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Sul sito ufficiale della MotoGP esce una video intervista al minore dei fratelli Marquez, protagonista della stagione 2025, quest’anno meno consistente, prima per problemi di adattamento alla moto e poi per infortuni. L’intervista parte dal rapporto di Alex con Marc, o meglio dalle difficoltà nel convivere con un fuoriclasse che porta il tuo stesso cognome.
“L’ombra di Marc, un pluricampione del mondo, è inevitabilmente molto lunga. All’inizio è vero che ne soffrivo un po’: sentivo la pressione, pensavo troppo e cercavo di confrontarmi con lui. Ma non aveva senso, invece di fare paragoni dovevo semplicemente prendere gli aspetti positivi. In casa ho il miglior esempio possibile”.
Lo scorso anno, riconosce Alex, è stato qualcosa di unico, molto speciale. Ha concluso il campionato al secondo posto, è salito tante volte sul podio e proprio in Spagna ha conquistato la prima vittoria della sua carriera in MotoGP.
“È stato qualcosa di magico. Arrivavo in pista pensando: sto facendo a casa lo stesso lavoro che fa il pilota che sta vincendo in MotoGP. Sono stato davvero fortunato a condividere quella stagione con mio fratello, ma quando ti trovi a lottare contro un pilota unico, contro una leggenda come Marc, devi alzare ulteriormente il tuo livello. L’anno scorso ho sentito che stavo uscendo dall’ombra di Marc e che cominciavo a brillare di luce mia”.
“Sono praticamente nato su una pista da motocross: quando sono venuto al mondo la moto faceva già parte della mia famiglia. Ricordo che guardavo tutte le gare della MotoGP in televisione. Tutto è nato da lì e dalla passione che avevano anche i miei genitori. Poi crescevo: quando avevo circa otto anni, mio fratello era già impegnato sulla moto. Io non andavo a tutte le gare, ma seguivo quelle alle quali i miei genitori potevano portarmi”.
Alex era al paese, a Cervera, in un piccolo bar insieme ai cuginetti, quando Marc colse il primo podio a Donington. Fu incredibile vedere Marc conquistare quel suo primo podio. Poi è toccata a lui.
“Partecipare al campionato motociclistico più importante del mondo è qualcosa di unico. Puoi avere una brutta giornata oppure una giornata fantastica, ma quando sei sulla moto ci siete soltanto tu e lei. Nient’altro.
Si crea una connessione speciale. Ho provato tanti sport e tante altre cose nella vita, ma non ho mai raggiunto con niente una connessione simile, sei completamente concentrato sulla moto e dimentichi tutto quello che sta succedendo nel mondo”.
“La spinta più grande arriva dalle vittorie. Tutti siamo qui per vincere, nessuno è davvero contento di un quinto o di un quarto posto, e nemmeno di un podio. Vuoi sempre qualcosa in più. E anche quando vinci, la mentalità del pilota ti porta a pensare: ho vinto con due secondi di vantaggio, ma avrei voluto vincere con tre”.
“Corriamo con le MotoGP a velocità elevatissime, quindi le cadute e gli infortuni fanno parte del gioco. Quest’anno in Catalogna ho avuto una caduta molto pesante. La prima settimana a casa è stata davvero dura. Sono rimasto quattro giorni in ospedale cercando soltanto di recuperare. Avevo molto dolore e pensavo: non voglio vedere niente che riguardi la MotoGP, voglio dimenticarmene per un po’. Ma venti giorni dopo dopo la caduta stavo già controllando il calendario e pensavo: voglio tornare, tornare più forte”.
In conclusione, il minore dei Marquez non riesce a immaginare la vita senza andare in moto. E’ lavoro, ma anche passione, più forte dei brutti momenti, delle cadute e di tutti gli infortuni. Si sente molto fortunato perché la passione coincide con il lavoro. Sacrifici tanti, ma ha cominciato a farne quando ero ancora molto giovane ed è diventato uno stile di vita.
“Le persone mi chiedono come vorrei essere ricordato dopo il ritiro. Come una persona che ha dato tutto a questo sport. Molti mi vedono come un eroe o come qualcuno di speciale, ma io adoro tornare a casa e sentirmi una persona assolutamente normale. Mi piace portare fuori i cani, camminare per strada, andare in montagna e organizzare un giro in mountain bike o qualcosa del genere. Amo sentirmi una persona normale”.