Motomondiale

MotoGP, Ducati: la prossima frontiera è l'intelligenza artificiale

- Non per guidare ma per sviluppare e mettere a punto le moto. Tre tecnici della squadra corse parlano dei prossimi passi per cercare competitività
MotoGP, Ducati: la prossima frontiera è l'intelligenza artificiale

Ducati è forse la Casa più innovativa nell'ambito della MotoGP. È quella che negli ultimi anni ha aperto più strade, spesso causa di dispute regolamentari con i team rivali: le appendici aerodinamiche, il famigerato "cucchiaio" fissato al forcellone, fino all'Holeshot device di quest'ultima stagione. Una Casa che ha fatto del pensiero laterale applicato ai regolamenti una vera e propria filosofia, fino ad essere accusata di prestare più attenzione ai dati e alle simulazioni - a quello che "dovrebbe andare bene" secondo i computer - che non alle indicazioni dei piloti.

Difficile dire chi abbia ragione, in una MotoGP come quella attuale dove i regolamenti, sempre più stringenti e con un sempre maggior numero di monoforniture, riducono la possibilità di fare la differenza tanto della Casa quanto del pilota. Fatto sta che in Ducati ci credono veramente, perché il passo successivo - emerge da un'intervista pubblicata dallo spagnolo Marca - è demandare ancora di più al supporto informatico.

Davide Barana (direttore tecnico reparto corse), Edoardo Lenoci (responsabile aerodinamica) e Gabriele Conti, capo dell'elettronica, hanno parlato di quanto sia cambiato il loro metodo di lavoro con la sempre maggior mole di dati a disposizione.

"Il punto non è più raccogliere dati, quanto analizzarli nel dettaglio" ha spiegato Conti. "Il futuro sarà l'intelligenza artificiale, perché ci serve qualcosa che pensi più velocemente di un uomo. Utilizziamo già learning machines in grado di fornirci parametri ricavati da una mole incredibile di dati che non sarebbe possibile processare solamente con l'ingelligenza umana: abbiamo la certezza della correttezza dei calcoli e riceviamo parametri in tempo reale. Il prossimo passo - a cui stiamo già lavorando - è intensificarne l'uso, per dare supporto ai tecnici in pista e a casa, nel reparto corse, a sviluppare la moto. Direi che il futuro sia questo."

 

 

Un approccio che del resto è quasi obbligato dal fatto che i test sono sempre più limitati dal regolamento, e che quindi ogni sessione - di test, prove o gara che sia - in cui la Desmosedici va in pista va analizzata con la maggior profondità possibile per assicurare di far rendere al meglio i dati raccolti.

"Purtroppo passiamo più tempo ad analizzare dati che a guidare la moto" conferma Danilo Petrucci. "È il modo migliore per capire come sfruttare la moto: un buon 80% delle tarature della moto è basata sui dati che raccogliamo. Dal 2015, dopo ogni GP ricevo sette pagine di dati dal mio capotecnico. E li ho tutti archiviati..."

  • Fortysix, Roma (RM)

    "...E io aggiungo che Marquez senza i controlli elettronici non sarebbe nessuno. Si sarebbe già rotto qualche anno fa".

    Belle! le risposte articolate che ha ricevuto questo mio commento.
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    Il computer sa dove siamo in tempo reale, sa che dobbiamo frenare con un certo sforzo, il computer nel frattempo programma, in microsecondi legge tutti i sensori sapendo quanto stiamo spingendo col gas, legge la pressione sui freni, quanto abbiamo di grip sulla gomma posteriore (sì... sa anche questo), quanto siamo piegati e se stiamo iniziando a derapare oppure no, e ad ogni millisecondo si prepara per il millisecondo successivo. Il computer sa dove siamo prima che ci arriviamo, e lo sa curva per curva e pista per pista.

    Al rientro ai box i tecnici estraggono i dati telemetrici e per prima cosa verificano se la moto era troppo al di fuori della traiettoria ideale. Fanno confronti con il "giro perfetto".
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    Scusate la lunga premessa...

    Chi è il più bravo dei piloti MGP a leggere le telemetrie? chi insieme ai tecnici si applica maggiormente nello studiare gli aspetti analitico/ingegneristici di queste?
    Risposta: Marc Marquez

    Chi? grazie alla comprensione dei dati telemetrici e all'incrocio di questi dati, si spinge verso il limite come farebbe uno sperimentatore in un centro di ricerca?
    Risposta: Marc Marquez

    Chi? per testare i limiti dettati dalla telemetria ha inventato una tecnica che "fonde" le impostazioni di guida suggerite dalle telemetrie con le tecniche che usano gli acrobati professionisti?
    Risposta: Marc Marquez

    E infine, quando dico che senza A.I. (perché è di questo che si tratta anche se semplificata) Marquez si sarebbe già rotto, intendo dire che un "pilota acrobata", senza l'ausilio dell'"elettronica" potrebbe allenarsi in modo molto meno scientifico, mettendo a rischio la sua salute ad ogni tentativo di raggiungere un limite non facilmente sperimentabile e raggiungibile se non con l’ausilio dell’elettronica, appunto.

    Per dirla banalmente, sarebbe come un trapezista che si allena senza rete ma soprattutto senza nessuno che lo osserva e magari lo corregge prima del successivo tentativo.

    Marquez è uno che "studia" molto ed è un acrobata straordinario. Ed è grazie a queste sue doti che sopperisce alla sua mancanza di talento… (SCANDALO!!!)

    L'Intelligenza Artificiale, un giorno sarà capace di riprodurre una *Gioconda*, che a tutti sembrerà più bella di quella di Leonardo.
    E sembrerà più bella, per il semplice fatto che ci saranno sempre più persone che grazie ad un falso progresso, guarderanno la Gioconda senza riuscire più a coglierne la bellezza senza tempo, e questo darà loro la sfrontatezza di paragonare l'"opera" del futuro HAL9000 al capolavoro di Leonardo.

    Ciao
  • corivorivo, Padova (PD)

    se in Ducati capissero qualcosa, dovrebbero richiamare subito Giorgino.
    così si risparmierebbero sull'artificiale e dovrebbero metterci solo un po' d'intelligenza...
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