Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
In un'intervista recente Fabio Di Giannantonio ha detto, più o meno, "lo psicologo non è da pazzi", confermando di averci lavorato a più riprese durante la sua carriera.
Anche Jorge Martín e Pedro Acosta hanno spiegato di lavorare e aver lavorato con dei professionisti per curare la parte mentale di questo lavoro, ma anche della vita.
Insomma, il concetto di salute mentale è presente tra i piloti di MotoGP e diversi hanno affrontato percorsi di terapia.
Ora, dalla Spagna, dal collega Emilio Pérez de Rozas per El Periodico arriva un'interessante articolo in cui si spiega cosa la MotoGP sta facendo per la salute mentale dei piloti.
A parlare è il dottor Angel Charte, responsabile medico della MotoGP: "Da molto tempo parlo, lavoro e mi confronto con i migliori specialisti di salute mentale di questo Paese, che sono molti e molto bravi, perché credo che sia un aspetto fondamentale della salute e sempre più importante".
Come ha spiegato Pérez Da Rozas "da tempo Charte vuole introdurre nel campionato delle due ruote una formula, un metodo, un sistema, un modo, senza pestare i piedi a nessuno, per aiutare i piloti a essere meglio preparati ad affrontare la sfida, non solo fisica, non solo sportiva, ma anche mentale".
Charte ha fatto un esempio concreto: "Questi ragazzi cadono a 300, si rialzano, si scrollano la polvere dalle tute, corrono verso la moto o tornano al loro box, prendono la seconda moto e ripartono di corsa verso la pista a 350 chilometri orari. Per fare una cosa del genere, ripetutamente, non basta essere un fenomeno in sella o un portento fisico, bisogna avere anche la testa a posto. E questo sì che ci preoccupa".
Charte ha sempre rifiutato l'idea che i piloti siano speciali, degli eroi: "È pura invenzione, una leggenda metropolitana, sono come tutti noi, solo che questi giovani gestiscono molto bene la loro professione, il loro lavoro, la loro quotidianità. Vogliono correre. E qualsiasi incidente sembra loro poco. O niente. Anche se questo sta cambiando, perché cominciano a rendersi conto che, spesso, hanno molta fortuna".
El Periodico riporta che Charte, sostenuto da Carmelo e Carlos Ezpeleta, ha preso la decisione di cominciare a intervenire o, quantomeno, a sondare la griglia della MotoGP sulla salute mentale, senza voler imporre nulla. L'obiettivo sarebbe quello di convincere i piloti che sarebbe un bene per tutti loro lavorare con specialisti di salute mentale.
"Li conosco tutti - ha detto Charte - e ho un ottimo rapporto con loro, sono estremamente professionali nel loro lavoro e hanno la testa dentro la competizione al cento per cento. Per questo credo che sia arrivato il momento di compiere un passo avanti con un ulteriore aiuto e di sondare la loro salute mentale, vitale in qualsiasi ambito della vita. Devono vedere questo progetto come qualcosa pensato per il loro beneficio e la loro stabilità".
Charte vorrebbe consegnare ai piloti, a Valencia, un test sulla salute mentale: “Sarà un test semplice, che non vorrà sapere nulla di strano sulle loro vite, sulla loro infanzia, sulla loro giovinezza, sulla loro famiglia. Non ci sarà nessuna domanda contorta, scabrosa, non ci interessa niente di tutto questo. È un questionario che stanno preparando specialisti della materia, ed è per questo che dico che sto imparando, perché io non sono un esperto di salute mentale, anche se mi interessa molto. I piloti dovranno compilarlo durante l'inverno e restituirmelo al primo test della prossima stagione in Thailandia".
Gli specialisti scelti dal dottor Charte e lo stesso Charte studieranno le risposte, i commenti, i suggerimenti che i piloti potranno inserire in quel documento: "Se vediamo che c'è qualche questione preoccupante, dovremo intervenire, con tatto, ovviamente, con l'autorizzazione dei piloti, ma, se necessario, avendo la necessità e l'obbligo di cambiare alcuni dettagli del regolamento".