Nico Cereghini: “Le minimoto, la Romagna, una grande storia”

Nico Cereghini: “Le minimoto, la Romagna, una grande storia”
Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
Una foto che arriva dallo zio di Mattia, Maurizio Pasini, e che parla di competenza, fantasia, soprattutto di passione. Non è difficile capire, alla fine, perché tanti talenti motociclistici escano da quella terra o lì possano maturare
  • Nico Cereghini
  • di Nico Cereghini
14 novembre 2022

Ciao a tutti! Nel pieno di Eicma pubblico un post sulla mia pagina FB e inaspettatamente mi esplode tra le mani una storia, anzi un romanzo. Sui social capita spesso che le conseguenze superino di gran lunga le intenzioni e magari galoppino verso serissimi guai, ma questa volta no: la cosa è partita bene e finirà, quando finirà, benissimo.

Massimo Tamburini, tutto parte da lì. Da una foto del più amato genio della moto, seduto in sella alla splendida trasformazione della MV 600, una delle primissime Bimota della storia. Tra le centocinquantamila “persone raggiunte”, tutte entusiaste a sentire il nome di Massimo e a rivederlo, spuntano fuori le figure più inaspettate: chi quella moto l’ha vista dal vivo, chi ci ha lavorato sopra, c’è Alessandro Altinier che ora la possiede, ci sono i figli Simona e Andrea e gli amici di Massimo. Un mondo di affetto e di passione.

E tra le tante voci mi arriva quella dei Pasini di Riccione, quelli delle minimoto. Maurizio, che è lo zio di Mattia, mi manda quest’altra bellissima immagine di Tamburini, fotografato tra Luca (a destra) e lo stesso Maurizio. Al centro, una minimoto molto particolare che replica la MV F4, altro capolavoro dell’indimenticabile Tamburini.
La foto risale a una quindicina di anni fa e la motina venne in seguito prodotta in serie anche per la CRC e la stessa MV, che la espose al Salone di fianco alla “mamma”.

Se vi capita, andate a vederla, la pagina di Maurizio. In uno dei suoi ultimi post, compare la stupenda fotografia di Enea Bastianini e Pecco Bagnaia, stessa epoca di cui sopra: due bimbetti che sollevano le coppe, uno vicino all’altro sul podio di una gara di minimoto… E poi uno si domanda perché quasi tutti i nostri campioni nascano in Romagna e terre limitrofe, oppure perché mai, se nascono altrove, lì debbano andare per maturare davvero.

La passione per la moto non è una esclusiva dei romagnoli, naturalmente. Però, per una serie di ragioni, è soltanto lì che si concentra da molti anni in quantità tale da alimentare una vera scuola. Tante case motociclistiche sull’asse da Bologna a Pesaro, tante pistine, tante squadre, tanti sponsor, tanti campioni. E tante minimoto.

Sì, perché quei piccoli bolidi lanciati da Vittoriano Orazi della leggendaria Vittorazi negli anni Ottanta, e portati avanti dai fratelli Pasini in prima persona, sono stati la base dei successi di ieri e di oggi. Penso a Valentino, Poggiali, Simoncelli, fino agli stessi Bagnaia e Bastianini.

Non lo si scopre adesso, naturalmente, è una cosa nota. Ma un giorno o l’altro bisognerà fare un viaggio da quelle parti, per raccontare bene come vivono, come lavorano, come ragionano e cosa mangiano quei personaggi lì. Perché è chiaro che della leggendaria Mototemporada, delle corse degli anni Sessanta sui viali della riviera con la gente stipata intorno, qualcosa di importante è rimasto.

Da Automoto.it

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