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L'emergenza legata alla sicurezza stradale nel territorio trevigiano continua a far registrare numeri allarmanti, delineando un quadro tragico per chi si sposta sulle due ruote.
In appena sei mesi, il bilancio ha raggiunto la drammatica cifra di 14 morti in incidenti in moto, e impone una profonda riflessione sulle cause e sulle responsabilità infrastrutturali. Tra i fattori determinanti che aggravano gli esiti degli incidenti, il dito è puntato in particolar modo contro i guardrail. Quelle che per le automobili nascono come barriere di contenimento pensate per la tutela, per i motociclisti si trasformano spesso in trappole mortali.
La dinamica di molti di questi sinistri evidenzia infatti come l'urto contro i montanti scoperti o le lamiere delle barriere tradizionali non lasci alcuno scampo, provocando lesioni devastanti anche a seguito di scivolate sull'asfalto o perdite di controllo che, in altre condizioni, si sarebbero potute risolvere con ferite lievi.
Di fronte a 14 vite spezzate in un arco temporale così ristretto, la necessità di adeguare la viabilità del Nordest non è mai stata così urgente. Cresce sempre di più la richiesta di installare i cosiddetti dispositivi salvamotociclisti, ovvero l'applicazione di una fascia continua inferiore in grado di coprire i paletti metallici e assorbire l'impatto del corpo, scongiurando il temuto effetto ghigliottina.
Si tratta di un intervento strutturale ormai imprescindibile per i tratti stradali più critici, indispensabile affinché le strade del trevigiano smettano di esigere un tributo così inaccettabile per l'intera comunità.
Quello dei guardrail non è un problema solo del trevigiano, ovviamente, ma di molte zone amate da noi motociclisti.
La prima regola però è la prudenza, sempre, per tutti!