Motomondiale

MotoGP 2021. Jorge Lorenzo sulla Superbike, Valentino Rossi e il ritiro

- Perché le derivate di serie non attirano i campioni della MotoGP? Risponde il cinque volte iridato. Che parla anche delle difficoltà di Valentino Rossi. "Vorrei vedere cosa farebbero i suoi rivali di oggi alla sua età"

Se c'è un pilota che sa bene quanto possa essere sofferta la decisione del ritiro, questi è sicuramente Jorge Lorenzo. Nel nostro live di martedì con Nico e Zam, il cinque volte iridato ha ripercorso - fra gli altri argomenti - le sue ultime stagioni in sella a Ducati e Honda, spiegando molto bene quanto possano pesare gli infortuni in una decisione del genere.

Inevitabile che la conversazione andasse anche a parare sulle scelte che si pongono di fronte a un pilota quando le sue prestazioni, per un motivo o per l’altro, non sono più all’altezza del suo blasone nella massima categoria. Una delle quali, inevitabilmente, è quella di passare alla Superbike. Scelta che però pochi, fra chi ha vinto davvero tanto in MotoGP, prende seriamente in considerazione. Come mai?

“Vi faccio un parallelo: quando uno ha guidato una Ferrari o una Lamborghini, scendere di categoria è dura. Quando tu hai guidato il meglio, la Formula 1 delle moto, la Superbike ti sembra per forza un po’ poco, a tutti i livelli.”

“È un campionato diverso, ha i suoi punti di forza e interesse, come il correre con le moto stradali, o il fatto che il paddock sia più familiare. Però la MotoGP è il massimo. Quando sei diventato campione del mondo lì per tre volte, ci hai vissuto una carriera lunga diciotto anni, rompendoti anche la colonna vertebrale, andare in Superbike…“

“Alla fine, ci sono piloti a cui piace correre in moto, per il piacere di guidare, e altri che lo fanno per il piacere di vincere. Io sono di questa seconda categoria, e farlo la cosa migliore che ho trovato da fare nella vita è andare in moto!”

"I problemi di Valentino? Che ha 42 anni. Ma vorrei vedere gli altri..."

L’alternativa, in questi casi, è dire basta. Ma anche in questo caso, il modo in cui si vive questa decisione dipende moltissimo da come si vive la propria carriera. Ci sono piloti che odiano la pressione, la sofferenza, la vita di sacrifici che inevitabilmente è collegata a una carriera sportiva al massimo livello - Stoner o Dovizioso - e chi invece, come Rossi, sembra non riuscire a staccarsene.

Lorenzo si pone un po’ a metà strada: non una sofferenza, ma la necessità di essere costantemente concentrati sul proprio lavoro. Tutta la vita deve essere rivolta a pensare a come migliorarsi, come essere il pilota migliore che si può essere, nonostante i consigli - come quello di Wayne Rainey - di non sacrificare il lato divertente della vita. Ed è inevitabile parlare delle difficoltà di Valentino Rossi.

“Valentino a un certo punto ha perso l’allegria che aveva prima. Adesso lo vedi in griglia mettersi il casco, concentrato come tutti gli altri. Prima lo vedevi più allegro, magari scherzare con la squadra o gli altri piloti. Adesso - o meglio, da qualche anno - non se lo può più permettere, a causa dell’arrivo di piloti giovani molto forti: senza una concentrazione totale i risultati che faceva prima sono diventati irraggiungibili.”

Ma cosa pensa Jorge dei problemi di Valentino di quest’anno? Come legge le sue difficoltà?

“Le sue difficoltà? Bisogna rendersi conto che ha quarantadue anni! Il tempo passa per tutti, è normale. Lo senti già quando compi trenta, trentadue, trentaquattro anni, figuriamoci a 42. Mi piacerebbe vedere se gli altri piloti sarebbero capaci di andare come lui alla sua età. Quello che sta facendo è unico, come ho detto in altre occasioni. Sicuramente la Yamaha, che è una moto non molto fisica, e che Valentino conosce tantissimo, lo aiuta in questo. Ma quello che sta facendo lui in alcune occasioni, lottare per la prima fila o la pole position… lo fa perché è Valentino Rossi, è speciale. Vorrei vedere Marc Marquez, o Miller, o Bagnaia a 42 anni…”

  • Davidhammer46, Modena (MO)

    Nessuno può dirlo con certezza, poi i piloti non sono tutti uguali e ci sono un sacco di variabili come il momento della carriera in cui avviene il passaggio di categoria, il mezzo che si ha a disposizione, se il pilota riesca ad adattarsi al nuovo mezzo ecc...
    La mia considerazione si basa sul fatto che piloti come Bautista (ma anche un Biaggi a fine carriera) che in MGP non erano piloti di primo livello, in SBK sono andati subito forte.
    Poi ovvio che battere un Rea che è al momento un gradino sopra gli altri con moto e squadra ben rodati non sarebbe scontato per nessuno.
    Onestamente Rea (ovviamente campione stellare) ma non lo vedo un marziano ai livelli di Marquez.
  • Giulio211R, Bassano del Grappa (VI)

    È stato molto interessante ascoltare Lorenzo.
    Il punto sulla sbk però non lo metterei sul rischio di non far bene, ma piuttosto sul fatto che come spiegato da Jorge, quelle moto hanno un appeal diverso per un certo tipo di piloti.

    Sul "pericolo di scarsa competitività" ricordo a titolo di esempio e non di polemica, che tanto in sbk quanto in Gp sono molti anni che è il pacchetto moto-pilota a poter emergere, solo se entrambi risultano essere al top. Pensiamo solo al recente passato di Spies, che massacra tutti in Sbk e basta, di Biaggi che finché Dall'Igna & Co. non confezionarono quel missile di rsv4 regalando al Corsaro 2 mondiali, prima le buscava da diversi rider, e appunto dell'odierno campionissimo Rea che prima di approdare in Kawasaki doveva rotolare nella ghiaia per arrivare nei 5.
    Massimo rispetto per l'opinione di tutti, ma i piloti Gp passati in Sbk nella storia hanno sempre fatto meglio dei campioni Sbk passati in Gp.
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