Motomondiale

MotoGP. Sic e Stoner, Silverstone 2011, che ricordi!

- Dieci anni fa due piloti particolari animavano il GP di Gran Bretagna: Casey Stoner e Marco Simoncelli. L’australiano metteva l’ipoteca sul suo secondo titolo, l’italiano stava ritagliandosi un ruolo da protagonista in MotoGP. Scattavano uno accanto all’altro in prima fila
MotoGP. Sic e Stoner, Silverstone 2011, che ricordi!

Purtroppo ricordiamo tutti come andò a finire quella stagione 2011: con la tragedia del Sic - che aveva solo 24 anni! - a Sepang, Malesia, il 23 ottobre. E con Casey protagonista fino all’ultima gara, fino a Valencia, campione del mondo con dieci netti successi. Ebbene, allora non ce ne rendevamo conto ma oggi lo sappiamo, il GP di Gran Bretagna del 2011 fu lo specchio dell’intera stagione: Stoner che guidava come un diavolo anche la Honda, dopo la Ducati del 2007, e questa volta sul bagnato dava una lezione ai rivali. Una spanna sopra a tutti gli altri. E Marco Simoncelli che stava facendo una cosa grande, lottava per il secondo posto, era il talento emergente e dannazione cadde.

Due grandi piloti, due carriere troppo brevi. Per l’australiano quella di farsi da parte così presto fu una libera scelta, per il romagnolo a decidere la sorte fu il destino beffardo che lo attendeva in Malesia. Una scivolata come tante, poi una dinamica imprevedibile e fatale. Il dramma del 23 ottobre 2011 ha tolto al motociclismo un pilota fortissimo. E ci ha privato di un personaggio che ancora ci manca: spumeggiante, anticonformista, comunicativo, vero.

Quella stagione indimenticabile

Stoner aveva vinto la prima del Qatar, quasi scontato ricordarlo. In Spagna fu centrato da Valentino Rossi, ahi ahi, in Portogallo tornò sul podio con il terzo posto. Ma fu con il quarto successo in sei gare, con questa terza vittoria consecutiva qui in Gran Bretagna, che l’australiano costruì il suo titolo mondiale. Avrebbe centrato un’altra tripletta consecutiva a luglio e agosto, poi sarebbe stato capace di un finale strepitoso con tre vittorie e un terzo posto. Staccando Lorenzo di novanta punti dimostrò senza ombra di dubbio quanto grande fosse il suo talento.

 

 

Marco, quando si arrivò a Silverstone per la sesta prova del 12 giugno, era già esploso in tutta la sua esuberante competitività. Alla sua seconda stagione con la Honda del team Gresini - e pilota ufficiale HRC a tutti gli effetti - si era fatto notare. E anche temere. Molto aggressivo, talvolta troppo. Fu sanzionato a Le Mans per quel famoso incidente con Pedrosa: lui era certo di aver lasciato lo spazio sufficiente al rivale spagnolo, che nel volo si fratturò la clavicola destra, ma tutti gli altri piloti giudicarono scorretta la sua entrata e la direzione gara (forse proprio grazie a Marco…) si svegliò dal torpore.

Andava fortissimo, Marco Simoncelli. Da tre GP (Estoril, Le Mans e poi Barcellona) partiva in prima fila: con il secondo tempo in Portogallo e Francia, dalla sua prima pole in Catalunya davanti a Stoner. E qui a Silvestone staccato di 180 millesimi, davanti a Jorge, Spies e Dovi. Era pronto per vincere, tutti lo sapevano. Poi in gara, purtroppo, qualcosa andava sempre storto, ma proprio qui in Gran Bretagna, il venerdì precedente la gara, Paolo Simoncelli aveva incontrato Suppo e Nakamoto. Il rinnovo era dato per scontato.

La gara sotto l’acqua e col freddo

Solo sedici piloti in MotoGP, quel 12 giugno di dieci anni fa. E la domenica si corse su una pista, come raccontò Zamagni “al limite della praticabilità”: pioggia a catinelle, dodici o tredici gradi sull’asfalto. Stoner letteralmente dominò, anche con la pista allagata e con la difficoltà di portare in temperatura le gomme. Gli altri “guidavano sulle uova”, lui “dava gas a manate” accumulando un vantaggio di tre secondi in sette giri, sei secondi in dieci giri, dieci secondi in tredici giri. Poi tirò il fiato, ma Dovi (Honda anche per lui) chiuse a 15”159.

La prima curva del tracciato di Silverstone è tosta, quando piove forte. In quel punto cadde Jorge Lorenzo al nono giro, e cadde lì anche il Sic all’undicesimo. Entrambi erano alla caccia del secondo posto, erano vicinissimi a Dovizioso che inseguiva Stoner da lontano.

 

 

“Dovi era più forte di me in staccata – raccontò poi Marco - e in quel punto mi ero giocato un jolly nei primissimi giri: la moto andava in acqua-planing, sapevo che era un punto brutto e non ho assolutamente forzato ma sono caduto lo stesso. Lo so, purtroppo ce n’è sempre una, speriamo dalla prossima gara di dare una svolta. Perché siamo sempre lì, ma torniamo a casa con delle prestazioni schifose...”.

Poi la svolta sarebbe arrivata, anche se non fu del tutto all’altezza delle aspettative del pilota e dei suoi tanti fans. La pole subito dopo, ad Assen su Spies e Stoner, il primo podio il 14 agosto a Brno: terzo, dietro a Stoner e Dovi e davanti a Lorenzo. Poi quattro volte quarto, infine, il meglio, splendido secondo a soli 2”2 da Casey Stoner nella “sua” Phillip Island. Era il 16 ottobre, la settimana dopo eravamo tutti a Sepang…

  • Marci 1952, Milano (MI)

    2 Uomini veri, poi arrivò il clown.
  • ted6111

    Hayden ran a stop sign and got hit, that was his own foolish doing. Then the driver was treated like crap for no reason other than Hayden had America behind him. No comparison.
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