Andrea Dovizioso: Undaunted. Una storia di sofferenza. E anche di moto **Visto per voi**

Andrea Dovizioso: Undaunted. Una storia di sofferenza. E anche di moto **Visto per voi**
Edoardo Licciardello
  • di Edoardo Licciardello
Un bellissimo dietro le quinte sulla vita - vera - in MotoGP. La vita di Andrea, la frustrazione, la sofferenza, la gioia e la fatica che stanno dietro lo spettacolo
  • Edoardo Licciardello
  • di Edoardo Licciardello
25 febbraio 2020

“Il bello di fare un documentario vero fa vedere molto di più la sofferenza. Sono venute fuori cose molto più vere, interne, di quello che si vede della MotoGP. Oggi c’è tanto materiale, ma poca roba interna, vera.”

Così inizia Undaunted. Un documentario che racconta l’Andrea Dovizioso in pista ma anche e soprattutto fuori, e che dà la misura di quanto siano lo stress, la sofferenza, la fatica e il dolore che un pilota deve sopportare ai massimi livelli dello sport motociclistico.

La preparazione, le incomprensioni con il team, il dover continuamente dimostrare qualcosa a sé stessi e a chi sta attorno, senza tregua anche quando si vince. Il sentirsi messi in discussione - e se sei un pilota intelligente e riflessivo come Dovizioso, il mettersi per primi in discussione - ad ogni scelta, il vivere costantemente concentrato. Tutti aspetti che Andrea aveva già raccontato nell’autobiografia, Asfalto, ma che nel bellissimo documentario prodotto da Red Bull (che potete vedere qui) appaiono ancora più reali, viscerali, vissuti.

Come in una spirale, si arriva all’inevitabile conclusione: la MotoGP è una gabbia che ti imprigiona, ti stritola, ti soffoca. Il piacere di guidare rimane fuori, confinato alle giornate scherzose e goliardiche con gli amici, in quella specialità - il cross - dove puoi ancora giocare e tornare bambino, a quando ti sei formato e hai imparato a portare al limite un mezzo a due ruote. Prima che la passione diventasse obbligo di prestazione, pena il diventare uno di quei tanti che chiudono la griglia.

Però bisogna sempre andare avanti. E non certo per i soldi, ma perché la passione brucia ancora dentro, sempre. La competitività, la sfida, il volere - prima che dovere - battere i migliori al mondo, ci sono sempre, perché se no a quel livello non ci arrivi. E allora, ancora una volta, ci si infila la tuta e si entra nel box. Pronti a giocarsela in un’altra gara, in un altro campionato, finché ci saranno avversari da battere.

Fan, appassionati casuali della MotoGP, tifosi e (soprattutto) detrattori di Andrea: Undaunted è da guardare. Difficile immaginare altre occasioni di vedere così da vicino il mondo della MotoGP. E di capire quanto stupidi e superficiali possano essere i giudizi di chi vede da fuori questi ragazzi giocarsi vittorie, ossa e carriere 45 minuti alla volta.

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