno che ne compromise l'equilibrio, ma il suo genio non rimase inattivo, si dedicò alla progettazione, diventando un pioniere nel mondo delle mountain bike (celebre il suo telaio Lawwill DH) e sviluppando protesi specifiche per permettere ai piloti che avevano perso un arto di continuare a gareggiare.
La sua morte segna la scomparsa dell'ultimo dei "tre moschettieri". Resta però un'eredità indelebile, ogni volta che un appassionato sale in sella per una corsa nel fango o in pista, c'è un po' dello spirito di Lawwill, colui che ha dimostrato che il motociclismo è, allo stesso tempo, una scienza esatta e un atto d'amore puro.