MotoGP, ESCLUSIVO - Tony Arbolino sull'amico Quartararo: "Soffre tantissimo. Manu Gonzalez meritava la MotoGP" [VIDEO]

MotoGP, ESCLUSIVO - Tony Arbolino sull'amico Quartararo: 'Soffre tantissimo. Manu Gonzalez meritava la MotoGP' [VIDEO]
Il pilota pronto per il settimo anno di Moto2: "Non ho mai avuto rimpianti". Sul passaggio in Forward: "Non è assolutamente per restare nel paddock, questo te lo posso garantire. Hanno tanto budget per le cose importanti, non solo per alcune: per tutto"
28 settembre 2026

Tony Arbolino ha appena firmato con il team Forward per restare in Moto2 anche nel 2027: sarà la sua settima stagione nella classe di mezzo.

Il pilota lombardo, ora residente ad Andorra, è stato ospite della puntata numero sei di Piloti (gli altri ospiti sono stati Melandri, Nannelli, Petrucci, Delbianco, Pirro, Migno e Marini). 

Arbolino ha spiegato di aver valutato per mesi offerte in Supersport e Superbike. Tony ha parlato anche di Quartararo, Bagnaia e dei costi della categoria.

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Ciao Tony, sei fresco di una firma, raccontaci...

"Siamo freschi di un progetto che mi motiva tanto. Sono stati mesi difficili, in cui abbiamo guardato tutte le porte che si potevano aprire, cambiando anche paddock. Avevamo qualche offerta in Supersport, avevamo già parlato con qualche casa in Superbike, ma dovevamo aspettare un anno, quindi ho valutato tutto. Alla fine c'era anche Cuzari, che mi segue e mi vuole nel suo team da 2 o 3 anni. Per contratto non potevo, ero con Pramac, poi con Fantic ho avuto un'occasione molto buona, ma non mi sentivo ancora di entrare a far parte della famiglia. Adesso mi sento molto forte, anche nelle ultime gare, soprattutto a livello fisico, anche dai parametri degli allenamenti che faccio a casa. Ho ancora motivazione, perché non credere nel progetto? La famiglia Forward, Cuzari e Martina soprattutto, sono super motivati e dal primo minuto mi hanno fatto vedere quello che cercavo"

Dopo Calex e Boscoscuro, adesso andrai in Forward, che è un altro telaio.

"Sì, esatto, è un altro telaio e penso sia molto importante anche per loro che ci vada io. Ho avuto tanto feeling con Calex e con Boscoscuro, quindi posso provare a trasmettere quella che secondo me è la direzione per la Moto2, per migliorare e crescere tutti insieme. La motivazione c'è, hanno tutto. Da fuori è più difficile vedere, perché vai alle gare concentrato e non vuoi sentire nessuno, io sono fatto così e non guardo mai gli altri team. Ma quando li ho conosciuti e sono arrivato vicino ho visto che non manca niente. Non ho ancora provato la moto, ma c'è mentalità, c'è motivazione, hanno tutto chiaro e hanno tanto budget per le cose importanti, non solo per alcune: per i tecnici, per la moto, per tutto"

Ho scritto un articolo in cui parlavo di te e di Vietti: i due migliori italiani della Moto2 da tanto tempo, veterani, vicini al salto in MotoGP che poi non è arrivato. Quanto sei stato vicino?

"Molto vicino, nel 2021, che era il mio primo anno, per assurdo senza fare buoni risultati. Non ti dico con chi, ma era molto fattibile. Avevo fatto solo un quarto alle Mans e da lì ero piaciuto a qualcuno. Anche nel 2023 sono stato molto vicino. Ma se guardo da 4 anni a questa parte, le gomme di 4 anni fa, la moto di 4 anni fa, il team di 4 anni fa, è come un'altra categoria. Ogni anno c'è un'evoluzione, che siano le gomme, la moto o i tecnici che ho cambiato, ed è difficile trovare una stabilità. È una categoria difficile, con tanti fattori. I distacchi sono sempre molto ridotti: c'è una gara in cui ti senti bene e un'altra in cui con la stessa moto ti senti meno bene, e lì la gente che hai vicino, il team soprattutto, può fare la differenza"

Restare in Moto2 è anche una scelta per rimanere nel paddock del Motomondiale?

"No, non ti credere. Te lo dico di cuore, non ho mai avuto rimpianti, tutto quello che ho fatto è perché in quel momento volevo farlo. Ero più vicino ad andare in Supersport, per dirti, e sono rimasto in Moto2 solo dopo aver visto da vicino la famiglia Forward e il progetto. Non è assolutamente per restare nel paddock, questo te lo posso garantire. Per me la moto è una passione dal giorno uno. Cresco e corro per gli obiettivi che mi metto in testa"

Quali sono gli obiettivi per il finale di stagione?

"Sono molto motivato e mi sento molto forte. La squadra sembra aver capito di cosa ho bisogno in quel momento specifico e durante il weekend. La moto è molto simile, ma in Moto2 i distacchi sono sempre piccoli. È stato uno step che ho fatto anch'io, è una questione di feeling: mi sento forte e secondo me si può fare"

L'amicizia con Quartararo e il mondiale causa Covid

Sei in Andorra o in Italia adesso?

"In questo momento sono in Italia, sono venuto a salutare la mia famiglia prima di partire per le asiatiche, ma vivo ancora ad Andorra"

Ti alleni spesso con Quartararo, siete molto amici. Che rapporto avete?

"Ci alleniamo tantissimo in bici insieme. Ha iniziato da poco con il ciclismo e ha sempre avuto questa dote: quando si mette in testa una cosa la deve fare a tutti i costi. Prima la bici la facevo solo io, poi ha iniziato lui e adesso facciamo 100, 120, 130 chilometri. È fatto così, da 0 a 100"

Andavi a correre con lui? Fabio mi ha detto che i 10 km li fa in 33-34 minuti...

"Il mio record è 41 o 40 minuti. Non sono mai stato un fan della corsa. Però è sempre meglio, per esempio quando viaggiamo tanto e non possiamo portarci le bici, a volte anche nelle gare asiatiche: ti metti due scarpe, vai a correre un'ora ed è fatto"

Vi allenate in moto insieme o solo palestra e corsa?

"Lui un po' meno, io mi alleno abbastanza di più in moto. Con la Moto2 non possiamo allenarci, quindi uso R6, la 600, la R1, flat track d'inverno, motocross ogni tanto. A Fabio il motocross piace, a me no, però andare in moto mi piace. Più che un allenamento è una questione di sensazioni: posso andare in palestra, sentirmi forte, tornare a casa soddisfatto, ma quando vado in moto e torno a casa sento che la giornata è andata bene"

Nel vostro gruppo di amici piloti chi c'è?

"Sinceramente c'è  Zonta van den Goorbergh. Viene ogni tanto ad Andorra, ci alleniamo insieme, qualche vacanza l'abbiamo fatta insieme e abbiamo un bel rapporto"

Come vedi Quartararo, pilota fortissimo ma costretto a correre su una Yamaha che sembra fare il gambero?

"Soffre tantissimo. La gente a casa non lo sa e può dire quello che vuole, ma chi gli è vicino sa che sta male, perché dai tutto, ti alleni, dai tutto, vai alle gare e sai già che devi fare una maratona e parti zoppo, che ti fa male il piede. La mentalità è quella. Chi gli è vicino sa quanto si allena, quanto soffre e l'anima che ci mette. Quindi la realtà è frustrante"

Che rapporto hai con Vietti?

"Con Vietti ci conosciamo da quando siamo bambini, abbiamo sempre corso insieme"

Chi vinceva di più da bambini?

"Non mi ricordo. Io ho vinto tanto, però ha vinto tanto anche lui"

Voi piloti arrivate da una carriera giovanile in cui vincete sempre. Ricordi quando hai iniziato a far fatica e a perdere?

"Succede a tutti, la prima volta è una batosta abbastanza forte. A me è successo: ho fatto l'Europeo a 12 anni e ho vinto, la Premoto3 a 13 e 14 anni e l'ho vinta tutte e due le volte. La vera bega è stata quando sono salito sulla Moto3. Al Mondiale Junior mi sentivo ancora forte, pensavo di poter vincere lavorando un po', ma quando sono entrato nel Mondiale a 17 anni, in Moto3, è stato lì che mi sono chiesto se fossi portato"

Poi hai perso quel Mondiale per il Covid: eri stato su un aereo dove c'era un positivo...

"Quella è la sfortuna. Sono andato in bici con Arenas, quello con cui mi giocavo il Mondiale quell'anno, ridevamo e gli dicevo 'ma come è possibile? Tu stavi correndo e io ti sentivo dall'hotel'. Lui mi ha detto 'è così, è il mio anno', io gli ho detto 'però era anche mio, ma va bene, è stato bello'"

Il passaggio da Dunlop a Pirelli ha segnato il tuo rendimento?

"Se guardi i numeri è così. Comunque la Pirelli è una gomma che amo, mi piace girarci, anche negli allenamenti, e mi trovo molto bene, vado molto forte rispetto agli avversari quando ci troviamo. È vero che sulla Moto2 la Pirelli è più difficile da capire, ma in questo momento sento che le gomme non sono più una scusa"

Domande dei lettori

Come leggi la situazione Bagnaia-Marquez?

"Ho un rispetto molto grande per Bagnaia. L'ho sempre visto come un leader, come pilota e come persona, un atleta giusto e alla fine un campione. Non posso dirti come la vedo, perché solo lui può saperlo, come la sta vivendo e se lo stanno aiutando. Spero che ce lo dica prima o poi"

Giuseppe ci scrive: sembra di intervistare un pilota spagnolo che parla italiano. Con Quartararo che lingua parlate?

"Spagnolo. Il problema è che se parlo in spagnolo mi dicono che sentono l'accento italiano, e in Italia mi dicono che sentono quello spagnolo, e non so più che lingua parlo. Ditemi voi con che lingua devo parlare, magari l'inglese"

Nella classifica degli italiani che parlano spagnolo sei primo, secondo metto Borsoi...

"Parlo meglio di Borsoi. Lui si sente che a volte mette parole spagnole in italiano"

In Moto2 gli stipendi non si avvicinano a quelli dei calciatori. Come si vive questa situazione? Tu sei uno dei pochi che non ha mai pagato per correre...

"È difficile. Io fortunatamente ho tanta gente che mi aiuta da quando ero piccolo, tanti sponsor che non vedo più come sponsor: è più una famiglia che abbiamo creato, amici miei, amici di mio papà, che mi aiutano dalla Moto3. Abbiamo vissuto tanti momenti belli insieme, ma è veramente difficile, soprattutto se fai il paragone con i calciatori. Il calciatore firma per una squadra, gli dicono alle 9:30 ti alleni, vanno lì, tornano a casa, è tutto preparato. Io se voglio allenarmi devo prendere il furgone, spendere comunque per le gomme, un treno di gomme sono 450 euro. È uno sport più costoso e meno retribuito, ed è più difficile da gestire dopo"

Gabriele Donatelli dice: sei da MotoGP. Ti senti da MotoGP?

"Se ci allenassimo tutti insieme con le minimoto, con le 600, con le 1000, ti dico che il livello reale c'è, perché l'ho già vissuto. Ma finché non sei lì non puoi saperlo: è una categoria diversa, un modo di approccio diverso. È importante saltare in MotoGP quando capita e cogliere l'occasione, questa è la verità. Sul livello reale del pilota, del talento, non mi sento meno, ma è un'altra categoria, una mentalità proprio diversa. MotoGP e Moto2 sono due cose completamente diverse"

Come si sente secondo te Gonzales, primo in classifica, quando vede tutti gli altri andare in MotoGP e lui no? Giuseppe dice che meriteresti una chance tu, e anche Vietti, visto che i piloti in MotoGP sono vicini ai 30 anni.

"Non so cosa dirti perché ci sono passato un po', quindi non è bello. Secondo me quando c'è l'opportunità in quel momento va data, va premiata la persona. Manu secondo me andava premiata. È un po' triste"

Chi è il pilota con più talento in Moto2 in questo momento?

"Non saprei dirti. Quello più in forma, a cui le cose vanno meglio, che si trova meglio con la squadra, che ha tutto il pacchetto più forte è Manu, sicuramente"

Qual è la tua vittoria più importante?

"Per valore, per sensazioni, il Mugello. La prima vittoria in Moto3, al Mugello 2019"

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