MotoGP 2026. Tatsuki Suzuki: "Ho preso 7 kg in un mese, dopo che ho smesso di correre in Moto3. E non sono più salito in moto"

MotoGP 2026. Tatsuki Suzuki: "Ho preso 7 kg in un mese, dopo che ho smesso di correre in Moto3. E non sono più salito in moto"
Il pilota giapponese ha abbandonato il motomondiale alla fine del 2024, ha parlato di questo e molto altro nel podcast di Andrea Migno
16 aprile 2026

Avevamo intervistato Tatsuki Suzuki pochi giorni dopo il suo addio al motomondiale e lì ci aveva rivelato di aver corso controvoglia, specie da bambino.

Il pilota giapponese classe 1997 è stato ospite del podcast di Andrea Migno. Ne è uscita una chiacchierata interessante, ecco alcuni passaggi interessanti, che ricalcano e approfondiscono quello che il giapponese aveva detto a Moto.it a inizio 2025.

Come stai?

"Eh, io sto bene. Sai che sto meglio adesso che quando correvo?"

Subito parole pesanti. Perché dici così? Racconta un po’... 

 

"A dicembre 2024 io ho deciso di smettere, ho avuto un paio di opportunità di scegliere, perché alla fine sappiamo tutti e due che il nostro sport non sempre dipende da noi. Purtroppo dobbiamo aspettare fine dicembre che magari casca una bella opportunità. E insomma, verso Natale 2024 non avevo niente sul tavolo. Ho detto: caspita, cosa faccio, cosa non faccio? Poi devo ringraziare la mia ex, perché mi ha detto: “Ah, ma tanto la tua famiglia sta bene, quindi quando smetti di correre torni a casa in Giappone, poi dopo stai bene senza problemi, tanto i tuoi genitori ti aiuteranno. Lì mi si è accesa quella lampadina"

Che lampadina?

"Che ho detto: va bene, adesso io smetto, cerco qualcosa con cui posso tornare nel paddock MotoGP, ma con un lavoro diverso, no? Non sono più pilota, ma qualcosa che mi piace fare. Però comunque l’obiettivo è tornare nel paddock MotoGP con un nuovo lavoro. mi sono messo di nuovo in nuovo gioco grazie a questa mia ex, poi da lì tutto è nato così. E adesso sto molto meglio rispetto a quando correvo, soprattutto negli ultimi due-tre anni"

In che senso?

"Allora, ci sono pro e contro. Per me è come se fosse una droga. Cioè quell’ambiente… siamo vissuti più o meno 10 anni lì nel paddock, quindi quando parte la stagione vediamo tutte quelle persone che lavorano nel paddock più della famiglia ormai. Si sente che è una casa lì. Quando esci da quel paddock è come se fossi un pesce fuori dall’acqua, fai fatica anche a respirare, a trovare quell’emozione che trovi dentro il paddock. Quindi automaticamente cerchi inconsciamente di tornare in quell’ambiente dove sei cresciuto, hai passato tanto tempo insieme.

[...]

Essere pilota è bello perché tu sei protagonista quel weekend, ogni weekend del campionato. Però finché va tutto bene, tutto rose e fiori, bello. Invece quando comincia a calare la prestazione, non riesci a fare la gara che vuoi, ottenere i risultati… alla fine è peggio del lavoro in ufficio. Nel senso: è brutto da dire, ma il lavoro d’ufficio, parti alle 8, alle 18 stacchi e dopo le 18 non pensi al tuo lavoro. Invece la vita da pilota sono 24 ore su 24"

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La questione del peso

La questione del peso (ne aveva già parlato, molto approfonditamente, Aron Canet)

"In Moto3, conta il peso"

Quella è una bega...

"Il peso dei piloti conta più dei cavalli della moto. Quindi per assurdo, io quando correvo con Leopard, che è una squadra molto vincente, importante, mi ero messo una stecca: devo essere a 60 kg"

E già 60 comunque…

"Esatto. Cioè io quando ho deciso di smettere, ho fatto la serata, ho mangiato pizze, tutto quello… ho fatto tutto quello che non potevo fare prima. Vedi qui che gote! Dopo che ho smesso, in circa un mese ho preso 7 kg"

"Non sono più salito in moto"

"Mi sono formato una mia idea: che forse a me non piaceva andare a correre"

Perché era diventata un’abitudine?

"Più che altro secondo me a me è piaciuto tanto sempre fare competizione e fare una sfida, vincere contro persone che gareggiavano contro di me. Quella vittoria, quell’adrenalina mi è piaciuta tanto. Però se ci penso adesso, non era così necessario essere pilota. Piuttosto ero bravo a guidare la moto invece di giocare a calcio. Quindi quella per me è stata una normalità: continuare a gareggiare. Però il concetto per cui correvo, secondo me, era perché mi piaceva vincere, fare competizione, non solo per guidare. Poi è chiaro, la moto è bella, però adesso che ho staccato un po’ dal correre, per assurdo, io dall’ultima gara che ho fatto in mondiale non ho più toccato, non ho più guidato la moto"

E questa cosa non ti manca?

"Per niente"