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Montmeló - Pecco Bagnaia ha chiuso terzo il GP di Spagna, dopo la penalità a Mir (l'italiano aveva finito quarto). Per il 63 è stata una giornata segnata dalla caduta nel secondo restart, dall'impatto violento con il suolo e dal dover gestire situazioni così delicate, come vedere Zarco a terra, incastrato nella sua Ducati.
Il piemontese ha stretto i denti fino alla bandiera a scacchi, poi è andato diretto dai medici: cervicale in contrattura, polso sinistro controllato con una radiografia. Con i giornalisti ha parlato di Álex Márquez, della sicurezza in pista e dell'unità che manca tra i piloti in commissione.
Come stai Pecco?
"Onestamente non molto bene, però come ho detto siamo stati fortunati oggi. Molto fortunati. Considerando la caduta e quello che è successo ad Álex, penso che oggi qualcuno ci abbia protetti perché è stata una giornata intensa. Mando ad Alex e alla sua famiglia un grande augurio di pronta guarigione e un abbraccio, perché è stata davvero una giornata dura"
Cosa è successo nel secondo restart?
"Onestamente mi aspettavo che tutti adottassero più calma alla prima frenata. Ma rivedendo le immagini, Zarco non ha fatto nulla di sbagliato. Quindi qualcosa di strano è successo sulla sua moto, perché ha iniziato a frenare prima, ma la moto non si è fermata. Qualcosa non ha funzionato. Il mio impatto con il suolo è stato molto forte, enorme. Non appena ho visto la mia moto con lui attaccato, ho visto la sua gamba e il suo dolore mi ha colpito tantissimo"
Come sei ripartito?
"Sono andato in garage, sono passato alla seconda moto, quella usata nelle qualifiche, con il posteriore medio preriscaldato, e via. Ho cercato di non pensare troppo. Ho iniziato bene, ma dopo tre giri ho cominciato ad avere le vertigini in frenata, ogni volta che frenavo mi sentivo così, e dovevo rallentare. Forse non ero nelle condizioni per correre, però non ho causato problemi grandi, sono sopravvissuto fino all'ultimo giro e ho finito la gara. Non appena sono entrato in garage non mi sentivo molto bene, ma ok. I miei problemi non sono importanti oggi. Voglio solo ringraziare il team per il lavoro che stanno facendo. Per il terzo posto, non sento di meritarlo, però per il campionato è importante e il team se lo merita per il lavoro che fanno sempre. Voglio solo che questo tipo di risultato cominci a diventare normalità e dobbiamo continuare a restare concentrati e lavorare come stiamo facendo"
Hai visto un medico? Hai detto che hai avuto le vertigini...
"Sì, dopo la gara ho fatto una radiografia al polso sinistro, tutto a posto anche se non mi sento molto bene. Il problema è alla cervicale, ho le vertigini per quello: ho preso un impatto enorme sul collo e tutti i muscoli della cervicale sono in contrattura. La vista è ok, mi sento solo un po' rallentato. Non mi sento molto bene"
Quanto è difficile rifocalizzarsi e tornare in pista dopo qualcosa del genere, per di più due volte?
"È sempre uguale. Onestamente ho solo chiesto al team di tenermi aggiornato su Álex, se era cosciente. Per fortuna prima del via è arrivata la notizia che era cosciente e lì ti senti un po' meglio. Ma le immagini erano intense e la caduta era stata molto violenta. Difficile"
È il modo giusto di gestire queste situazioni o si deve cambiare qualcosa?
"Come ho detto tante volte, sono fortunato a non essere quello che deve prendere quella decisione. Però forse serve una regola: se la bandiera rossa arriva da un incidente in pista, forse non si dovrebbe far ripartire tre volte. È strano, perché gli impatti sono stati enormi e da lì, con Zarco vicino, era difficile da vedere"
Tu vai alla safety commission ogni settimana. A volte sembra che i piloti non siano abbastanza uniti.
"Per me non è importante che siamo tutti amici. L'importante è che ci rispettiamo reciprocamente e quando ci sono cose importanti come la safety commission dobbiamo andare lì, senza discussioni, e muoverci nella stessa direzione. Siamo noi quelli sulla moto, quelli che fanno lo show, quelli che sentono il limite. Se sentiamo che qualcosa non va dobbiamo dirlo, ma se andiamo divisi in tre è difficile evitare i problemi"
Pedro ha detto che secondo lui non era il caso di ripartire oggi. Marini ha detto che nella safety commission siete spesso tu, lui e Miller, e che tu saresti il capo ideale. Secondo te era giusto ripartire per la terza volta? E se voi formaste un gruppo in cui due terzi dicono che non si parte, sarebbe una buona soluzione?
"In questo momento è tutto in mano ai team, che decidono sulle varie cose insieme. Per me non c'è un capo ideale. L'importante sarebbe andare tutti insieme — una volta si andava tutti insieme, si faceva la votazione per le cose che andavano cambiate. Adesso essendo in tre fai fatica ad avere voce. Noi possiamo parlare, dire quante cose vogliamo, ma se non siamo tutti non si può fare niente"
Cosa ti lascia di più questo weekend? Cosa ti ha insegnato, anche per la tua carriera, per come affronterai le prossime gare?
"Non lo so, è difficile da dire. Sicuramente a livello sportivo abbiamo lavorato benissimo — un'altra volta non è stato facile, perché le mie difficoltà col grip in una pista come questa si moltiplicano per dieci. Abbiamo finito sesti e oggi nella gara lunga secondo me potevo finire sesto di nuovo, perché piano piano i piloti davanti a me stavano iniziando ad andare in difficoltà e io invece ero messo abbastanza bene. Dopo è successo il pat truck, tutto il casino, e siamo stati estremamente fortunati su ogni aspetto — è finita terzo, però non me lo sento molto meritato. Soprattutto penso che gli unici che se lo meritano siano i ragazzi al box, che lavorano tanto e insieme a me fanno il massimo per ottenere risultati. Però un po' di respiro ci vuole dopo una giornata come oggi. Bisogna trarre il positivo: come il weekend scorso siamo stati veloci, abbiamo lavorato bene, e dobbiamo solo riuscire a incassare tutto"
C'è questo fatto che lo spettacolo debba continuare — non è una novità di oggi, ci sono stati migliaia di episodi simili, a volte coinvolgendo piloti delle classi minori con meno esperienza. È possibile che voi piloti non siate mai degli interlocutori su queste decisioni?
"Non so bene cosa risponderti. Noi siamo qua per correre in moto e farlo al massimo che possiamo. Non siamo quelli che devono decidere, però siamo quelli che possono influenzare questa cosa. Come ho detto prima, si influenza quando hai una safety commission — è stata creata apposta per la sicurezza — e si può provare a fare qualcosa, ma bisogna andare tutti quanti. Secondo me questo weekend ci sono state diverse situazioni contestabili, quindi spero che al prossimo safety commission vengano in molti di più. Che tutto questo male, tra virgolette, possa far venire fuori almeno una cosa positiva: che in molti cambieranno idea sul fatto di partecipare"
Tu in questo momento come pilota ti senti più forzato dagli eventi — devi fare quello che ti obbligano a fare, correre a qualsiasi costo — o ti senti libero di scegliere?
"Nessuno obbliga nessuno: se sei lì e non vuoi partire, non parti. Ognuno è cosciente, ognuno prende le sue decisioni. Sei pagato un sacco di soldi, hai un sacco di sponsor, e comunque è giusto rispettare il tuo lavoro. È un esempio di basso livello, però rende l'idea. È chiaro che in una situazione come oggi la terza partenza è stata forzata, però fino a lì si parte"