MotoGP 2026. 10 cose interessanti che ha detto Pecco Bagnaia al BSMT: dalla prima volta che ha visto la moglie a Uccio che gli dice "sorridi di più" fino a Luca Salvadori

MotoGP 2026. 10 cose interessanti che ha detto Pecco Bagnaia al BSMT: dalla prima volta che ha visto la moglie a Uccio che gli dice "sorridi di più" fino a Luca Salvadori
Il pilota Ducati, in una chiacchierata di oltre due ore, ha toccato tantissimi temi, ecco la nostra selezione
3 marzo 2026

Ecco 10 cose interessanti che Pecco Bagnaia ha detto nel podcast BSMT con Gianluca Gazzoli.

1- Sul giro di qualifica perfetto: "Sulla moto hai uno schermino, il dashboard, con quattro settori che ti dicono se stai andando meglio o peggio. In qualifica, quando azzecchi tutto e spingi al limite, vedi questi settori scendere di due, tre decimi a settore. Quello ti dà una carica, ma una carica... Non c'è niente di pari a quello"

2- Le livree diverse Ducati, prendendo spunto da Valentino Rossi: "Una cosa bella di Valentino era che spesso cambiava livrea, cambiava disegno. Adesso è più difficile perché ci sono tanti sponsor con più vincoli. Però ne parlai con Domenicali e da quel momento iniziarono a ragionarci. È nata la moto gialla, la moto azzurra, la moto dei test nera, poi bianca, quest'anno cromata. È bello che ascoltino"

3- Come riesci a restare concentrato in griglia con tutto quel casino intorno? "Sono lì, ma con la testa non sono lì. Sto visualizzando quello che potrebbe succedere. Mi metto lì, penso: se parto vado esterno, potrebbe succedere questo, se parto vado interno, potrebbe succedere quest'altro. Magari è meglio staccare prima, magari è meglio staccare dopo. Guardo la prima curva apposta e cerco di pensare solo a quello. Il fisico è lì, la testa è totalmente sulla gara. Inizia a seccarsi la bocca"

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4- Come hai vissuto l'arrivo di Marquez nel team? "L'ho voluto vivere come uno stimolo. È Marc Marquez, tra i migliori piloti della storia. Ci sono lui e Valentino. Puoi solo imparare da un pilota così. Ha passato anni difficili, ha voluto tornare a mettersi in gioco. Quando mi è stato detto che sarebbe stato lui nel team ho detto 'bene'"

5- Come ti è stata comunicata la notizia dell'arrivo di Marc? "La sera prima del test del Mugello vennero Gigi, Davide e Mauro a dirmelo. Onestamente me la aspettavo un po', perché la manovra di prenderlo in Gresini era già per proiettarlo nel team ufficiale"

6- Com'è stato il rapporto con lui nel corso dell'anno? "Non ho mai avuto problemi con i miei compagni di squadra, sono sempre stato molto tranquillo con tutti. Marc è una persona intelligente, si è adattato immediatamente, abbiamo avuto un bel rapporto da subito e molto spesso ci siamo confrontati su diverse situazioni e soluzioni a livello tecnico. È stata una bella convivenza"

7- La rivalità è stata caricata più del necessario? "Sì, come tutte le cose. Un grande campione è campione se ha un grande rivale, quindi si cerca la rivalità. Io mi sono portato dietro quello che è successo nel 2015, però non è giusto perché io sono un altro pilota e faccio il mio"

8- Come hai iniziato ad andare in moto? "I miei genitori, mio papà e mio zio andavano spesso in moto. Tutte le domeniche c'era Valentino Rossi in televisione e quella cosa lì mi ha folgorato. La prima cosa a motore che mi è stata regalata era una moto a tre ruote che mi fece mio nonno materno, me la costruì lui. E giravo di continuo con quella moto. Poi a Natale del 2004 mi fu regalata la prima moto a due ruote da cross, però capirono subito che non era la mia strada perché cercavo di toccare col ginocchio subito e non era la cosa giusta. Mi portarono ad Alessandria dove c'era una pista con noleggio per i bambini, da lì è iniziato"

9- Una volta hai detto che non avevi più voglia e tuo padre si è arrabbiato... "Avevo dieci anni. Mio papà fece due ore di strada, arrivammo a Codogno, iniziai a girare, ero da solo in tutta la pista, non c'era nessuno, e dopo un turno mi fermai e dissi: non ho più voglia, dobbiamo tornare a casa. Mio papà ha caricato la moto, arrabbiato nero. In macchina mi disse semplicemente che questa è una cosa importante e che se si decide di fare una cosa si fa al cento per cento, non a metà. Quello è un insegnamento che mi sono portato dietro per tutto il resto"

Sarebbe un peccato fermarsi a 10, sono di più di 10!

10- Come è arrivata l'Academy nella tua vita? "Nel 2013 venne da me Uccio, che io associavo a Vale, e mi disse: devi sorridere di più, perché il 2013 è stato un anno che dobbiamo lasciar perdere. Poi a Philip Island, cinque gare dopo, tornando dal paddock mio papà mi disse che aveva parlato con Uccio e che c'era in programma di creare questa Academy e che erano intenzionati ad avermi dentro. Lì capisci che dal poter rimanere a casa o fare un altro anno con un team così, hai una porta, un portone di opportunità incredibili"

11- Come mai eri in difficoltà con il team del 2013? "Il team mi trattava non male, molto di più. Dopo tre o quattro gare mi dissero: sei un ragazzino, hai sedici anni. Mi ricordo che chiesi alla mia squadra che moto avremmo avuto l'anno dopo e loro mi risposero: guarda, non lo sappiamo, ma la certezza è che noi ci saremo, te non si sa. Mio papà ha sfruttato un momento in cui ha capito che ci sarebbe stata una possibilità per andare da un'altra parte. Mi fece fare un test con un'altra moto, la Mahindra, e in quel test feci i tempi di Oliveira che stava ottenendo grandissimi risultati. Avevo capito che non eravamo noi il problema"

 

12- Come ti trovavi a Pesaro a diciassette anni lontano da casa? "I primi due mesi ho vissuto in hotel e in hotel si vive male, soprattutto perché ero piccolo, non avevo la macchina. Mi portavano in palestra, finita la palestra mi riportavano in hotel. Però è stato qualcosa che mi ha aiutato molto a capire e avere delle priorità. Mi è piaciuto. Ti svezza subito come esperienza"

13- Come ti comunicò Gigi Dall'Igna che saresti diventato pilota ufficiale? "Mi chiamò al telefono. Ero in macchina e non gli ho risposto subito perché dovevo parcheggiare nel garage sotterraneo e non prendeva. Poi sì. Era il mio sogno"

14- Cosa ti disse Vale quando vincesti il titolo nel 2022? "La prima cosa fu: che gara di merda che hai fatto. Perché avevo fatto ottavo, nono. La sera prima mi aveva detto: Pecco, per essere sicuro, i primi due giri devi tirare dietro Quartararo, devi ostacolarlo, ma non in maniera sporca. Però io l'ho vissuta malissimo. A un certo punto Miller supera Quartararo, io mi butto dentro nello stesso momento, ci tocchiamo, perdo un'ala e da lì in avanti faccio una fatica bestia a guidare la moto. Non sapevo che in quella gara avrebbero finito in quattordici, quindi anche avessi fatto ultimo avrei vinto comunque il titolo. Ma l'ho vissuta male male"

15- Quella sera non hai festeggiato... "Sono stato male alle dieci e mezza, sono andato in hotel a dormire davvero. C'erano tutti i miei amici lì che facevano da matti in giro a festeggiare per me e io ero in camera. La verità è che già la gara prima in Malesia avevo vinto e Quartararo aveva fatto quarto, eravamo arrivati a ventitré punti. Il team mi organizzò una cena tutti insieme, fu un po' alcolica. C'era Miller che cantava Bruce Springsteen, è stato divertente"

16- L'incidente di Barcellona 2023, la moto di Binder che ti è passata sulla gamba... "Già solo la caduta mi avrebbe fatto male. In più mi è passato sulla gamba anche Binder. Fortunatamente mamma Alpinestars mi ha protetto. Non mi si è rotto niente. Avevo due protezioni, una ginocchiera, la saponetta, c'era qualcosa in mezzo che mi ha salvato perché sennò la gamba si spappola. Poi è andata bene che fosse la KTM. Se fosse stata una Aprilia con il cucchiaio, me la strappava via. È stata una delle poche volte che mi sono spaventato, perché non riuscivo a muovermi. Ero lì per terra che pensavo: devo rialzarmi perché devo fare la gara. Tanto danno la bandiera rossa. Però non riuscivo a muovermi, non mi sono potuto proprio rialzare. E una cosa assurda è stata che avevo sonno, mi veniva da addormentarmi lì in pista. C'era il dottor Charte che mi dava gli schiaffi per tenermi sveglio"

17- Su Luca Salvadori... "Lui era uno di quelli che poteva essere tranquillo nella sua vita e invece si è messo in gioco da sempre. Si è creato il suo cerchio. A me piaceva molto perché era una persona estremamente positiva sempre. Era difficile vederlo arrabbiato. Le volte che ci siamo visti mi ha sempre dato questa sensazione, perché poi lui veniva nei box, ma ci siamo visti anche fuori, una volta a Forte dei Marmi siamo andati a cena insieme e abbiamo chiacchierato di tutt'altro in una maniera talmente genuina che sembrava di conoscerlo da una vita. È stata una perdita importante, perché mi piaceva scrivermi spesso con lui. Aveva un'idea corretta sulle cose, molto obiettiva e non paracul*ta. E io le persone così le apprezzo molto. Quando tutte le volte mi ha chiesto di fare qualcosa insieme ho sempre detto di sì"

18- Come hai conosciuto Domizia? "Mia mamma mi portò con mia sorella in negozio dalla mamma di Domizia. La mamma mi disse: andate di là, in giardino, andate su, c'è Domizia che gioca. Andai su, c'era questa casa delle bambole gigante blu, ed è stata la prima volta che vidi Domizia. Ma eravamo bambini. È sempre stata amica di mia sorella. È sempre stato un mio obiettivo. Martellavo abbastanza mia sorella per cercare di organizzarmi qualcosa. Poi un giorno tutto il suo gruppo venne a fare le vacanze estive a Pesaro, io ero nel periodo di pausa, e sono andato all'attacco al cento per cento. Ho visto lo spazio e sono entrato. Ce l'ho fatta"