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Nel paddock della MotoGP il tema delle penalità è da sempre uno dei più discussi.
A stabilire se un comportamento in pista debba essere punito è lo Steward Panel, guidato dal 2025 da Simon Crafar, ex-pilota neozelandese. Dopo aver corso ai massimi livelli, Crafar è diventato una delle voci televisive più conosciute del paddock e dal 2025 ricopre questo delicato ruolo, occupandosi di valutare gli episodi che avvengono in pista e di stabilire eventuali sanzioni.
Un compito tutt'altro che semplice, soprattutto quando un incidente provoca conseguenze molto diverse per i piloti coinvolti. In un'intervista rilasciata a Crash.net, Crafar ha spiegato nel dettaglio il criterio seguito dal Panel.
Il principio di base è molto chiaro: la sanzione non deve essere una sorta di compensazione per il danno provocato: "Le sanzioni non sono mai occhio per occhio. Il fatto che qualcuno abbia rovinato la gara di un altro non significa che andremo a rovinarne la sua. Gli incidenti al primo giro vengono giudicati con maggiore severità perché possono mettere in pericolo diversi piloti. Ma se si tratta di un tentativo legittimo di sorpasso che va male e provochi una caduta, la penalità per la prima infrazione è una Long Lap, perché chiunque potrebbe farlo. Un Long Lap non è poi così grave. Aggiunge due o tre secondi al giro di una persona. Ma la penalità consiste nel riconoscere che hai fatto qualcosa di sbagliato e nel non farlo di nuovo, altrimenti ti penalizzeremo in modo più severo"
Uno degli aspetti che genera maggiori discussioni riguarda ciò che accade dopo un incidente. Un pilota può cadere e riuscire a ripartire, mentre il suo avversario può essere costretto al ritiro o addirittura riportare un infortunio.
Per Crafar, però, questi elementi non possono diventare il parametro attraverso cui stabilire la sanzione: “Non si tratta delle conseguenze, al di là di ciò che definiamo ‘provocare un incidente’. Ci sono diversi aspetti da considerare, ma innanzitutto non possiamo aspettare il referto medico per poi modificare la sanzione di conseguenza. Ci concentriamo esclusivamente sull'azione in sé. Sulla portata dell'errore, sulla gravità delle intenzioni e sul pericolo che ha comportato. Non possiamo guardare a come si è fatto male un altro pilota, perché questo è una questione di fortuna e fa parte della componente brutale del nostro sport"
Crafar ha spiegato anche la dinamica dietro l'incidente di gara e la necessità di tutelare il pilota che si trova dall'altra parte dell'incidente: “Lo consideriamo un incidente di gara, il che significa che nessuno ha fatto qualcosa di sbagliato, entrambi hanno cercato di passare nello stesso tratto di pista; fondamentalmente è successo qualcosa e riteniamo che non si tratti di un'infrazione punibile. Tuttavia, il tuo pilota finisce gravemente ferito per questo. Per questo c'è molta gente arrabbiata, e capisco perché. Ma in quel caso il nostro lavoro è difendere l'altro pilota coinvolto, che probabilmente si sente piuttosto male, e dal nostro punto di vista stavano semplicemente gareggiando. È stato un incidente di gara. Non hanno fatto nulla di gravemente sbagliato; è semplicemente un peccato che l'altro pilota sia rimasto ferito”
L'obiettivo dichiarato resta comunque quello di rendere le gare il più sicure e corrette possibile. Un traguardo che, secondo Crafar, non può essere raggiunto applicando automaticamente una penalità a ogni episodio: “L'obiettivo principale è che le gare siano il più sicure e giuste possibile. Non sarà mai completamente sicuro né completamente giusto, ma quello che cerco di fare è indagare su tutto ciò che vediamo e comunicare con i piloti e i team”
Il dialogo è quindi una parte fondamentale del lavoro del Panel. Anche quando un episodio non raggiunge la soglia necessaria per una penalità, Crafar può comunque intervenire per evitare che lo stesso comportamento si ripeta: “Se vedo qualcosa che non è punibile ma che non è del tutto sicuro o corretto, prenderò il video, lo invierò al team manager e gli dirò: ‘Per favore, parlate con loro di questa cosa...’. Se è qualcosa di molto grave, o se lo hanno fatto più di una volta, li richiamerò e glielo mostrerò. Se non lo fai, il pilota penserà di averla fatta franca e continuerà a farlo”.
Una strategia che, nelle intenzioni di Crafar, permette di intervenire prima che un comportamento finisca per trasformarsi in un incidente o in una penalità: “Finisco per dedicare più tempo a questo tipo di comunicazione, dicendo: ‘Per favore, non farlo, altrimenti finirai per ricevere una penalità’. Dal momento che li hai già avvertiti, sanno che li stai osservando e, nove volte su dieci, smetteranno di farlo, o almeno non saranno sorpresi quando verranno sanzionati”
Una seconda infrazione può però portare a una sanzione più pesante: “Se il pilota stesso è caduto durante quella che sarebbe una seconda infrazione, un solo Long Lap potrebbe essere sufficiente in quella situazione. Ma se riescono a far cadere un altro pilota e vanno avanti, allora si meriteranno un doppio Long Lap”
È dunque la ripetizione del comportamento, insieme alla sua pericolosità e alle modalità con cui viene commesso, a poter determinare un'escalation della sanzione. Una filosofia che Crafar difende per mantenere un equilibrio tra la necessità di punire gli errori e quella di non trasformare ogni incidente di gara in una caccia al colpevole.