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Come sapete, il layout del Mugello è esattamente quello del primo GP mondiale disputato nel 1976. E’ un caso più unico che raro e così ci è venuta la curiosità di confrontare i tempi sul giro della top class, 500 prima e MotoGP poi, in mezzo secolo. Certo, paragonare i tempi sul giro sullo stesso circuito è difficile anche soltanto a un anno di distanza, perché le condizioni della pista e del meteo cambiano continuamente. Ma qualche spunto interessante è saltato fuori. E la curva disegnata dai tempi sul giro riflette il passo del progresso tecnologico delle più potenti moto del mondiale.
Va osservato che non abbiamo avuto cinquanta edizioni del GP sul circuito toscano: fino all’84 si correva al Mugello ad anni alterni per dare spazio alle altre piste italiane, poi c’è stato un buco di sette anni; soltanto dal 1993 ci si torna puntualmente ad ogni stagione mondiale. Però il Mugello è una pista tecnica, interessante, completa. Dove non conta soltanto la potenza ma anche la guidabilità delle moto.
La curva che tracciamo ha un valore indiscutibile. E’ una curva irregolare, scende molto rapidamente nei primi 15 anni (e parliamo naturalmente di classe 500): ben 13 i secondi guadagnati nel giro veloce, tra il record in gara del 1976 di Sheene e Read (a pari merito, con le Suzuki RG) in 2.07.60 e il 1991 di Kevin Schwantz (Suzuki RGV Gamma) in 1.54.461. Mediamente un incremento enorme, pari a 876 millesimi all’anno. Nei primi sei anni si scende di quasi 4”, nei sei anni successivi altrettanto; in questa fase storica la curva è omogenea e sottolinea un dato di fatto: lo sviluppo delle 500 due tempi tra la metà degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta è stato enorme.
Poi la curva si appiattisce notevolmente negli undici anni successivi nonostante si vada a correre al Mugello con puntualità, ad ogni stagione e senza perdere un colpo. Naturalmente non si sono sempre trovate le condizioni migliori, e questo conta, ma va ricordato che nel ’91 ci fu un cambiamento regolamentare importante: il peso minimo ammesso venne alzato da 115kg a 130kg.
In ogni modo: Mick Doohan scende nel 1993 sotto il muro del 54 con 1.53.829 e soltanto cinque anni dopo, nel 1998, è ancora Doohan che si migliora di quasi mezzo secondo con 1.53.342. Stiamo parlando sempre e soltanto delle 500 e dunque, in sette anni (‘91-‘98), al Mugello si scende di poco, di 1” e 12 centesimi.
E tutto questo nonostante due progressi fondamentali: il salto tecnologico dei telai per merito soprattutto di Yamaha, che alla fine degli anni Ottanta ha introdotto il concetto della configurazione Deltabox; e poi il notevole progresso del layout motore: V dei cilindri aperta sull’avantreno, batteria delle valvole lamellari e dei carburatori al centro della V, scarichi ad espansione rivolti al posteriore. Queste due importanti innovazioni hanno portato ad uno sviluppo notevole delle gomme radiali (con i telai più rigidi si potevano sfruttare carcasse e mescole più performanti in gara) e ad una crescita delle prestazioni: dai 160-170CV circa di fine anni ’80 fino a superare i 200CV all’inizio degli anni 2000.
Nei tre anni successivi il giro record resta imbattuto: fino a quando nel 2002, con l’avvento dei prototipi a quattro tempi, una 1000 scende sotto il muro del 53. E’ la Honda RC211V di Tohru Ukawa con 1.52.601. Insomma sul circuito toscano, dal 1991 di Schwantz con la 500 al 2002 di Ukawa con la MotoGP, si è guadagnato soltanto 1” e 86 centesimi, In ben undici anni! Da 1.54.461 a 1.52.601.
Una curiosità. Come sapete, il tempo della pole non vale come record ufficiale di una pista. Ma va segnalato che la miglior pole position segnata da una due tempi è quella stabilita in 500 da Tetsuya Harada nel 1999: con l’Aprilia bicilindrica girò in 1’52.454”. Un giro record che venne battuto solo quattro anni dopo da una MotoGP 990: nel 2003 da Rossi con la Honda.
Ma torniamo alla nostra curva, che riprende a scendere più rapidamente negli anni successivi: i ritocchi al giro record arrivano nel 2004 con Gibernau che gira in 1.51.133, quasi un secondo e mezzo in meno; poi l’anno dopo, nel 2005, Max Biaggi scende di oltre un secondo siglando 1.50.117. Casey Stoner con la prima 800 del 2007 ritocca ancora con 1.50.003. Il primo a scendere sotto il muro dell’1.50 è Dani Pedrosa nel 2010 con la Honda 800: 1.49.531, quando Bridgestone era il fornitore unico dei pneumatici (dal 2009). Nei primi otto anni di MotoGP (2002-2010) un guadagno al Mugello di oltre tre secondi al giro.
Quindi altra picchiata. Jorge Lorenzo nel 2011 gira in 1.48.402, guadagnando un altro secondo ed oltre (!); Pedrosa l’anno dopo (prima stagione del ritorno alle 1000) arriva a 1.47.705 e nel 2013 il record è ritoccato da Marc Marquez con la Honda: 1.47.639. Dal 2002 al 2013 (dunque nei primi undici anni dell’era dei prototipi a quattro tempi) il record del Mugello è sceso di quasi cinque secondi.
Poi la curva si appiattisce notevolmente, forse anche per le differenti condizioni atmosferiche e quelle dell’asfalto. Occorre anche notare che dal 2015 arrivano le gomme Michelin al posto delle Bridgestone e in quegli anni si sfiora quasi sempre il record ma non lo si batte: soltanto nel 2021, ben otto anni dopo quel 2013, Zarco (Ducati) scende di quasi 8/10, a 1.46.810. Poi registriamo piccoli incrementi: l’anno dopo (2022) Bagnaia scende di due decimi con 1.46.588, nel 2023 ancora Bagnaia arriva fino a 1.46.187 ma nella Sprint, che non vale ai fini storici. Infine, due anni fa nel 2024 Bagnaia scende sotto il muro del 1.46 nel GP: 1.45.770 (solo per la cronaca, Marc Marquez sabato era arrivato a 1.45.198).
Insomma, negli ultimi undici anni, dal 2013 al 2024, il record ufficiale (in gara) del Mugello è sceso di 2” secondi. Anzi, nemmeno: di 1” e 9. Quando nei primi quindici anni (1976/1991) era sceso di 13 secondi…