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Marco Bezzecchi è il pilota del momento, tre vittorie domenicali nel 2026, più le ultime due del 2025. L'attuale leader del mondiale MotoGP ha rilasciato un'intervista al collega Mario Salvini de La Gazzetta dello Sport.
Ne riportiamo alcuni passaggi interessanti, Salvini ha avuto il privilegio di intervistare Bez nella sua casa, scoprendo cose intime del pilota classe 1998.
Casa che Bez sta sistemando praticamente da solo, sta facendo spazio anche per ospitare la RS-GP 25, la MotoGP Aprilia che Rivola gli ha promesso. L'obiettivo era vincere tre gare nel 2025: centrato.
"Sto facendo poco alla volta perché devo fare tutto io, mi rompe i m… che altri mi facciano i lavori in casa" ha spiegato il pilota.
Bez, ha detto Salvini, vive in una casa vicino all'uscita di Rimini nord, da solo, ma vicino ai genitori e agli amici. In realtà Bez non è solo, vive con Rubik, il suo pitbull grigio di 5 anni. Il nome è ovviamente un riferimento al Cubo di Rubrik, un gioco che al pilota riesce benissimo e che fu anche protagonista del video di presentazione nel 2024, quando ci fu il passaggio da VR46 ad Aprilia.
Bez ha iniziato l'anno alla grandissima, e ha anche stabilito un record assoluto: è in testa da 121 giri consecutivi, 5 GP, come nessuno ha mai fatto in MotoGP…
"Incredibile eh. Me ne sono reso conto solo quando tutti l’hanno scritto. E allora ho cominciato a pensarci: è una roba grossa. Una bella soddisfazione"
Chi è migliorato di più: la moto o il pilota?
"Per il regolamento la moto aveva poco margine e su quel poco i ragazzi hanno lavorato benissimo. E io uguale: ho fatto tutto quel che potevo, sia sotto il profilo fisico, sia come tecnica, girando con moto diverse. Anche se niente è come la MotoGP. Per cui ogni venerdì mattina di GP quando arrivi in pista è un po’ un’incognita. Arrivi sempre un po’ con il patema. Ma è il suo bello"
Lìintervista è poi proseguita nell'officina di papa Vito, dove Bez ha lavorato da giovane...
"Un paio d’anni. Avevo finito la scuola, ero in Moto3. Il babbo non voleva che dormissi fino a mezzogiorno. Ho cominciato in magazzino, per non far danni. Poi ho iniziato a dare una mano con i camion. E i danni li ho fatti lo stesso. Una volta, stavo facendo un tagliando, mi son tirato addosso una ventina di kg di olio esausto, ero diventato tutto nero come quei poveri uccelli che si vedono nei documentari sull’inquinamento. Ma mi piaceva, era divertente. E poi ho imparato un mestiere, che non si sa mai. E soprattutto ora so cosa vuol dire andare a lavorare per davvero. Perché sì, siamo professionisti, il nostro è un impegno, allenarsi è dura, ma la moto è troppo divertente. A vederla come un lavoro non ci riesco proprio"