Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Joan Mir è un tipo sveglio, molto alla mano, parlantina veloce, italiano buonissimo e mi è sembrato pure molto coinvolto e partecipe durante l'intervista. Insieme al campione del mondo 2020 abbiamo ripercorso il quadriennio in Honda, il titolo mondiale con Suzuki (Mir ha detto la sua, chiaramente) e le difficoltà attuali nel trovare continuità e podi, stanti le molte cadute.
Nato e cresciuto a Maiorca Mir, come molti altri piloti, oggi fa base ad Andorra. Joan ha parlato di gestione mentale, del supporto ricevuto da uno psicologo e di come giudica il proprio percorso in sella alla RC213V.
Nota: quando abbiamo fatto quest'intervista non era ancora ufficiale, seppur noto, il suo passaggio nel 2027 nel team Gresini con una Ducati ufficiale. Per cui del futuro non ne abbiamo parlato.
Qual è per te il contrario della parola paura?
"Hostia! (ci pensa un po'..., ndr) estrapolato nel nostro mondo magari è divertimento"
Ti chiami praticamente come un famoso pittore spagnolo, Joan Miró...
"Lo conosco è un'arte un po' strana, surrealista, si mi piace, mi piacerebbe avere un suo quadro! Magari per il nome me ne danno uno! (ride, ndr)"
Hai altri interessi oltre alle moto?
"Guarda... mi piace stare bene fisicamente, mi piace la bici, il ciclismo, l'allenamento in palestra, ma soprattutto sto con la famiglia: sono padre di un bimbo di 3 anni e non ho tanto tempo per fare molto altro"
Vivi ancora a Palma di Mallorca?
"No, vivo ad Andorra"
Cosa ti manca di Mallorca?
"Ogni volta mi manca di più, da dieci anni sono ad Andorra. A parte la famiglia e gli amici... il mare, sì"
Com'è cambiata la Honda dal 2023, quando sei arrivato, fino a oggi? Per esempio il tuo compagno Marini nomina spesso l'aerodinamica...
"Il carattere della moto è rimasto molto simile, è migliorato il carattere del motore, è migliorata l'aerodinamica, ma più di questo non tanto"
Hai detto di essere venuto in Honda per riportarla alla vittoria, come avevi fatto con la Suzuki. Come valuti il tuo percorso con Honda?
"È una bella domanda, considero che il cerchio non si sia ancora chiuso, manca ancora tanto, però la realtà è che in questo periodo difficile per Honda abbiamo fatto dei podi, ed è una cosa che non tanti possono dire di aver fatto, in un'epoca in cui le marche europee stanno facendo la differenza"
Le difficoltà nel periodo in Honda?
"Per me è stato difficile gestire la testa, perché quando sono arrivato pensavo che fosse facile: nel 2020 ero primo, nel 2021 terzo, nel 2022 lottavo ed ero quarto nel mondiale, fino a quando Suzuki non ha detto che si sarebbe ritirata. Non stare in zona podio per me era strano. A me ciò che mi fa muovere sono i risultati e non è stato facile gestire questa mancanza di risultati, ho fatto del mio meglio"
Ne hai parlato tante volte, di aver pensato di ritirarti, specie il primo anno...
"Sì, sì, sì"
Quest'anno, ma anche negli anni scorsi, sei caduto molto, mentre nel 2020 cadevi pochissimo e hai vinto un mondiale gestendo. È come se avessi cambiato strategia, il massimo o niente, giusto?
"Sì. Sono stati momenti diversi: nel 2020 e nel 2021 avevo una moto competitiva e rischiare era facile, ma con questa moto è difficile non andare sopra il limite. Se vado sopra il limite, vado veloce, ma devo andare sopra il limite, e quindi arrivano le cadute"
Pensando al titolo vinto nel 2020, c'è qualcosa che secondo te la gente non ha capito di quel mondiale?
"Logicamente sì, altrimenti non mi faresti questa domanda. Non so se la gente pensa che ho corso da solo quell'anno... oppure se non vinci con una Honda, una Yamaha o una Ducati non conti. Quando sono andato in Suzuki mi piaceva la sfida di vincere con Suzuki, che non vinceva il titolo da più di 20 anni (precisamente 27, con Schwantz nel 1993, ndr), volevo fare una cosa che nessuno aveva fatto: e la gente invece non ha dato valore a quella vittoria, che è impressionante"
Ancora su quella vittoria, Joan ci tiene a spiegarlo bene, giustamente...
"Dicevano 'è stato molto costante', oh! Ho vinto con una Suzuki, una cosa che nessuno ha fatto! Poi dicevano 'Ha vinto solo una gara', se in Austria Maverick non fosse rimasto senza freni avremmo vinto anche quella, ed erano due vittorie. Insomma invece di dire che ho vinto con la Suzuki la pensano in un modo diverso da come la penso io. Ma sicuramente la gente che sa di moto non la pensa così"
E poi altra cosa di valore, sei diventato campione del mondo al tuo secondo anno in MotoGP...
"Sì!"
Quando hai vinto, hai continuato a correre con il numero 36. Se tornassi indietro, metteresti l'1?
"No, no, no"
Non è bello mettere l'1?
"È bello mettere l'1, sono d'accordo con te, ma non so... quando ho vinto in Moto3 ho continuato con quel numero anche nel mondiale, come faceva Valentino, che è sempre stato il mio riferimento"
Hai il numero giallo per Valentino?
"No, no, il giallo mi è sempre piaciuto e poi nella rookies eravamo tutti uguali, stessa moto, stessa tuta e mio padre mi diceva 'mettiti il giallo così ti vedo'"
Hai mai lavorato con uno psicologo durante la carriera?
"Sì, sì, sì"
Lo hai ancora ora?
"Ora no, non lavoro con uno psicologo in questo momento. Lo psicologo ti dà delle linee guida, degli strumenti che ti aiutano ad affrontare situazioni difficili, ma non ti risolvono nulla direttamente eh, lo devi risolvere te, ti danno delle istruzioni. Però mi ha aiutato molto nei momenti complicati della mia carriera"
Nel tuo primo anno con Marc Marquez in squadra, c'è un episodio che racconti spesso, che ti ha riferito qualche tuo amico su Marc...
"Quando mi sarebbe piaciuto trovarmi con lui in una situazione diversa, quell'anno la moto non era competitiva, mi sarebbe piaciuto essere con lui quando vinceva, 2019, 2018... perché quando siamo stati insieme è stato un anno difficile per lui, pur senza lesioni"
Se potessi andare a cena con una persona famosa, un politico, un attore, un'attrice, uno storico, un calciatore, chi sarebbe?
Ci pensa un bel po... "Io... io, vado a cena con mia moglie e sono a posto (ride, ndr)"
Costruiamo il pilota ideale. Chi è il migliore in frenata"
"Della griglia in questo momento?"
Sì...
"Se posso mettermi anche io, Joan Mir"
Cambio di direzione?
"Acosta"
Percorrenza in curva?
"Bezzecchi"
Giro secco?
"Martín"
Miglior gestione dei media?
"Márquez"