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Africa Eco Race. Finale. Alessandro Botturi (Yamaha) raddoppia!

- Il Gigante di Lumezzane vince per la seconda volta consecutiva al temine di un Rally perfetto. Il “caso” Paolo Lucci, vincitore di 3 Tappe, terzo assoluto a Dakar e poi… declassato al quarto. Africa Eco Race: la “Corsa a Dakar” è bella!

Dakar, Senegal, 19 Gennaio 2020. Ci sono state edizioni della Dakar in cui l’ultima Speciale, sui ventidue chilometri lungo l’Atlantico che portano al Lago Rosa, è stata teatro di fatti drammatici. Nel bene e nel male. Oggi la Speciale è solo una passerella simbolica per accedere al podio finale di Africa Eco Race, tra il villaggio di pescatori di Niokhob e il limitare dello “storico” specchio d’acqua rosa e delle sue saline. Sullo sfondo l’Oceano.

 

Su quel podio, sempre importante, sale per primo il vincitore. Per la seconda volta consecutiva Alessandro Botturi vince Africa Eco Race. Il “detentore” difende con successo il Titolo conquistato un anno fa. Stessa Moto, la Yamaha 450 Rally che Alessandro continua a prediligere perché ne è stato uno degli sviluppatori.

 

Botturi ha condotto una Gara da manuale. Consapevole del proprio potenziale, lo ha misurato per la prima volta, gomito a gomito, con l’esperienza di Pal Anders Ullevalseter, due volte vincitore del Rally di Jean-Louis Schlesser e René Metge e, come il bresciano, “Dakariano” D.O.C.

 

Grande stratega

La Corsa si è dunque sviluppata sul tema del confronto, diretto e costantemente ravvicinatissimo, concluso solo sul filo di lana dell’ultima speciale, tra Idini e Teverit di 187 chilometri, vinta da Paolo Lucci. Botturi ha saputo imporre la sua superiorità vincendo di misura la prima, terza e quinta Speciale, e ha quindi amministrato il sia pure lieve vantaggio con la perfetta gestione degli ordini di partenza e delle speciali in cui era costretto a stare davanti. Ullevalseter, secondo al traguardo del Lago Rosa con una KTM, si è dimostrato un avversario esperto e coriaceo, e soprattutto un buon amico e compagno di Avventura. L’Aria buona di Africa Eco Race.

 

La seconda settimana è stata caratterizzata dall’Exploit di Paolo Lucci, in gara con una Husqvarna del team Solarys e autentica rivelazione dell’Edizione 2020 della Corsa a Dakar. Con 3 successi di Tappa, una sorprendentemente buona gestione di strategie per lui inedite e un grande show di bravura in tandem con Botturi, Lucci ha vinto e, soprattutto… convinto, conquistando sulle piste il terzo posto assoluto alle spalle dei due più esperti “Big”.

 

Il ventisettenne Pilota di Castiglion Fiorentino ha fatto stare svegli per due settimane i suoi compaesani, costringendoli a faticosi extra di baccanali e festeggiamenti. Erano quindici anni che “Castiglioni” non si lasciava andare a manifestazioni di entusiasmo per un proprio figlio Motociclista. Dai tempi del suo concittadino più famoso, Fabrizio Meoni. Lucci, che della sua Città è il nuovo Ambasciatore, è ora un po’ più che una promessa…

 

Il "caso" Lucci

Il “caso”. Non è finita. Lucci aveva guadagnato il diritto a salire sul terzo gradino del Podio finale del Rally, a Saint Louis, vincendo l’ultima tappa al cronometro. Poi, ormai in vista dell’epilogo del Lago Rosa, Lucci è stato costretto a scendere al 4° posto a causa di una penalità, al momento fissata in 15 minuti, conseguente a un reclamo presentato dal “solito” Lyndon Poskitt. La protesta si basa sull’utilizzo, da parte di Lucci, di un penumatico non omologato che però era passato alle verifiche. Strani casi, leggerezze che diventano pesantissime. Non tutto è chiaro, certo, e non è detto che la faccenda finisca qui. Comunque al momento è cosa fatta. L’inglese ha passato più tempo dai “carabinieri” che in moto, a tagliare la strada a Lucci sulla pista, mentre il toscano cercava di sorpassarlo nella polvere, e nei corridoi distorti della sportività secondo una mentalità a priori perdente. Alla fine il britannico gioca una carta che si era tenuto nascosta per tutto il Rally. Si impossessa della posizione a tavolino, conquista il terzo posto di un altro e sale sul podio accompagnato da una bordata di fischi e dalla simpatia di… nessuno. Non è nello spirito di Africa Eco Race. Lyndon, AERexit, torna al tuo mondo di piccoli con la tua medaglia di latta, please!

 

Bella, come abbiamo visto, la Gara di Giovani Gritti, vincitore della decima Tappa con la Honda di Agazzi, di Blasco La Cavera, avanti con i debuttanti, 12° assoluto giusto davanti a Gabriele Minelli, dell’eterno Franco Picco e dell’indistruttibile Nicola Dutto.

 

E bella la Gara in sé. Bella Africa Eco Race. 12ma Edizione. 6.500 chilometri in 12 Tappe da Monte Carlo a Dakar attraverso Marocco, Mauritania e Senegal. Non è la Dakar, ma va… a Dakar. In un’atmosfera speciale. E questo basta e avanza, soprattutto in un’Edizione che ha riscoperto e rilanciato il triangolo magico Atar-Tidjikja-Tichit e l’icona del Deserto della Mauritania.

 

© Immagini AER – Alessio Corradini – Marcin Kin

  • Ponan68, Monza (MB)

    Tra l'altro i pneumatici da cross con carcassa più dura e tasselli più pronunciati e distanti non dovrebbero essere un vantaggio solo su salti e fondo fangoso? Anche perché in caso contrario non si capisce perché esistano quelli da enduro...
  • corivorivo, Padova (PD)

    Oops...!!!

    il Batini riapparì!
    (ci dai la tua versione sul caso Poskitt?)
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